Martedì 26 Marzo 2019 | 00:48

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Tv locali escluse dai telecomandi? La Regione lotta al loro fianco

di Nichi Vendola*
di Nichi Vendola*

Caro direttore, quando penso che a volte e per molti l’unico strumento per apprendere e informarsi è il telecomando, mi vengono i brividi.
E mi spavento ancora di più quando penso che a breve i tasti del telecomando nelle case dei cittadini e delle cittadine pugliesi saranno egemonizzati dal pensiero unico delle grandi televisioni nazionali.
In Puglia siamo all’avanguardia per il sistema delle televisioni locali, con grandi numeri sia per l’occupazione che per le professionalità: dalle nostre parti spesso si combatte ad armi pari con i network nazionali per qualità, professionalità e pluralismo.
Inoltre la possibilità per le nostre aziende di poter far conoscere i propri prodotti al grande pubblico passa anche per la vasta scelta di media sui quali comprare spazi di comunicazione.
Preservare questo patrimonio ed evitare gli assalti che il Governo nazionale, presieduto dal più grande editore radiotelevisivo italiano, sta tentando di portare a termine, forse anche per conclamati interessi privati, è un nostro dovere.
A breve infatti, con il passaggio al digitale terrestre anche in Puglia, si potrebbe giocare una piccola battaglia sulla pelle del diritto all’informazione che passerà anche tramite i tasti del telecomando.
E’ una battaglia che si giocherà tra i tinelli, i salotti e i soggiorni delle case dei pugliesi, che farà i conti con le abitudini quotidiane di tutti noi, ma che si deciderà anche tra le rarefatte atmosfere dei saloni di Palazzo Chigi e di Arcore.
L’AGCOM, l’agenzia nazionale per le comunicazioni, sta tentando – in accordo con il Governo - un piccolo golpe che riserverebbe alle Tv nazionali i primi tasti dei prossimi telecomandi, quando tutti sanno che i tasti dal 7 al 9 nelle nostre famiglie sono spesso appannaggio delle Tv locali.
Sento quindi di condividere l’appello del presidente della Sardegna, Ugo Cappellacci, che ha chiesto di evitare la “canalizzazione automatica” a favore dei grandi network nazionali, vista anche l’esperienza che si sta vivendo nell’isola.
La tutela della concorrenza e del mercato infatti non può essere appannaggio dei liberisti a corrente alternata che allignano tra i banchi della maggioranza di centrodestra, ma va coltivata anche attraverso queste piccole ma grandi cose che passano attraverso la vita quotidiana delle famiglie.
Nelle regioni dove il cosiddetto “switch off”, il passaggio al digitale terrestre è già avvenuto, numerose emittenti televisive hanno dovuto chiudere i battenti da un giorno all’altro. Eppure le Tv locali assicurano in Italia almeno 5.000 posti di lavoro diretti, oltre all’indotto.
Il risiko del digitale terrestre potrebbe costare quindi molto più caro dei decoder che saremo costretti ad acquistare.
La legge – il decreto legislativo 44 del 2010 – invece parla chiaro: si devono garantire la semplicità d’uso del digitale terrestre, il rispetto delle abitudini e delle preferenze degli utenti, valorizzando la programmazione delle emittenti locali di qualità e legate al territorio nel primo arco di numeri del telecomando.
Nonostante la chiarezza della legge, l’AGCOM, che evidentemente spesso garantisce i già troppo garantiti, lo scorso 16 aprile ha deciso di assegnare alle reti nazionali i primi nove canali digitali. Il rischio di violazione della libera concorrenza, del pluralismo dell’informazione e del diritto dei cittadini ad essere informati viene così squadernato con un semplice tratto di penna. La Regione farà la sua parte: ci doteremo di un piano economico di incentivi alle Tv pugliesi per gli investimenti che dovranno essere affrontati con lo switch off oltre che di un piano di informazione ai cittadini per evitare il “buio mediatico”. E presto scriverò anch’io al sottosegretario Paolo Romani e al presidente dell’AGCOM per sollecitarli di fronte alle loro responsabilità.
*Presidente Regione Puglia

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