Martedì 19 Marzo 2019 | 16:02

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Il futuro del Sud è buttarsi a mare

di Lino Patruno
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Mettiamola così: il Partito del Sud ha fatto paura al governo, e il governo si è ricordato del Sud. Compresa la Lega Nord, la cui mano correva alla fondina al solo odore di ragù. Del resto parole dello stesso senatore Quagliarello, barese e testa d’uovo del Popolo della Libertà sceso in forze a Bari ad assicurare che la Questione Meridionale è una Questione Nazionale. Se così è, il Meridione assicura a sua volta un fioretto: si libera dei meridionalisti. Non quelli storici, che benedetti siano. Ma i loro nipoti, quelle facce da Parastato più che da Stato, dei «soldi quando arrivano», delle «strategie» che mancano e delle «sfide» da raccogliere. Sgombrato il campo da pregiudizi altrui e vizi propri, riparliamo di Sud.
Però si fa presto a dire Sud come Questione Nazionale proprio mentre trionfa quella Questione Settentrionale che è di casa nel governo, coi meridionali neanche in anticamera. E che ha già fatto passare il suo federalismo o morte, con intenzioni non certo benevole per il Sud «parassita» e «sprecone». E che determina la politica dello stesso governo fra insulti a Garibaldi per l’Unità d’Italia, campagna contro i presidi meridionali al Nord, tentativo di imporre il dialetto. E che ha bloccato i fondi destinati al Mezzogiorno. Fino appunto a scuotere finanche il pio Sud: allora ci facciamo un Partito del Sud.
Sud come Questione Nazionale dovrebbe voler dire niente più solo tamponi ogni volta che il Sud si fastidia un po’. E Sud non più da varie ed eventuali dell’ordine del giorno ma principale problema e risorsa per il Paese. Paroloni appunto da vecchie «Giornate del Mezzogiorno», li facciamo sfogare un po’ e amen. Ma questa volta arricchiti da un bel programmone del ministro Tremonti. Non tassato il risparmio investito al Sud, la Banca del Sud, fondi europei gestiti dallo Stato per evitare dispersioni e furbizie, spesa statale solo per le grandi opere, zone a burocrazia zero mentre sarebbe molto più efficace la tassazione zero. Cioè zone franche che hanno funzionato alla grande in Irlanda e in Portogallo ma per le quali bisogna una volta per tutte andare a parlare seriamente con l’Europa che le ritiene violazione della concorrenza.
Ma la novità è una parola risuonata imprevista soprattutto per le abitudini del centrodestra: Mediterraneo. Un’area di 140 milioni di abitanti con 12 Stati sulla sponda Sud. Con la quale, dall’anno prossimo, ci sarà l’abolizione delle barriere doganali e il libero scambio. Che fino al 2050 avrà 44 milioni di lavoratori in più mentre l’Europa 66 milioni in meno, quindi immigrazione più o meno selvaggia se non si andrà a investire da loro per migliorarne le condizioni. Col Sud in prima linea, e in nome dell’intera Italia e della stessa Europa, musica che ricorda le trombe dell’Impero fascista in Africa anche come valvola di sfogo per i meridionali (che invece andarono solo a morirci).
Insomma un «nuovo equilibrio geo-economico». Che indurrebbe anche l’Europa a spostare il suo baricentro (e i suoi finanziamenti) dai pascoli grassi del Nord al Sud. Che fa lavorare il presidente francese Sarkozy a un’Unione mediterranea. E che beneficerebbe anche delle sirene dei «comuni destini» e della «culla della civiltà». Col Sud in posizione ideale come base di arrivo e ripartenza del nuovo commercio Nord-Sud. Anzitutto coi suoi porti, che già dovrebbero essere (o forse avrebbero dovuto essere) la base logistica anche per i prodotti provenienti dall’Oriente. E che passano da Suez con 5 giorni di anticipo rispetto al giro del Pacifico e dell’Atlantico per arrivare a Rotterdam.
Tutto stimolante. E con un’aggiunta: al Mediterraneo come estrema opportunità per il Sud pensa anche il sociologo barese Franco Cassano, che si riconosce in altra parrocchia, è un autorevole pensatore meridionale e ne ha scritto nel suo ultimo libro. Ma soluzione mediterranea con dubbi pari alle aspettative. Taranto che forse ha già perso la partita perché non si draga il suo porto per ricevere le nuove navi portacontainer e perché gli insufficienti collegamenti ferroviari rischiano di vanificare il vantaggio di 5 giorni. Il porto marocchino di Tangeri che entro dieci anni potrebbe battere tutti i nostri porti meridionali messi insieme. La recente seppur pionieristica apertura del mitico «passaggio a Nordest», due cargo tedeschi che sono transitati da Est a Ovest attraverso il Polo Nord. Il raddoppio del Canale di Panama che potrebbe mettere fuorigioco Suez e il Mediterraneo. Lo scarso sviluppo dei 12 Paesi della sponda Sud che potrebbero inondarci dei loro prodotti agricoli più che accogliere i nostri industriali.
Ma la buona novella è che da destra e da sinistra si ode la stessa lingua. Forse prima volta, come se al Sud bastasse un cerino acceso per riscaldarsi. (Anzi a proposito, visto che ci siamo, comincino a dragare il porto di Taranto).

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