Martedì 26 Marzo 2019 | 01:10

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Bisognerà aspettare domani, con la riunione del Consiglio dei ministri, per saper davvero cosa frulla nella testa, in queste ore, del ministro Raffaele Fitto e del premier Silvio Berlusconi. Perché una cosa è certa: le dimissioni annunciate ieri dal plenipotenziario del Pdl in Puglia hanno fatto sobbalzare sulla sedia tutti, amici e nemici, detrattori e sostenitori.
I motivi sono chiari: la sconfitta in Puglia è stata più bruciante del previsto, perfino per il premier. La sorte ha voluto che, a fronte di una vittoria del centrodestra in 6 Regioni, la Puglia fosse il tassello mancante per far urlare a squarciagola al Cavaliere che il Pd, e tutta la sinistra, potevano andare a farsi benedire. E alla sorte si è aggiunta la beffa: il Pdl continua ad essere il primo partito in Puglia, ma gli sforzi non sono bastati per fermare l’uragano Vendola. Si poteva fare di più?
Di sicuro c’è che il premier aveva spinto perché la candidata fosse Adriana Poli Bortone, onde chiudere un accordo che sembrava a portata di mano con l’Udc di Casini e far saltare il quadro delle alleanze volute da D’Alema almeno in Puglia. Di sicuro è accaduto che Fitto, appena il convincimento del premier ha cominciato a manifestarsi, ha spinto i suoi perché saltasse qualsiasi accordo con la signora del centrodestra.
Non è stato difficile, dopo i malumori intercorsi tra l’ex sindaca di Lecce e la «base» del Pdl pugliese, ma ci è voluto qualche giorno - e qualche telefonata bollente - per convincere il premier che il fido Palese era il candidato giusto. Poi la storia dei capelli, la parlantina e tutto quanto convinceva il Cavaliere che, no, la Puglia non si poteva riconquistare con quel look. Alla fine il cedimento: così sia, sia il «ragionier Palese» a sfidare il «populista Vendola». Ed è lì, forse, in quel momento, la vera ragione delle dimissioni presentate da Fitto.
Lui, che si era tenuto in ombra dalle vicende politiche pugliesi dopo lo choc del 2005 contro Vendola e la semi-sconfitta alle amministrative 2009, ha deciso di spendersi, di scendere in piazza con e per Rocco, di perorare la giustezza della causa: sapremo fare senza l’Udc, riusciremo in poche settimane a far conoscere a tutti «Rocco chi?» e a seppellire quella «Puglia migliore» che il governatore poeta va decantando. E se non ci riusciremo, avrà «giurato» Fitto al Cavaliere, sono pronto a dimettermi.
Detto, fatto. Fitto, che avrà tanti difetti ma non è certo uno che si nasconde dietro i «ma anche», che avrà la cocciutaggine di chi pensa che non sbaglia mai ma l’orgoglio di chi si va a prendere le uova marce nelle piazze quando si tratta di difendere il piano sanitario, è andato fino in fondo. Ed eccole, sulla scrivania del premier, le dimissioni della sua «protesi», come affettuosamente lo definì anni addietro all’inagurazione della Fiera del Levante.
C’è chi ipotizza una mossa preventiva del ministro per spiazzare la probabile iniziativa di quei rivali interni smaniosi di chiedere la sua testa, sperando in tal modo (il ministro) di riottenere la fiducia del Capo. C’è chi ipotizza un’intesa tra i due dietro quel passaggio delle dimissioni, per sgombrare il campo dai maldicenti che ora vanno additando Fitto per strada per aver perso la madre di tutte le battaglie in Puglia. C’è chi sostiene che no, che è Fitto ad essersi messo in gioco sul serio, a costo di perdere gli Affari regionali dopo aver perso lo «scettro» in Puglia. C’è chi pensa che il fatto che il Cavaliere abbia preso tempo sia già segno della volontà di respingerle al mittente, onde non lasciare la Puglia senza un ministro. E c’è chi intravede, invece, la possibilità che la Lega, cedendo al pidiellino Galan l’Agricoltura sinora guidata del neo-eletto governatore Zaia, possa infilarsi nella partita rivendicando quel posto, onde prendere le redini dei decreti attuativi che di qui a breve scandiranno il federalismo fiscale.
Ipotesi. Di certo c’è che in Puglia la terra trema sotto le poltrone dei tanti dirigenti che, in questi mesi, hanno accompagnato i desiderata di Fitto, ora additati dai non eletti e dai cantori della prevedibile sconfitta con Vendola. C’è che la Poli, ora, può leccarsi i baffi della vendetta contro l’eterno amico-nemico, tra corse ai ministeri di governo (ambedue con Berlusconi) alternate a quelle per la leadership del centrodestra pugliese. C’è che Fitto, per chi lo conosce bene, non è certo uno che si arrende facilmente e molla tutto quando fiuta l’odore dell’accerchiamento. Domani ne sapremo di più.

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