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Quando cinque anni fa l’Operaio si accinse a mettere mano alla vigna del Signore, sapeva che ci sarebbe stato da faticare e che c’erano da rimuovere molti tralci carichi di sporcizia. Ma forse non s’aspettava che il lavoro fosse così pesante e lasciasse tanto amaro in bocca. Ora Benedetto XVI lo sa, ma non si tira indietro, anche se il suo volto non mostra più la serenità e il distacco dello studioso, del teologo.

Con la lettera ai vescovi irlandesi, Benedetto XVI si è mostrato ieri come il papa pastore. Cioè come colui che deve guidare il suo gregge non solo sul piano dottrinale, ma anche lungo le insidiose strade della vita quotidiana.
Nell’atteso documento, rivolto ai vescovi d’Irlanda, ma pensato probabilmente per le molte Chiese locali che soffrono dello stesso tumore, il papa indica «un cammino di guarigione, di rinnovamento e di riparazione». Il che significa che la Chiesa irlandese deve innanzitutto riconoscere pubblicamente i gravi peccati commessi; deve sforzarsi di proteggere i ragazzi dal ripetersi di simili crimini; deve prepararsi con la preghiera - ma non solo - a riparare ai danni arrecati ai giovani e alle famiglie.

C’è un passaggio della lettera che è particolarmente duro con i preti pedofili: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure ai tribunali debitamente costituiti». Il papa non è tenero neppure con i vescovi: «Furono commessi gravi errori di giudizio e si sono verificate mancanze di governo». E tutto questo ha minato seriamente credibilità ed efficacia dell’azione episcopale.

Nella lettera vi è un acuto dolore per aver toccato con mano il fondo di uno dei pozzi neri della Chiesa, ma non c’è il mea culpa che pure il suo predecessore, Giovanni Paolo II, aveva recitato per altri abomini compiuti nel corso dei secoli dalla Chiesa cattolica. E questo perché il teologo Ratzinger colloca lo scandalo pedofilia su un piano concettualmente diverso, legato cioè alla secolarizzazione della società, alla superficialità dell’accesso e dell’educazione nei seminari, a «una preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa». Gli abusi sessuali restano un fatto gravissimo, ma non sono stati compiuti per una deliberata «politica» della Chiesa, contrariamente alle persecuzioni degli ebrei, alla riduzione in schiavitù dei neri d’Africa, alle guerre di religione.

Il Pastore Ratzinger non si ferma alle parole: ascolterà le vittime degli abusi e disporrà visite apostoliche (cioè il commissariamento) nelle diocesi dove si sono verificati gli scandali e già chiede che le preghiere e le penitenze di un anno siano orientate a ottenere il perdono divino.

Ha ragione il portavoce della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, a dire che mai un papa si era espresso in questi termini a proposito della pedofilia? Certamente sì, il dato storico è questo. Ma forse va anche aggiunto che mai la situazione si era manifestata nella gravità e nell’estensione che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Hanno ragione coloro che si dicono delusi perché si aspettavano qualcosa di più? Anche in questo caso bisogna chiedersi in concreto cos’altro avrebbe potuto dire il pontefice. Il quale - nessuno lo dimentichi - da molto tempo non è più il monarca assoluto di cui si narra nei libri di storia o in certe frettolose analisi giornalistiche. Egli deve fare i conti - un po’ come un qualunque premier o capo di Stato - con le forze interne che lo ostacoleranno o lo aiuteranno o saranno semplicemente tiepide verso la sua azione risanatrice. Molto spesso questo ci sfugge e ragioniamo del papa con una logica da fumetto. Alcuni ritengono che proprio nell’energia necessaria a un pontefice per contrastare le forze interne alla Chiesa risieda la prova dell’esistenza dello Spirito Santo.

Non vi è dubbio comunque sulla determinazione di papa Ratzinger. Resta da vedere se, spostando l’obiettivo dalla piccola Irlanda ad altri territori più vasti e con equilibri più fragili, gli sarà data la possibilità di portare fino in fondo la potatura nella vigna del Signore.

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