Giovedì 21 Marzo 2019 | 06:20

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C'è anche la morale, non solo il diritto

di Giuseppe Giacovazzo
di GIUSEPPE GIACOVAZZO 

Il presidente della Repubblica ha firmato la legge-scudo per il premier e i ministri. “Ora sappiamo che il legittimo impedimento gli è piaciuto un sacco”, scrive Marco Travaglio. Ha firmato ed è partito per Verona al Vinitaly, la fiera del vino. “Chissà se va a bere per festeggiare o per dim enticare”. Mentre costituzionalisti e politologi studiano, tra dubbi e dottrina, la complessità giuridica, il brillante commentatore di Annozero riduce la questione a una battuta da bettola. Che di sicuro alla destra qualunquista “piace un sacco”. È una presunzione ignorante quella che attribuisce al Presidente il potere di bocciare le leggi varate dal Parlamento. Può solo rimandarle alle camere se sussiste un manifesto indizio di incostituzionalità. Ma è la Corte che boccia o convalida. Altrimenti che ci starebbe a fare? Basta il più elementare buonsenso per capirlo. 

Non siamo (ancora) una repubblica presidenziale. Il Parlamento è sovrano. Accadde al presidente Giovanni Leone di bocciare, nell’anno di grazia 1975, una legge che modificava il sistema elettorale del Csm. Ma le Camere gliela rispedirono tale e quale e dovette promulgarla. È sempre la Consulta l’arbitro supremo. L’abbiamo visto con il lodo Alfano, firmato da Napolitano e poi bocciato dalla Corte. Questa la corretta dialettica istituzionale che è fatta di pesi e contrappesi. Fino a pochi anni fa vigeva l’immunità per tutti i membri del Parlamento. 

Ora il premier e i ministri possono evitare di comparire davanti al giudice per un “legittimo impedimento” che non è assoluto: durerà non oltre 18 mesi in virtù di questa che è una legge-ponte. Spetta alla Consulta il compito di valutare se è giusto che passi come legge ordinaria. La maggioranza di governo ha esultato per la firma del Colle. Ma è solo il riconoscimento di un potere sovrano sopra di sé. Esattamente quello che Berlusconi vuole abolire (o annettersi) con l’annunciata riforma dello Stato in senso presidenzialista. E già fioccano gli organigrammi che lo danno ormai in corsa verso la più alta carica della Repubblica. Di tentativi riformatori sono pieni gli annali della politica italiana. 

Negli anni Ottanta fu Berlinguer ad affossare la prima Commissione Bicamerale creata per le riforme. Poi venne il turno della Commissione presieduta da De Mita, e poi ancora quella di D’Alema consacrata in casa Letta con il famoso patto della crostata. Berlusconi prima firmò, poi mandò tutto all’aria. Questa volta è lui che ha in mano il pallino. Forte di una maggioranza parlamentare senza precedenti, non ha voglia di patteggiare con nessuno. Certo, se potesse contare anche sui voti del Pd sarebbe tutto più semplice: eviterebbe il referendum minacciato da Di Pietro. Ma ora il Cavaliere vuol dimostrare che è capace di arrivare dove tutti gli altri hanno fallito. Senonché ha già dovuto incassare un primo sgarbo da quel rubicondo giulivo ministro Calderoli, passato alla storia come autore della vigente legge elettorale da lui stesso chiamata Porcellum. Un’altra mezza porcellata l’ha combinata andando in visita (per altre cose) al Quirinale, e come niente, alla chetichella, ha infilato nella tasca del Presidente una “bozza” della riforma in cantiere, non concordata con la maggioranza. 

Napolitano ha preso le distanze dal gesto irrituale. Ma la frittata era fatta, allo scopo evidente di soffiare al premier la primogenitura della riforma che spetta a Bossi. È lui del resto il ministro delle riforme. E lui sapeva della mossa al Quirinale. Calderoli ha calato la bozza con tutta la sua ilare smagliante semplicità. Di che si lamentano i signori del governo? Non l’hanno fatto loro ministro della Semplificazione? E lui ha semplificato le procedure, lente e noiose. Il piatto è servito. Sull’esito finale del legittimo impedimento restiamo in attesa degli sviluppi istituzionali. Non possiamo tuttavia tacere, al di là degli aspetti giuridici, un giudizio morale su questo ennesimo tentativo di sottrarsi al principio democratico della legge uguale per tutti i cittadini. A patto che siano cittadini coscienti, non complici pecoroni.

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