Martedì 26 Marzo 2019 | 17:35

NEWS DALLA SEZIONE

L'editoriale
Fino a quando il capitano resisterà all'ipotesi voto

Fino a quando il capitano resisterà all'ipotesi voto

 
La riflessione
Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

Governo, alleati ma sempre più concorrenti a caccia di voti

 
L'analisi
Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

Amaro lucano per Di Maio nell’urna dolce per Salvini

 
L'analisi
Il circolo vizioso che frena la Basilicata

Il circolo vizioso che frena la Basilicata

 
La riflessione
La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

La «favola» del bus a fuoco e la sua morale per Salvini

 
L'analisi
Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

Il Movimento in affanno e politiche all’orizzonte

 
La riflessione
L’autonomia non fa cultura

L’autonomia non fa cultura

 
L'analisi
Via della seta, ma per il Sud via della beffa

Via della seta, ma per il Sud via della beffa

 
La riflessione
La metamorfosi del belpaese dalla Vlora alla Diciotti

La metamorfosi del Belpaese dalla Vlora alla Diciotti

 
L'analisi
Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

Gli aiuti di Stato il credito e il paradosso tra i due diritti

 
la polemica
La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

La Madonna della Pace salentina «plagiata» da una casa di moda tedesca

 

Il Biancorosso

LA PARTITA
Il meglio di Palmese-Baritutte le emozioni biancorosse

Il meglio di Palmese-Bari
tutte le emozioni biancorosse

 

NEWS DALLE PROVINCE

LecceNel Leccese
Ugento, no del Tar a una nuova discarica

Ugento, no del Tar a una nuova discarica

 
BrindisiL'episodio
Francavilla F.na, tenta di uccidere il cognato, arrestato

Francavilla F.na, tenta di uccidere il cognato, arrestato

 
TarantoUn 36enne
Consegnava eroina nascosta nei panini: arrestato a Taranto

Consegnava eroina nascosta nei panini: arrestato a Taranto

 
PotenzaLa polemica
Elezioni, blog 5 Stelle: «Pd elegge Pittella e 2 indagati»

Elezioni, blog 5 Stelle: «Pd elegge Pittella e 2 indagati»

 
GdM.TVNel foggiano
«Servizio completo»: così i 7 arrestati di S.Severo fornivano droga e sesso

«Servizio completo»: così i 7 arrestati di S.Severo fornivano droga e sesso

 
HomeL'operazione dei cc
Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

Margherita di Savoia, rapina una farmacia e poi fugge su auto rubata: arrestato 41enne

 
GdM.TVLo spettacolo sportivo
Matera 2019, Fiona May in scena stasera con «Maratona di New York»

Matera 2019, Fiona May in scena con «Maratona di New York»

 

Si scrive Gino Giugni si legge diritti e giustizia

di Gaetano Veneto
di Gaetano Veneto

Nove secoli fa quando il nostro Paese era la culla del nuovo diritto che dal buio Medioevo avrebbe traghettato l’Europa verso la nuova civiltà, fino ai giorni nostri, si diceva a Bologna culla del diritto del tempo: «nemo bonus iurista nisi sit bartolista». Bartolo da Sassoferrato, grande maestro di diritto, era infatti il caposcuola di un nuovo diritto e a lui tutti gli aspiranti grandi giuristi dovevano far capo per poter ottenere la patente  di nuovi Maestri.
Addio al maestro scomparso dello statuto dei lavoratori - Gino Giugni ha iniziato a Bari una grande parabola di Maestro di Diritto del Lavoro che avrebbe permesso, a partire dai primi Anni Settanta, di poter riprendere, quasi nove secoli dopo, il brocardo di Bartolo. Così, per il Diritto del Lavoro e soprattutto per il Diritto Sindacale, come attenta, concreta e profondamente nuova lettura dei rapporti fra Stato e parti sociali, in un’Italia che si affacciava nell’arengo dei grandi Paesi capitalistici moderni, ben poteva dirsi: «nemo bonus (gius)lavorista nisi sit … Giugnista».
 Dopo essersi formato sui grandi maestri del riformismo socialista, dell’economia liberale e marxista, Giugni imponeva a tutti i suoi allievi baresi la lettura dei grandi giuristi del secolo scorso (italiani e stranieri) intrecciata con i più importanti saggi di economia, sociologia e politica, per creare una Scuola a sua immagine e somiglianza. Così nasceva la Scuola giuslavoristica barese.
Bari, con il lavoro di Gino Giugni, si poneva al centro dell’attenzione italiana ed internazionale per l’innovazione legislativa che, riprendendo un’intuizione geniale quanto anticipatrice di Peppino Di Vittorio nella sua battaglia per il riconoscimento incruento dei diritti fondamentali dei lavoratori, avrebbe visto la luce il 20 maggio 1970, con la L. 300, comunemente ricordata come Statuto dei Lavoratori.
La Costituzione nelle fabbriche - Gino Giugni in quegli anni aveva presieduto la Commissione di Studi preposta all’elaborazione del testo di una legge che - rispondendo alle istanze, ed assorbendole, dell’autunno caldo che aveva concluso i «magnifici anni Sessanta», anni di sviluppo del primo moderno capitalismo italiano e di diffusione di istanze partecipative dei giovani ad una società consumistico-democratica – portava la «Costituzione nelle fabbriche».
 Grande momento del nostro Paese, grandi istanze nuove, grandi speranze e, soprattutto, una nuova e più solida democrazia industriale che, malgrado tutto e malgrado anche gli ultimi momenti di crisi quale quella economico-sociale attuale, regge ancora il nostro Paese.
Il giurista Gino Giugni, primo fra i suoi colleghi grandi maestri giuslavoristi, con lo Statuto seppe trasfondere nelle norme giuridiche, spesso anticipandole e comunque sempre accompagnandole, con un costante afflato di sensibilità democratica, le istanze che la società italiana, a partire dagli anni Sessanta, sentiva e presentava nella continua dialettica fra capitale e lavoro, specialmente nelle zone meno fortunate del nostro Paese.
A Bari, e in tutta la Puglia, Giugni ha insegnato a «vivere» in modo partecipativo il diritto, non solo il diritto del lavoro: ha tenuto lezione insieme di diritto e di vita (è stato, ancor giovane, perfino candidato alle elezioni comunali baresi, non certo per desiderio di laticlavio o … poltrone, ma per testimoniare la sua militanza politica del tempo).
Senatore per due legislature, tornato a Roma, dove aveva iniziato il suo cursus honorum accademico, Gino Giugni anche come ministro del Lavoro, nella breve ma estremamente incisiva e nobilissima esperienza del governo Ciampi, ha continuato a coniugare diritto e istanze sociali, lasciando il segno su grandi accordi sul costo del lavoro, sulla partecipazione dei lavoratori e, per le crisi, sugli ammortizzatori sociali.
Per il nostro amaro Sud - Sia permessa, per questo ricordo, una sola digressione personale da parte di chi scrive, primo (iure aetatis) allievo della sua scuola barese. Non essendo riuscito, pur se da Lui sollecitato, a chiamarlo per nome durante il comune percorso di vita, preferendo invece sempre appellarlo con il termine, mai così vero, di Maestro, per questa volta e da ora, da allievo memore e sempre grato, anche a nome di tutti i baresi, i pugliesi ed i meridionali che tanto hanno acquisito dal suo impegno di legislatore, ci permetteremo di salutarlo così: ciao Gino, a Te e ai Tuoi cari.
Il nostro Paese Ti ricorderà, specialmente nella parte più debole e bisognosa di tutela dei diritti e della giustizia, per la quale tanto hai dato e hai lasciato in eredità, per il nostro amaro Sud che era anche il Tuo, come figlio della dolente Calabria dei Tuoi genitori.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400