Mercoledì 08 Luglio 2020 | 09:08

NEWS DALLA SEZIONE

Analisi
Se basta un uccellino a far volare via la ferrovia

Termoli-Lesina: se basta un uccellino a far volare via la ferrovia

 
Il punto
La rivoluzione? Stop ai timbri e linguaggio comprensibile

La rivoluzione? Stop ai timbri e linguaggio comprensibile

 
L'analisi
Il luglio caldo della politica tra resistenze e spallate

Il luglio caldo della politica tra resistenze e spallate

 
L'opinione
Covid? Ci siamo illusi. Non siamo migliori

Covid? Ci siamo illusi. Non siamo migliori

 
Il punto
Stop al razzismo, Europa sempre più intransigente

Stop al razzismo, Europa sempre più intransigente

 
L'ANALISI
Il tesoro dei santi medici al tempo della pandemia

Il tesoro dei Santi Medici al tempo della pandemia

 
L' editoriale
Quelle parole di Moro sui rischi della politica factotum

Quelle parole di Moro sui rischi della politica factotum

 
Analisi
Osare significa facilitare la vita

Osare significa facilitare la vita

 
L'Analisi
Siamo tornati nella palude dell’epoca Ante Covid

Siamo tornati nella palude dell’epoca ante covid

 
L'analisi
Menopausa post covid

Menopausa post covid

 
Il commento
Figli del sud tutti al sud progetto contro l’emigrazione

Figli del Sud tutti al Sud: progetto contro l’emigrazione

 

Il Biancorosso

Serie C
Gautieri: «Bari, se devo affrontarti spero sia nella partita della finale»

Gautieri: «Bari, se devo affrontarti spero sia nella partita della finale»

 

NEWS DALLE PROVINCE

BariLa scoperta
Giallo a Ruvo, resti umani di tre donne trovati in un pozzo

Giallo a Ruvo, resti umani di tre donne trovati in un pozzo

 
BrindisiE' ricoverato
Da Milano in vacanza a Villanova: turista va in ospedale, positivo al Covid

Da Milano in vacanza a Villanova: turista va in ospedale, positivo al Covid

 
TarantoPreso dai Cc
Taranto, spacciatore tradito da un incidente: aveva droga in auto

Taranto, spacciatore tradito da un incidente: aveva droga in auto

 
Potenzaper 24 tifosi
Tifoso Vultur Rionero investito: gup Potenza accoglie istanze per messa alla prova

Tifoso Vultur Rionero investito: gup Potenza accoglie istanze per messa alla prova

 
Batper i dipendenti
Asl-Bat, ecco le «ferie solidali», da cedere a colleghi in difficoltà

Asl-Bat, ecco le «ferie solidali», da cedere a colleghi in difficoltà

 
Foggial'episodio a giugno
Foggia, dà un pugno a un minore e gli ruba la minicar: arrestato sorvegliato speciale

Foggia, dà un pugno a un minore e gli ruba la minicar: arrestato sorvegliato speciale

 
MateraIl caso
Matera, pulizia nei Sassi: il progetto resta nel cassetto

Matera, pulizia nei Sassi: il progetto resta nel cassetto

 

i più letti

La secessione dal Nord la faccia pure il Sud

di Lino Patruno
di Lino Patruno

La storia sta così: che a furia di sentirci minacciare da Bossi la secessione, di andarsene per conto suo, di un’Italia da spaccare in due, diciamo che la secessione la vuole il Sud. È il Sud che vuole andarsene per conto suo, è il Sud che vuole staccarsi dal Nord. Non per riesumare un nuovo Regno delle due Sicilie, non per rispolverare Franceschielli e Borbone, ma per dimostrare come, senza il Sud, il Nord non va da nessuna parte. La questione è che il divario ostinato e inossidabile fra le due parti del Paese, quello indifferente a ogni presunto sforzo e a ogni sedicente politica per ridurlo se non eliminarlo, insomma il cosiddetto «dualismo», al di là dell’ipocrisia e della retorica conviene purtroppo, oltre che al Nord, anche al peggiore Sud. Per questo non si è mai riusciti a cancellarlo, per questo il Nord abbaia con la secessione ma non la farà mai. Per questo la può fare il Sud. Che comunque non starebbe peggio, anzi.  Prima di rischiare la camicia di forza per manifesto delirio, è bene spiegare. Il divario significa anzitutto questo: che finché c’è, finché passato il Rubicone si entrerà in un’altra Italia, continueranno ad arrivare al Sud i soliti tanti soldi i quali poi, non meno del solito, andranno soprattutto al Nord. Ciò che è avvenuto per quasi tutta la Cassa per il Mezzogiorno, ciò che avviene ancora, ciò che avverrà ancora. Soldi che il Nord continuerebbe a cumulare con quelli che gli arrivano per conto suo. E che, al tempo della Cassa e dopo, sono stati comunque molti di più di quelli, pur così strombazzati e vituperati, passati al Sud. E vogliamo che Bossi abbai alla sua Padania, minacci di andarsene e se ne vada davvero? Fosse fesso.
  Lasciamo anche stare la verità, lampante come il sole, che il Sud è un mercato cui nessuno rinuncerebbe neanche sotto tortura. Di tanto in tanto, quando la Lega la fa proprio fuori del vaso, qualcuno al Sud se ne ricorda e sbraita di non comprare più prodotti del Nord, ultimo il proposto sciopero del parmigiano reggiano che ha fatto venire un coccolone al ministro dell’agricoltura, il leghista Zaia.
 Ma non è questione di formaggi. Il piatto forte è la spesa dello Stato al Sud. Quella spesa attesa spasmodicamente sia dalle grandi aziende settentrionali senza concorrenza al Sud dove le aziende sono tutte nane, sia dall’apparato politico-burocratico del Sud ancora in grado di farla arrivare, come in un indegno passato, più dove serve ad ottenere voti che dove servirebbe a creare sviluppo. In poche parole la continua riedizione di quel patto scellerato fra i poteri forti economici del Nord e i politici collaborazionisti del Sud.
 Per questo in Italia tutti condannano lo statalismo, tutti si riempiono la bocca di concorrenza e di mercato, e tutti fanno il contrario. A cominciare, sia chiaro, dalla Lega Nord, che pure contro Roma Ladrona ne ha dette di cotte e di crude. E che, siccome è ingorda, quando ha cominciato a vedere che non le bastavano mai, ha imposto il federalismo fiscale, meno Stato e ciascuno si tenga il suo. Senza che però il Nord rinunci allo statalismo delle casse integrazioni, delle provvidenze alle aziende, delle ristrutturazioni pagate anche con i soldi del Sud: soldi che però non entrano mai in nessuna contabilità.
 Ha ben confutato domenica scorsa Giuseppe De Tomaso la tesi del libro «Il sacco del Nord» di Luca Ricolfi, secondo cui ogni anno cinquanta miliardi di euro del Nord sono dirottati al Sud. Tesi scorretta se non si calcola anche quanto di quei presunti 50 miliardi ritorni al Nord come spesa dei consumatori del Sud. E quanto contemporaneamente lo Stato passi al Nord anche grazie alle tasse pagate dal Sud. Senza contare la spesa di aziende di interesse pubblico come Ferrovie, Anas, Autostrade, Enel, che non si sa com’è ma hanno sempre un debole per il Nord. E senza contare i ricchi incentivi per le aziende del Nord che producono al Sud. E le tasse che le aziende del Nord scese al Sud pagano invece al Nord dove hanno la sede legale. Insomma senza contare troppe cose.
 Perciò il paradosso dello statalismo all’italiana è che fa crescere di più chi è già cresciuto, non il contrario. Perché senza divario la partita di giro si interrompe. Ecco perché il divario deve rimanere. Ecco perché i politici meridionali non si battono come dovrebbero, per non perdere la gestione clientelare di quei trenta denari. Ecco perché, se continua così, la secessione la dovrebbe fare il Sud. Che continuerebbe anche a ricevere i fondi europei (sciaguratamente un po’ sprecandoli, e non solo quelli europei). Ma siccome la secessione la devono fare i politici, non la faranno. Complici in questo del Nord. E alle spalle di tanto Sud ignaro e di buona volontà che meriterebbe almeno più rispetto.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie