Mercoledì 27 Marzo 2019 | 04:11

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Letto e potere - La nuova frontiera della razza godona

di Giuseppe De Tomaso
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Non sempre dove c’è sesso c’è potere, ma quasi sempre dove c’è potere c’è sesso. Non a caso, il simbolo dei potentissimi di tutti i tempi, Giulio Cesare (100-44 avanti Cristo), era definito dai suoi contemporanei «Il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti». A memoria d’uomo, il rapporto che lega letto e potere è assai più stretto del legame tra Valentino Rossi e la moto. Infatti, si possono contare sulle dita di una mano i Grandi della Storia votati alla monogamia. Winston Churchill (1874-1965) era considerato un fedelissimo della consorte Clementine, ma chi potrebbe mettere la mano sul fuoco? 

Il primo ministro inglese, che il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), etichettò un giorno come «il nostro figlio di puttana», era così scafato che se avesse deciso di tradire la sua compagna non si sarebbe fatto sorprendere neppure dalla Cia e dal Kgb messi insieme.

Comunque. Anche se la classe politica del passato non brillava per morigeratezza coniugale - esempi di dissolutezza se ne possono citare a iosa, anche nel casto Ottocento -, il grosso della Razza Padrona raramente oltrepassava la frontiera dei «vizi privati, pubbliche virtù». Quasi tutti rispettavano alla lettera il consiglio della locuzione latina nisi caste saltem caute (se non puoi essere casto sii almeno cauto) attribuita comunemente ai gesuiti.

La stagione democristiana fu la più pudibonda in materia. Sia perché i dc erano prudenti per vocazione. Sia perché, per dirla con la buonanima di don Gianni Baget Bozzo (1925-2009), che aveva bazzicato sin da piccolo sagrestie e segreterie, il potere era l’unico adulterio dei maggiorenti scudocrociati. Sia perché, come insegna una massima siciliana, comandare è meglio che copulare.

Da qualche tempo la rivoluzione sessuale ha fatto irruzione anche in politica. Addio cautele. Addio considerazione dei rischi insiti in una condotta disinvolta e libertina. Se a ciò si aggiunge l’effetto inebriante provocato dal potere, il cui senso di onnipotenza è più ammaliante di una droga, la mutazione antropologica è assicurata. La Razza Potentona vuole trasformarsi, anzi si è già trasformata, in Razza Godona, il cui motto (coito, ergo sum) sembra il contraltare della più celebrata frase del filosofo francese Cartesio (1596-1650).

E’ il godimento il vero status symbol del Potere, così come l’aereo personale è la spia di una ricchezza luculliana. Un tempo, la classe politica tendeva a privilegiare, almeno per l’immagine, l’Essere sull’Avere. Oggi tende a sottolineare la propria sfera d’influenza anche o soprattutto attraverso l’esibizione di eros e denaro. Tanto, chi si scandalizza più nell’era del relativismo etico?

Intendiamoci. Chi governa va valutato per le sue virtù pubbliche (se ci sono) non per i suoi vizi privati. Se si utilizzasse il criterio della moderazione sessuale nel giudicare le qualità politiche dei protagonisti della Storia, non si salverebbe nessuno: anche i Grandissimi verrebbero liquidati come mascalzoni incapaci. Per fortuna reati e peccati fanno rima, ma non sono la stessa cosa, anche in politica.

Eppure continuano a destare più scalpore e riprovazione i peccati che i reati. L’ipocrisia generale fa sì che un atto impuro sotto le lenzuola sia considerato più disdicevole dell’incasso di una tangente. Tutta colpa di un’opinione pubblica guardona e farisea? Bah. La verità è che il sesso, avendo completato il tragitto che lo separava da strumento di piacere fino a strumento di potere, è automaticamente approdato al rango di arma politica. Così, accade che gli utilizzatori iniziali e finali non adottino particolari precauzioni al fine di non precipitare nel tritacarne ricattatorio; e che gli avversari politici non aspettino altro per scatenare la mischia contro la vittima del momento. Un manicomio. Tanto che in questi giorni a Montecitorio si chiacchiera più sui nomi di altri big che potrebbero essere tirati in ballo dalle dichiarazioni dei viados che sulla riduzione dell’Irap o dell’Irpef. Un tam tam di voci e di «si dice», una teoria di occhiolini allusivi e di cognomi in codice da scatenare curiosità morbose e timori da infarto.

Sono sei mesi, circa, che il Belpaese litiga più sui pornodossier che sugli ecodossier. Né s’intravvede la fine di questo gioco al massacro. Anzi. Sembra quasi naturale attendersi sviluppi ancora più choccanti. Prima il caso Noemi, poi il caso Patrizia che ha oscurato Noemi, poi la vicenda Marrazzo-trans che ha oscurato le rivelazioni sulle prodezze d’alcova del Cavaliere. Ora si parla di altri materiali compromettenti che inchioderebbero politici di destra e sinistra e chiuderebbero il sipario sul sexygate del presidente laziale per aprirne altri su scenari vieppiù pruriginosi.

La politica del buco della serratura sta soppiantando persino la politica del buco di alcune amministrazioni allegre. Un Grande Fratello collettivo. Tutti spiano tutti. Tutti cercano elementi di ricatto contro gli altri. Ma fino a quando può reggere un Paese concentrato più sulle rivelazioni degne di Novella 2000 che sui conti pubblici che non quadrano? Dalla Camera dei deputati alla camera da letto: ma di questo passo il Belpaese e la classe politica moriranno di infarto.

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