Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:40

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Cari genitori studiate, ormai è tempo di esami

di Michele Partipilo
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Fra gli argomenti di stagione - dove andare in vacanza, che estate sarà, chi vincerà i Mondiali - primeggia l’esame di maturità. Già qualche giorno fa i giornali avvertivano che per essere ammessi, quest’anno era necessario avere la sufficienza in tutte le materie, col conseguente rischio che si arrivasse a una sorta di «6 politico» perché in pochi se la sarebbero sentita di negare l’esame a un alunno con un 5 soltanto e magari in una disciplina non fondamentale. L’allarme della stampa, che ha rispolverato uno degli innumerevoli provvedimenti della ministra Gelmini, è bastato comunque a gettare nel panico non i ragazzi ma i genitori. 

Nella società iperprottettiva del Terzo millennio l’esame è vissuto infatti come problema di papà e mammà. I quali sono ormai industriati ad aiutare in ogni modo i pargoli che, invece, se ne fregano e continuano a vivere nel loro mondo virtuale. Per cui ci sono genitori che in ufficio trascorrono ore e ore a smanettare su internet per risolvere via telefonino il problema di trigonometria al figlio, laddove l’ignavo durante l’anno si è interessato più al seno della compagna di banco che al coseno di cui parlava il professore. C’è chi grazie e Wikipedia deve sorbirsi intere periodi di storia della letteratura per riuscire ad aiutare la figlia a parlare del decadentismo o del ruolo della Provvidenza nella concezione manzoniana della storia. 

E sì, perché fino a qualche anno fa l’aiutino dei genitori si concretizzava nel cercare un aggancio con qualche professore o, attraverso passaggi che neppure il miglior Milito saprebbe inventare, a contattare addirittura i commissari d’esame. I quotidiani facevano tirature da sballo pubblicando l’elenco delle commissioni nelle varie scuole diventando in qualche modo correi di migliaia di tentativi di corruzione. Conoscere nomi e provenienze dei commissari era il primo passo per avviare le azioni di «avvicinamento». 

Oggi le commissioni vengono conosciute in tempo reale dagli stessi ragazzi che hanno tam tam efficacissimi sulla Rete. Ma ormai serve a poco riuscire ad avvicinare un commissario: troppa fatica, troppi rischi, troppa esposizione. È più facile spendere qualche euro e dotarsi di mini ricetrasmittenti, di orologi che sono in realtà telefonini e altre diavolerie così. L’obiettivo non è più addolcire il commissario per avere un giudizio positivo, ma taroccare di fatto l’esame facendo svolgere tema, problema, versione e ogni altra prova dai sempre prodighi genitori. 

Pur comprendendo sentimenti e ragioni, viene però da chiedersi: ma questi ragazzi quando smetteranno di essere trattati come bamboccioni e cominceranno ad affrontare le vita? All’università che cosa si dovranno inventare per superare un esame? Senza pensare che saranno i medici, gli avvocati, gli ingegneri di domani. Chi si farebbe operare o costruire una casa o difendere in giudizio da uno che ha studiato così? Sembrerà eccessivo, ma dietro un aiutino si nasconde una filosofia di vita. E al momento la massima di questa filosofia è ottenere tutto, ma senza sforzi. Una teoria che non può funzionare nella vita di tutti i giorni. Un concezione iperprotettiva dei figli ci ha portati a cancellare dai loro orizzonti concetti come fatica, impegno, volontà. Sono valori che nascono nel privato ma che diventano la base dell’etica pubblica. 

Non per essere pessimisti, ma questi ragazzi che oggi si sentono smarriti se salta la connessione a internet e non gliene frega niente se muore il vicino di casa, domani saranno più che propensi a trovare tutti i sotterfugi per garantirsi un minimo di tranquillità. E già oggi viviamo in una società che non si scandalizza più di tanto nel violare le regole pur di fare i propri interessi. Il bello di tutto ciò sarà che fra qualche settimana, ad esami conclusi, qualcuno si alzerà a sbandierare dati e risultati per dimostrare che l’azione del governo è stata quanto mai necessaria ed efficace. Salvo non accorgersi che gli esami in qualche modo li hanno fatti i genitori. Per i figli non sono ancora cominciati e forse saranno bocciati senza saperlo. Non dalla scuola ma dalla vita.

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