Martedì 26 Marzo 2019 | 17:15

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Sud, macché Prefetti sabaudi

di Lino Patruno
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Sì, ma difendere il Sud non significa ignorarne le colpe, come se fossero sempre degli altri. Sono gli stessi meridionali meno viscerali a dirlo. La frana di Montaguto, per esempio. Abbiamo fatto giustamente un’iraddidio per i ritardi menefreghisti dei Grandi Interventi nazionali, lesti a correre in altre molto meno nobili occasioni. Ma il Sud, abituato ad aspettare, aspetti. Anche perché si era in periodo elettorale, meglio non disturbare.
  Poi, a elezioni fatte, la grande arrabbiatura meridionale e il pronto soccorso (si fa per dire) finalmente accorso. Ma intanto la frana continuava a scendere complice la pioggia. Fortuna che non abbia raggiunto il fiume Cervaro come temuto, sarebbe stato diverso da un sasso in una palude, ne avrebbe parlato tutto il mondo.Poi, a elezioni fatte, la grande arrabbiatura meridionale e il pronto soccorso (si fa per dire) finalmente accorso. Ma intanto la frana continuava a scendere complice la pioggia. Fortuna che non abbia raggiunto il fiume Cervaro come temuto, sarebbe stato diverso da un sasso in una palude, ne avrebbe parlato tutto il mondo.
 Ma che quella fosse un’area in cui prima o poi qualcosa potesse succedere, si sapeva da tempo, troppo tempo: addirittura dai Borbone. La frana non solo tagliava in due dal Tirreno all’Adriatico un’Italia già tagliata in due da Nord a Sud. Ma spezzava simbolicamente l’unità di un Mezzogiorno che anche così doveva essere diviso.
 Il bello è che la linea ferroviaria diretta fra Bari e Napoli attesa da sempre dovrebbe passare di lì. Come per dire, disgraziato Sud, comunque spaccato. È ciò che avevano carognescamente fatto i prefetti sabaudi con la puzza al naso e l’accento francese scesi da noi dopo l’Unità, disegnarono i confini del Sud più per tenerlo diviso e controllarlo che per farlo funzionare. Dopo di che, il Sud ci ha messo di suo: ha fatto insomma il meridionale.
 Per tre anni commissario straordinario per il problema è stato il governatore campano Bassolino. In tre anni si poteva fare molto, non essendo invece stato fatto granché. Eppure, contrariamente ad altre occasioni, i soldi c’erano, perlomeno per rimuovere i detriti. Bassolino ha chiesto altri fondi per mettere tutto in sicurezza. Ma anche perché fosse stabilizzato il personale sparso nei vari commissariati, compreso quello dei rifiuti. Finché il suo mandato è scaduto, i rifiuti hanno sommerso Napoli e la frana non ne ha potuto più: ha assalito i binari.
 Allora il capo della Protezione civile, Bertolaso, ha preso tutto in mano. E il Sud, che poteva evitare la sua ennesima emergenza, è finito in un’altra emergenza: perché il patatrac era fatto nonostante tutti gli allarmi e tutte le sollecitazioni. Emergenza che non significa soltanto odissea per andare dalla Puglia a Roma. Ma anche economia della zona in ginocchio (Sud sempre a piangere miseria), richieste di intervento economico (sempre a pretendere soldi), gente in piazza (sempre col suo ribellismo). Proprio ciò che non serve al buon nome del Sud, avete visto, non è capace di far nulla da solo. Tra il solito palleggio delle responsabilità e la solita inconcludenza.
 Vendola che si arrabbia col suo ex collega campano, e della sua stessa area per giunta, è tutto dire. Ma c’è regione e regione. E c’è politica e politica, altrimenti addio. Ed ora si va verso un federalismo del «ciascuno per sé» indifferenti allo sfacelo che, diciamoci la verità, sono state in generale le regioni. Le stesse regioni che il federalismo devono gestire. Venti territori indipendenti ciascuno egoisticamente interessato a se stesso e al proprio interesse. Fino a chiedersi se ci sia ancora un interesse nazionale.
 E soprattutto un Sud che, non fossero bastati i prefetti sabaudi, continua a ignorare che una cosa sono i confini amministrativi, un’altra è la geografia. Come la frana di Montaguto ha dimostrato, sulla Puglia le conseguenze di una decisione non presa cinque metri più in là, in territorio campano. E Sud che comincerà a non essere più Sud solo quando capirà di doversi mettere insieme. Non solo per difendersi dallo strapotere nordista, ma anche perché non si può avere un pezzo di strada asfaltato di qua e una mulattiera di là, quattro corsie di qua e due di là. Nel tempo in cui o si fa rete o si muore, dall’energia elettrica, alle telecomunicazioni, alle aree industriali, appunto alle ferrovie. E in una geografia in cui la Murgia è, per dire, la stessa in Puglia e Basilicata, e così la bellissima costa fino alla Calabria.
 Ché gli scandali vengano, ma perché non si ripetano. E così le frane di Montaguto. Perché il Sud non si difende incolpando sempre gli altri di averlo scientificamente fatto diventare Sud, come pure è avvenuto in 150 anni di unità. Ma evitando il sudismo delle cose mai fatte, dei tempi infiniti, degli sprechi, delle incompetenze, delle divisioni, dei campanilismi, del malaffare. Vendola che si dissocia da Bassolino è addirittura un buon segno. Poi ci vuole il buongoverno insieme al senso di un cammino, alla passione di un obiettivo e all’orgoglio di un’appartenenza. Solo allora il Sud potrà mandarla a dire ai Bossi e a tutti quelli che con una mano gli fanno la lezione e con l’altra continuano a rapinarlo.

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