Martedì 26 Marzo 2019 | 03:27

NEWS DALLA SEZIONE

La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 
La riflessione
Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

Matera, silenzio sui suoi ambasciatori di cultura locale

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

PotenzaQuote rosa
Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

Regionali, una donna in Regione dopo 10 anni: è una 33enne della Lega

 
TarantoInquinamento ex Ilva
Il Comune di Taranto discute di ambiente: presente Emiliano

Il Comune di Taranto discute dell'aumento della diossina: presente Emiliano

 
LecceLa protesta
Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

Xylella a Lecce, i no Tap manifestano contro Lezzi: «Lei ci tradì, evviva Marco Poti»

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

 
HomeIl caso
Bari, acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

Gioia del Colle, beve al bar acido caustico al posto del succo: grave bimbo di 5 anni

 
HomeL'inchiesta
La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

La crudeltà il vero volto della mafia del Foggiano: 9 morti su 10

 
BrindisiI funerali
L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

L’addio a Davide, Sara e Giulia: tre comunità del Brindisino unite dal dolore

 

Da Obama lezione anche per Francia e Italia

di Giuseppe De Tomaso
di Giuseppe De Tomaso

Se il presidente Obama avesse tenuto conto dei sondaggi, mentre lottava come un leone per il varo della riforma sanitaria, si sarebbe ritirato in buon ordine, utilizzando come autodifesa la contrarietà di larghi strati della popolazione. Oppure avrebbe confidato agli intimi «Problema rinviato, problema mezzo risolto», rispolverando il detto paradossale di Winston Churchill (1874-1965), che pure fu il principe dei decisionisti. Invece, siccome il capo della Casa Bianca, alla pari di molti suoi predecessori, tutto appare tranne che un ammiratore di Giulio Andreotti, teorico dichiarato del «meglio tirare a campare che tirare le cuoia» (nell’azione di governo), l’America da qualche giorno si ritrova una riforma, la cui portata storica viene equiparata al New Deal o alla vittoria nella seconda guerra mondiale.
Sarà il futuro a stabilire se la sanità modello Obama produrrà i risultati sperati, o se, invece, gli americani, assai sospettosi verso lo Stato invadente, continueranno a sognare un sistema di assistenza che penalizza i poveri, ma lascia le persone libere di decidere se assicurarsi o no contro gli alti e bassi della salute.
Dal momento che il presidente Usa non ha trasformato gli ospedali americani nella fotocopia delle Asl italiane, dove la politica è più presente di Paolo Bonolis in tv, è opinione diffusa che la nazione del Far-West e della Coca-Cola apprezzerà la riforma, che è lontana mille miglia dai pericoli di «socialismo reale» paventati dai sostenitori dello status quo.
Comunque. La vicenda della sanità Usa è istruttiva per un’altra ragione. Sta a dimostrare che, diversamente dai leader europei (ad eccezione forse dei premier inglesi), i presidenti americani fanno quello che dicono e dicono quello che fanno. Se a distanza di un anno dal suo insediamento, Obama è riuscito a realizzare l’obiettivo centrale che aveva presentato ai suoi elettori, ciò significa che lui non è un fesso, che non dimentica i programmi e che avrà tre anni di tempo per raccogliere i benefìci (anche elettorali) della sua rivoluzione. Chiamatelo dilettante.
Quasi opposta la parabola di Nicolas Sarkozy. Approdato all’Eliseo con l’immagine di colui che avrebbe liberalizzato il Paese (con l’Italia) più statalista d’Europa, il presidente francese ha monopolizzato i giornali più per il fascino della consorte Carla Bruni che per l’appeal delle sue iniziative politico-economiche, in verità pochine e tutte controverse. Sarkò è rimasto prigioniero della dittatura dei sondaggi e del timore di sbagliare. Ma a furia di temere cali di popolarità e di rimandare ogni decisione a momenti migliori, succede che anche i politici più scafati si logorino come un’auto senza ricambi d’olio. E’ puntualmente accaduto in Francia. E’ accaduto in Italia. E può accadere ancora.
Si può fare politica in due modi. Da calcolatori, cioè credendo più ai sondaggi che alle proprie idee. O da passionali, cioè credendo più alle proprie idee che ai sondaggi. Esempio. Se Ronald Reagan (1911-2004) si fosse impaurito di fronte ai primi indici di (s)gradimento all’indomani delle sue iniziali e radicali riforme economiche non sarebbe passato alla Storia come un presidente epocale, citato e apprezzato spesso da Obama che pure del reaganismo rappresenta l’opposto, il contraltare. Certo, a volte l’eccesso di passione genera sconquassi, ma solo quando la passionalità coincide con un’ideologia totalitaria. Quando la passione politica si traduce in un ordinamento democratico, i rischi di errori si riducono di cento volte, per la semplice ragione che gli elettori, periodicamente, hanno la possibilità, col voto, di cambiare governance e scopi da perseguire.
Di conseguenza, guai ai politici che si limitano alla gestione della quotidianità, senza proporsi nuovi traguardi. Invece, la sfida di Obama costituisce l’ennesima lezione in arrivo dall’unico Paese al mondo che non ha mai conosciuto una dittatura. Le democrazie rinascono e sopravvivono grazie a buone istituzioni, ma anche grazie a leadership in grado di puntare a nuove frontiere. Le leadership senza identità galleggiano per qualche tempo, poi generano delusioni anche fra gli estimatori più convinti.
Non sappiamo come finirà il test elettorale di domenica e lunedì prossimi. Sappiamo solo che sia Berlusconi sia i capi della minoranza dovranno aggiornare la loro agenda politico-parlamentare in vista delle votazioni 2013 per Camera e Senato, anche per frenare la disaffezione verso la politica che si percepisce senza particolari lenti di ingrandimento. Non è un caso, forse, se dopo il battesimo della Seconda Repubblica (1994), nessuna maggioranza uscente è uscita vittoriosa dalla conta elettorale: non ha saputo indicare un nuovo traguardo. L’insegnamento di Obama ripropone la vera missione della politica: gettare il cuore oltre l’ostacolo. Solo così si può sopravvivere a se stessi. giuseppe.detomaso@gazzettamezzogiorno.it

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400