Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:10

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Appello ai politici: salviamo le nostre Tv

di Giuseppe Giacovazzo
di GIUSEPPE GIACOVAZZO 

Mi accingo a scrivere non il solito articolo. È un grido d’allarme. Forse prematuro. O piuttosto in ritardo. Un pressante invito a tutti i politici nazionali e regionali perché prestino attenzione al destino delle nostre tv locali minacciate da un naufragio annunciato: l’avvento del digitale terrestre. In Puglia e Basilicata scatterà a settembre del prossimo anno. Ma dove è già in vigore (Sardegna, Piemonte, Lazio, Campania) sta creando immensi disagi. Molte emittenti rischiano di sparire. E spiego il perché. 

Il passaggio dal sistema analogico al digitale richiede grossi investimenti di capitali per dotarsi di nuove tecnologie. Il digitale moltiplica i canali. Ogni segnale può averne fino a 6. Ma occorrerà riempirli di contenuti perché possano attrarre un congruo volume di pubblicità comp ensativa. Accade purtroppo che la situazione coincida con due momenti negativi. Primo, il governo ha abolito le agevolazioni alle tv locali per spese postali e telefoniche. Un bel danno. Secondo, assistiamo a un calo crescente di pubblicità: l’ossigeno delle emittenti private. Intanto i colossi dell’etere (Mediaset, Sky e tra poco Telecom) si sono già assicurati la gran parte del mercato pubblicitario avendo rastrellato tantissimi canali e potendo coprirli di contenuti illimitati. 

Piove sul bagnato. Lo stesso Giancarlo Leone, vice direttore generale Rai, non esita a riconoscere la beffa che si prepara per le emittenti locali che “si ritrovano davanti due colossi che, oltre a sottrarre pubblico, rischiano di portarsi a casa anche quella parte di raccolta pubblicitaria di chi prima aveva un piccolo budget e l’investiva nelle tv locali”. Chi mai potrà competere tra questi dislivelli abissali? Chi potrà garantire il rispetto della concorrenza di fronte allo scatenarsi selvaggio dei poteri forti? Molte piccole emittenti sono destinate a soccombere, e con esse tante nuove professionalità che contano migliaia di operatori nella sola Puglia. Vale la pena salvare dalla dispersione questo ingente patrimonio? Ebbene sì. Anzi è doveroso ricordare che queste tv sono nate come nuovi veicoli di libertà nella giovane società democratica, a fronte della grande informazione nazionale lottizzata, paludata, spesso asservita a interessi estranei se non contrari ai bisogni e alle attese del nostro territorio. 

Il disvelamento quotidiano, assiduo, incalzante della vita spicciola di provincia è un contributo incalcolabile alla conoscenza e alla nostra coscienza di popolo. Se scomparisse malauguratamente questa preziosa comunicazione ne verrebbe mortificata la nostra stessa integrazione nella vita comunitaria. Equivarrebbe a un ulteriore scippo dopo quello perpetrato da quell’ameno ministro padano che con il Porcellum ci ha privati del voto di preferenza politico. Sentiamo spesso esaltare a parole il pluralismo, essenziale e vitale al confronto politico. Ma nessun media ha contribuito in Italia più delle tv locali all’espansione dell’agorà nella dialettica democratica, mentre si spegnevano i partiti e languivano i comizi di piazza. Venendo al concreto, come si può salvaguardare questo bene incommensurabile dell’informazione locale? Due possibili livelli d’intervento, nazionale e regionale, ambedue decisivi in questa transizione verso il digitale terrestre. Evitiamo costi non sopportabili per la congiuntura economica. Affidiamoci a una legislazione premiale. Anzitutto riducendo il gravame degli oneri previdenziali alle aziende televisive, con riguardo a quelle che riescono a non licenziare. 

Altro punto: defiscalizzare gli investimenti pubblicitari, concedere un credito d’imposta alle emittenti che investono più risorse. Terzo punto: occorre sanare una grave disparità estendendo gli ammortizzatori sociali a chi lavora nelle tv locali e assurdamente ne sono privi rispetto ad altre categorie produttive. Non più figli e figliastri. Quanto alle Regioni, si tratta di attivare nuovi percorsi per attingere risorse dai fondi strutturali che l’Unione Europea destina a sostegno dell’occupazione nelle aree industriali cosiddette in declino. I fondi per la Puglia sono tuttora disponibili fino al 2013. Bisogna renderli fruibili. E qui occorre l’impegno di tutte le forze politiche in Consiglio regionale. 

Ultimo punto: affinare un sistema di incentivi regionali che favorisca investimenti pubblicitari nelle tv locali. Avevo cominciato parlando di un appello. Senatori e deputati pugliesi e lucani, questo è un piccolo ventaglio di proposte che ognuno potrà arricchire con la propria esperienza. I Consiglieri regionali di Puglia e Basilicata hanno nelle mani validi strumenti. Siamo due Regioni virtuose nel difficile crocevia meridionale. Possiamo diventare antesignani di un’autentica battaglia civile. Cresce la partecipazione politica attraverso l’informazione capillare, minuta, penetrante, che passa per le strade di casa, come solo lo sguardo amico della tv locale può garantire coinvolgendo il popolo intero. È urgente accogliere questa umile accorata esortazione. Prima che diventi un tardivo pietoso lamento che non s’addice alla dignità e all’orgoglio della nostra gente.

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