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Sostiene Marcello Lippi, a giustificazione delle figuracce azzurre in Sudafrica, che in Italia non ha lasciato fenomeni incompresi. Traduzione: secondo il ct non è un fenomeno Mario Balotelli, non lo sono Antonio Cassano, Fabrizio Miccoli e Francesco Totti. Può essere. Può essere che l’Italia 2010 oltre a non disporre di fuoriclasse nel mondo delle imprese industriali sia carente anche nella produzione di assi con la palla. Non si vede un Gigi Riva in giro, manco a pagarlo con un pozzo di petrolio. Idem un Gianni Rivera o un Sandro Mazzola. Nada de nada.
È sufficiente questa constatazione per assolvere un selezionatore che ha allestito la spedizione più imbarazzante degli ultimi 30 anni? Bah.
Partiamo dal più giovane degli esclusi eccellenti dalla Nazionale: Balotelli. Che il ragazzo sia quello che è, un virgulto convinto di essere migliore di Maradona e Pelè, non ci piove. Che caratterialmente sia più ingestibile di un Fabrizio Corona è altrettanto notorio (non a caso ha legato parecchio, così pare, con l’attuale ganzo di Belen). Che in campo, a volte, Mario sia più irritante di Carla Bruni quando misconosce le sue origini italiane, lo vedono tutti. Ma che Balotelli sia un talento naturale, lo riconoscerebbe persino un cieco pieno di preconcetti. Solo uno come Lippi, che considera la fedeltà più importante della capacità, potrebbe negare una verità così palese. Il commissario della Nazionale, si sa, predilige i visi pallidi ai visi sanguigni, gli agnelli ai lupi. Quattro anni addietro, il Fato lo assecondò fino al trionfo, ma solo perché gli agnelli dell’epoca non avevano raggiunto l’età della pensione e, particolare non trascurabile, la dea bendata decise di non abbandonare mai Buffon, Materazzi e compagni. Se tutti ragionassero come Lippi, attribuendo alla devozione canina più punti che all’abilità in area di rigore, un tipo alla Maradona non verrebbe mai convocato, visto che Dieguito è passato alla storia come il pedatore più bravo e indisciplinato di tutti i tempi. Che avrebbe fatto MarcellOne? Lo avrebbe lasciato sul Vesuvio?
Si dirà. Balotelli e Cassano non sono Maradona. E’ vero. Di sicuro, però, giocano meglio di molti convocati in Sudafrica. Possibile che, tra 23 selezionati, non ci fosse posto per i due genialoidi di Inter e Sampdoria? Altra obiezione: i due avrebbero potuto disarticolare lo spogliatoio. E con ciò? Tocca all’allenatore salvaguardare il gruppo, troppo facile circondarsi solo di yesmen. Altrimenti, perché pagare un commissario tecnico più di un top manager di Microsoft se il cittì si rifiuta di addomesticare i tipi più riottosi dello spogliatoio?
Il caso Balotelli dimostra l’infondatezza della linea Lippi. L’interista ha regalato a Massimo Moratti e José Mourinho più problemi di una tigre in giardino. Rissoso. Beffardo. Sconcertante. Incontrollabile. Balotelli ha avuto l’ardire di sfidare platealmente la tifoseria nerazzurra, gettando per terra la maglia in una partita clou della squadra Benamata. Bastava e avanzava per aprire un ripostiglio di Appiano Gentile, rinchiudervi il reprobo e gettare la chiave. Invece, nonostante Mou sia un personaggio più irascibile di Bal, il tecnico portoghese non ha mai rotto definitamente con il ragazzino. Certo, lo ha duramente mazziato e punito, relegandolo in panchina o in tribuna, ma non si è mai sognato - lo Special One - di cacciarlo dalla rosa interista per tutti i secoli dei secoli. Anzi, al momento opportuno, lo ha rimandato nella mischia costringendolo a fare il terzino, e associandolo alla festa per la Champions conquistata. Ecco. Se persino Mourinho, che si ritiene secondo soltanto al Padreterno, ha «perdonato» un «irrecuperabile» (presunto) come Balotelli, che rimane la migliore promessa del calcio tricolore, non si capisce perché non debba farlo Lippi, contro il quale, peraltro, l’enfant prodige interista non ha scagliato né parolacce né magliette fradicie.
Ma c’è di più. Balotelli ha trovato posto in una formazione, i cui attaccanti si chiamano Milito, Eto’o, Snejider e Pandev. Se permette, Lippi, i quattro interisti sono mastini assai più temibili (per gli avversari) di abatini come Gilardino o di volenterosi come Di Natale, Pazzini e Iaquinta. Qui i conti non tornano. L’Internazionale dei campioni non può rinunciare a un Balotelli, infatti non ha intenzione di cederlo. La Nazionale dei mediocri, invece, può lasciare in spiaggia fantasisti come lui e Cassano, in nome del principio «Non disturbate il conducente», e della insostituibilità di giocatori giunti al capolinea. Qualcosa non quadra, cioè non convince. O meglio, spiega fin troppo. E’ la soIita Italia delle appartenenze, dei gruppi di amici e del tengo famiglia, che sta al valore come la bellezza sta ad Alvaro Vitali. E’ l’Italia del meglio perdere insieme che dividere la vittoria con qualcuno che offusca i tuoi meriti. Anche Lippi ne fa parte.

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