Lunedì 25 Marzo 2019 | 14:52

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Pensare globalmente per agire bene localmente

di Luigi Ferrara Mirenzi
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Nella crisi i divari si accentuano. Conti pubblici e disoccupazione preoccupano molto, non solo in Italia. Mondializzazione e finanziarizzazione dell’economia possono avviare un nuovo modo di vivere lungo il sentiero della coesione economica e sociale o diventare devastanti in un generale clima di tensione incontenibile. Non c’è altra via. Tutto dipende dall’uomo, se matura in lui la consapevolezza che o si cresce insieme o si è costretti a campare, con chi sta male per fame e chi per indigestione o troppo colesterolo, in un arsenale atomico capace di distruggere tutto dovunque in un solo giorno. Condizioni economiche accettabili e riconoscimento dei diritti civili sono i presupposti per la buona vita insieme. Non può esserci libertà senza giustizia sociale né quest’ultima senza la prima. Dopo il crollo di uno dei due grandi blocchi del secolo scorso, la recente crisi è valsa a sfatare tanti miti dell’altro.

Dall’esperienza si evince che sono importanti sia l’intervento pubblico sia l’iniziativa privata. Alla politica il compito di renderli compatibili per l’armonica crescita dei diversi sistemi economici, aperti alla cooperazione con tutti gli altri. Di fatto, i programmi operativi rivelatisi relativamente più validi sono quelli con radici nei filoni della socialdemocrazia europea o del pensiero sociale cristiano. Quest’ultimo, al di là da precedenti riferimenti in vari campi animati dal volontariato, inizia con documenti specifici nel 1891 con la Rerum Novarum (RN) di Leone XIII e si snoda nel corso del tempo sino alla Caritas in veritate di Benedetto XVI del giugno scorso, secondo i segni dei tempi letti attraverso principi di riflessioni e criteri di giudizio ritenuti fondamentali e costanti. Impegnano quanti si ritengono cristiani e richiamano l’attenzione di tutte le persone di buona volontà, che non disdegnano di prenderne conoscenza diretta e sono disponibili a confronti costruttivi. Benedetto XVI rileva espressamente che “ la Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e- richiamando Paolo VI- non pretende minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati”. Ora, partendo, dalla RN del 1891 e senza citare anni e singole Encicliche per esigenze di spazio, si prospettano alcuni principi e riflessioni considerati rilevanti. La prima riguarda il rispetto del valore della persona, di tutta la persona, di tutte le persone da cui discende che salari e stipendi non possono essere considerati al pari del prezzo di una qualsiasi merce secondo la domanda e l’offerta di lavoro. Da qui l’attenzione anche per la cooperazione nella produzione e nel consumo e per il Sindacato dei lavoratori sensibile ai problemi dei disoccupati. C’è, poi, il principio di sussidiarietà, orizzontale perché il pubblico operi solo nei casi in cui non sa o non può l’iniziativa privata e verticale perché un soggetto istituzionale sovraordinato funzionalmente intervenga quando non sa o non può quello più vicino a popolazioni e territori interessati. Per la pace, la solidarietà internazionale, il progresso di tutti i popoli nell’interdipendenza, deve valere il principio di mondialità con strumenti adeguati, tenendo presente il primato dell’uomo sul lavoro, del lavoro sul capitale e della destinazione universale dei beni della terra sulla proprietà privata. Primato che esalta l’economia d’impresa, la libera iniziativa e vede in ogni azienda soprattutto una comunità di persone prima che una mera unità produttiva. Primato che, tra le più alte forme di proprietà, pone quella della conoscenza, delle tecniche, del sapere da attuare con serietà e da diffondere come proposta e con sostegni, solo modo per esportare democrazia politica ed economica e la stessa economia di comunione, partita come esperienza da un’area del Brasile nel 1991 e propagatasi in varie parti del mondo con un terzo del profitto a chi é in stato di bisogno, un terzo per la qualificazione di persone destinate ad avviare nuove imprese e un terzo per incrementare investimenti nella stessa impresa. Due iniziative in Puglia. Primato teso allo sviluppo umano integrale”per favorire un orientamento culturale personalista e comunitario, aperto alla trascendenza, del processo di integrazione planetaria”. Primato per il rispetto dei beni vitali ambientali con l’impegno di recuperare quanto possibile e tutelarli senza indugi.

Una proposta per una nuova umanità, per vivere insieme liberi da ogni paura. Lazzati sosteneva che occorre pensare globalmente per agire bene localmente. Se si è uomini.

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