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Scandali e perversioni, anche negli Usa il silenzio non è d'oro

di Gino Dato
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Il valore del silenzio? Una grande virtù nella società assordante, può diventare una colpa, imperdonabile. Se si serba silenzio sulla catena di delitti di un pedofilo che ha abusato di 200 bambini, sordo-muti. Se cade silenzio sul rinvenimento del corpo di una giovane scomparsa da più di tre lustri. Sono terribili delitti. E non c’è ragione o pudore umani che li giustifichi. 
Grido di dolore - Delitti che non risarcisce il grido di dolore di un papa contro i sacerdoti che si sono macchiati di gravi peccati. Delitti che non riscatta neanche l’urlo di una madre che vuole conoscere la verità. Nei due casi di cui vogliamo parlare, infatti, il dolore che genera il silenzio viene esasperato da un silenzio ancora più straziante. Un silenzio che, se non diventa reato, è comunque atto eversivo della convivenza.
Nel primo evento, a proposito di Elisa Claps, si è diffusa la notizia di una catena di silenzi di cui si rimbalzano le responsabilità testimoni presunti mendaci. Il rinvenimento dei miseri resti risalirebbe a gennaio, ma sarebbe stato messo a tacere. Chi ha taciuto per primo?
Nel secondo, non sono stati denunciati e sanzionati atti di pedofilia seriale, protagonista un prete accusato di aver molestato almeno 200 bambini, in una scuola del Wisconsin. Come riporta il “New York Times on line”, le gerarchie ecclesiastiche, pur informate dei gravi fatti,  non avrebbero preso le misure necessarie contro padre Lawrence L. Murphy, deceduto nel 1998, per un serie di ragioni: proteggere la Chiesa dalla scandalo, perdonare un uomo che si dichiarava pentito e in cattive condizioni di salute, voglioso di finire i suoi giorni “nella dignità del mio sacerdozio”.
Reticenti - Ma qual è il problema, potrebbe chiedere qualcuno? Omissioni e silenzi caratterizzano la connivenza in una serie di delitti che non sono solo quelli sessuali e che non riconducono a categorie particolari di attori e reticenti, come il fortuito accostamento potrebbe far dedurre. Anzi, il delitto in genere passa nel silenzio. E non sempre il silenzio, di per sé, è un reato.
La questione, in realtà, è un’altra, più di mentalità. Il silenzio è stato il sistema principe che nel passato ha alimentato reati contro la persona che si consumavano tra le mura di una casa, di un giardino, di una chiesa, nei luoghi dell’intimità e della famiglia. Reati che avevano modo di prosperare e che si caratterizzavano per la segretezza in cui si svolgevano e, in molti casi, si reiteravano.
Per lungo tempo, per troppo tempo il potere sui corpi non è stato solo esercitato dai potenti sugli esseri deboli, per definizione i bambini e le donne, ma dalla gente comune su altri esseri comuni, proprio grazie al fatto che l’abuso, la vessazione e la violenza lucravano sulla vergogna e repulsione che suscitano in chi li esercita, su chi li subisce e, infine, sui testimoni.

In questo senso esiste un discrimine tra le società del passato e quelle dei nostri giorni, quando si vogliano guardare – ripetiamo, al di là della questione criminale - gli aspetti relativi al mutamento di mentalità e di comportamenti verso questi delitti. Il perbenismo pruriginoso di un tempo tendeva ad arginare l’illecito nel non detto, nel segregato. Come quella di Elisa Claps, altre segregazioni di giovani, se non la morte fisica, hanno comportato quella civile. Pensiamo a Elisabeth Fritzl, 42 anni, che non vedeva la luce del sole dal lontano 1984: meno che ventenne, il genitore l’aveva sequestrata ad Amstetten, a 150 km da Vienna, ingravidandola sette volte e bruciando uno dei gemelli dati alla luce. E che dire di Natascha Kampusch, la ventenne austriaca, rimasta per oltre otto anni in uno scantinato alla periferia di Vienna?
Memoria - Un tempo le cantine, i sottotetto, erano spazi della memoria e  luoghi omologati a discarica che non sconvolge il quotidiano, gli affari e i pensieri distratti, ove si depongono i rifiuti, anche umani, che ci pesano, ingombranti, di cui dobbiamo sbarazzarci. La discarica familiare, nel giardino del vicino o nel sottotetto di una chiesa, è più domestica e governabile di quella a distanza.
E oggi? Oggi la consapevolezza e la crescita culturale generano la denuncia, l’atto di ribellione, contro la soggezione e la paura della macchia per le violenze sessuali a lungo nascoste. Almeno nelle società che non hanno paura di guardarsi nello specchio. 

 

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