Mercoledì 27 Marzo 2019 | 04:34

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Elezioni alla moviola. Tutti guardano alla Puglia

di Giuseppe De Tomaso
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Incredibile. Tra pochi mesi - per l’esattezza il 28-29 marzo - gli elettori saranno chiamati a eleggere presidenti e consigli regionali, ma sembra che l’evento non susciti (ancora) particolare interesse. In nessuna regione si conoscono i nomi degli sfidanti ufficiali alla carica di presidente (lasciamo stare il termine «governatore», superficialmente gettonato da qualche anno a questa parte), né le coalizioni definitive che si contenderanno la vittoria elettorale. Certo, la giustizia costituisce un tema più caldo di un forno a legna, è un argomento in grado di accendere gli animi più di mille comizi nelle piazze, ma il ritmo da moviola con cui leader e dirigenti di partito stanno affrontando la questione delle regionali 2010, risulta francamente singolare anche agli occhi degli osservatori più scafati o disincantati. C’è chi scommette, pure, che a marzo si voterà anche per le politiche, ma questo è un altro discorso.

Allora. Il primo dato che emerge dallo stallo che sta segnando la vigilia delle regionali riguarda la sorte del bipolarismo che, come riconoscono un po’ tutti, vive uno stadio preagonico, dal quale solo un miracolo potrebbe tirarlo fuori. Il bipolarismo non gode di buona salute per varie ragioni. Primo, perché nonostante l’avvio di sistemi elettorali di tipo maggioritario, la mentalità e la pratica della classe politica risentono del retropensiero proporzionalistico. Secondo, perché lo stesso impianto costituzionale e istituzionale, ai vari livelli, non favorisce lo sbocco bipolare. Terzo, perché all’interno dei due poli convivono varie anime, spesso divise anche su temi cruciali, come la giustizia e l’economia.

Ovvio che la crisi del bipolarismo abbia rialzato le quotazioni e le ambizioni dell’Udc, il partito da sempre contrario alla logica dell’aut aut e degli schieramenti alternativi.
Infatti. Quando Pierferdinando Casini scelse la strada della solitudine rispetto al centrodestra e al centrosinistra, neanche gli analisti più benevoli nei suoi confronti resisterono alla tentazione del necrologio preventivo. «Prima o poi l’Udc dovrà scegliere. Il terzo polo non esiste. Così Casini rischia il suicidio...», e via vaticinando sciagure. Ma dal momento che quasi tutti gli esperti di politica hanno le stesse probabilità, di azzeccare una previsione, che hanno i pronostici dei giornalisti sportivi sulle partite della schedina, è accaduto che l’Udc, non solo ha resistito alla tenaglia bipolare di Pdl e Pd, ma oggi si ritrova ad essere più corteggiata di Miss Italia dopo la proclamazione a Salsomaggiore: tutti la vogliono, tutti la cercano.

La tentazione di Casini è di continuare a procedere da solo anche in occasione delle prossime regionali. Ma il sistema elettorale delle regioni premia, in seggi, le coalizioni vincenti. Ergo, sarebbe da autolesionisti, per l’Udc, non sposare nessuno pur di ribadire la linea del celibato. L’Udc, perciò, potrebbe decidere caso per caso, regione per regione, come e con chi accasarsi. Ma, c’è un ma: la variabile (in) dipendente delle elezioni politiche anticipate. Che farebbe l’Udc se il 28-29 marzo si votasse anche per Camera e Senato? La via della solitudine stavolta potrebbe rivelarsi alquanto rischiosa per due motivi. Uno: la nuova rinuncia, da parte dell’Udc, ai benefit in seggi che piovono sui vincitori. Due: lo stop alla possibile corsa di Casini come candidato premier del centrosinistra.

Ecco il punto. A differenza del Pd di Dario Franceschini, partito-pivot che si dichiarava veltronianamente a vocazione maggioritaria (traduzione: il segretario del partito sarà automaticamente il candidato premier), il Pd di Pierluigi Bersani si presenta come un partito-playmaker, quindi non come un partito maggioritario (traduzione: il segretario non sarà il candidato premier, questa carica verrà offerta a un alleato centrista) smanioso di fare l’asso pigliatutto. La serenata dalemian-bersaniana è diretta a Casini: «Caro Pier, siamo disposti a sostenerti per Palazzo Chigi quando sarà. Nel frattempo siamo pronti ad allargare ovunque la coalizione di centrosinistra. Facci sapere».

Ma Casini, ancora, non si pronuncia. Vuoi perché non è facile prendere una decisione. Vuoi perché l’Udc fa parte della Dc internazionale, e Casini è un grande amico di Angela Merkel. Vuoi perché la stessa classe dirigente centrista non è monolitica in materia di alleanze. Vuoi perché la data delle elezioni politiche, almeno in teoria, non è affatto ravvicinata (la legislatura completerà la sua corsa nel 2013).

Inutile dire che il test dei test - prima, durante e dopo le regionali di marzo - si svolgerà in Puglia. La linea Udc nella regione è nota: sì all’accordo col Pd a condizione che non sia Nichi Vendola il candidato presidente, altrimenti l’Udc guarderà al centrodestra. La posizione del Pd è altrettanto nota: Vendola è il candidato numero uno, ma il nostro obiettivo è allargare l’alleanza all’Udc. In sintesi: Casini chiede a D’Alema di dire a Vendola di fare un passo indietro. Vendola chiede a D’Alema di dire a Casini di fare un passo avanti. Nel frattempo, il Pdl osserva, certo o speranzoso che l’Udc ritornerà dai vecchi amori.

Come finirà? Difficile fare previsioni, pena il rischio di essere smentiti un minuto dopo. Possiamo solo azzardare qualche riflessione retrospettiva. A detta di alcuni, Vendola ha avuto l’opportunità di ipotecare la sua ricandidatura alla presidenza un paio di anni fa, al battesimo del Pd: avesse aderito alla nuova formazione con l’obiettivo di rappresentarne l’anima più di sinistra, oggi nessuno, dal centro di Casini, obietterebbe nulla alla sua ricandidatura a presidente. Ma è il senno di poi. E poi la politica non si fa con i «se» o solo con i calcoli. Ora è il Pd di fronte a un bivio: o Vendola o l’Udc. Se opta per la strategia dell’alleanza con Casini, il Pd dovrà ufficialmente chiedere al presidente in carica di fare un passo indietro mentre il presidente ha già chiesto di fare un passo avanti. Nel frattempo, riprende il tam tam su Michele Emiliano candidato. Insomma, un bel rebus.

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