Martedì 26 Marzo 2019 | 00:49

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Tremiti, nessun cessato allarme, la minaccia esiste ancora

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Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha fatto sapere ieri agli amministratori pugliesi elitrasportati sulle isole Tremiti per scatenare la loro resistenza contro il rischio di imminenti trivellazioni, che tanta mobilitazione era esagerata. Non perché l’ipotesi che vengano scavati pozzi petroliferi a ridosso di quel  paradiso naturale sia ridicola e infondata, ma più semplicemente perché quel momento non è ancora arrivato. 
Con la serietà che le impone l’alta carica istituzionale, la ministra ha confermato la richiesta di ricerche petrolifere presentata dalla compagnia irlandese Petroceltic Elsa, ma si è limitata ad assicurare che  «al momento non c'è ancora nessuna volontà espressa dal governo». Seppure promettendo che «questa richiesta sarà valutata con la massima attenzione anche alla luce di un parere contrario che ci è giunto dalla Regione Puglia», la posizione del governo è ancora troppo equivoca per far lanciare il cessato allarme.
Le ricerche, ha spiegato la ministra, dovrebbero avvenire con l’ecosonar, «quindi senza nessuna perforazione», che resterebbe tuttavia inevitabile qualora venisse scoperto un giacimento al quale questo tipo di indagine, particolarmente costosa, ovviamente punta.
La Puglia e il suo mare sono da tempo nel mirino delle compagnie petrolifere. La società inglese Northern Petroleum ltd ha già ottenuto permessi di indagine e di perforazione al largo delle coste di Brindisi, e si appresta a esplorare i fondali fin davanti a quelle di Monopoli. In totale si scandaglia lungo 393 chilometri quadrati del nostro mare e si estrae in altri 153. E sulla terraferma non va meglio:  il 10,7% del territorio regionale è sottoposto a indagini petrolifere mentre il 6,5% è già occupato da concessioni. Al punto che le estrazioni di gas in Puglia sono seconde solo a quelle in Basilicata. Per fugare quindi il sospetto che ora le piattaforme off-shore possano spuntare persino intorno ai nostri paradisi del turismo, non basta l’annuncio di una decisione rinviata. Serve un «No» secco e solenne, che valga per oggi e per sempre.

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