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Alle Bermuda il Triangolo no

di Enzo Verrengia
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Un mistero viene svelato, forse. Anzi due. Entrambi riguardanti il «Triangolo delle Bermuda», che turba il sonno di quanti non credono a un mondo in cui tutto ha la sua spiegazione. La BBC trova cause razionali per la scomparsa di alcuni velivoli inghiottiti dal fatidico tratto di mare. Succede durante la preparazione di una serie radiofonica.
I fatti si riferiscono alla fine degli anni ’40, quando le trasvolate oceaniche dal suolo britannico alle colonie caraibiche subiva le incognite di una tecnologia ancora imperfetta. Peraltro, i serbatoi degli aerei, a quell’epoca, richiedevano una sosta di rifornimento alle Azzorre. Così non stupisce più che il 30 gennaio 1948 un Avro Tudor IV della British South American Airways - apparecchio militare riciclato ai voli di linea in quanto considerato particolarmente affidabile - sia uscito dai radar e finito nel nulla con trentuno persone a bordo. Il «Triangolo delle Bermuda», dunque, non c’entra, per gli esperti intervistati dalla BBC. Secondo loro l’aereo precipitò per un arresto del motore nel mezzo di turbolenze incontrollabili.
L’anno dopo toccava sempre a un Avro Tudor IV, che però volava a diciottomila piedi in condizioni atmosferiche favorevoli. Qui la sparizione sarebbe dipesa da un’esplosione imprevista, originata da una perdita di vapore idraulico entrata a contatto con il sistema di riscaldamento.
Insomma, almeno per questa coppia di casi insoluti, le valutazioni odierne rifuggono da ipotesi fantascientiche. Troppo poco, tuttavia, per dichiarare che tutto il resto è frutto di credulità e atteggiamenti da visionari.
Geograficamente, il «Triangolo delle Bermuda» si estende su una superficie marina compresa tra le isole omonime a nord, la punta meridionale della Florida a ovest e Puerto Rico a est. La sua leggenda viene sancita ufficialmente alle ore 14 del 5 dicembre 1945. Una squadriglia aerea di cinque TBM Avenger della marina militare degli Stati Uniti decolla dalla base di Fort Lauderdale, diretta verso le Bahamas per effettuare un’esercitazione di tiro al bersaglio. Completata con successo, i velivoli si immettono sulla rotta di ritorno. Ma alle ore 15.15, inviano messaggi confusi alla torre di controllo di Fort Lauderdale, fra cui le parole del caposquadriglia, il tenente Charles Taylor, entrate nel mito: «…Qui non funziona più niente… Anche il mare non è dove dovrebbe trovarsi!». Dopo le ore 16, le comunicazioni si interrompono del tutto. Nella zona prevista dal piano di volo viene inviato un ricognitore Martin Mariner, che  scompare nel nulla come gli Avenger.
È soltanto dopo questo clamoroso episodio dalle implicazioni militari che si stabilisce un legame fra tutti i misteri irrisolti legati a quel tratto di mare. Si risale addirittura ad alcuni brani del diario di bordo di Cristoforo Colombo, scritti durante il suo primo viaggio verso il continente americano. «Giovedì, 13 settembre: in data odierna, all’inizio della notte gli aghi delle bussole si spostavano verso nord ovest, e alla mattina volgevano alquanto verso nord est». Più avanti, il navigatore genovese riferisce di fenomeni luminosi avvistati nel cielo.
Poi ci si ricorda della nave Pickering, scomparsa nel 1800 tra la Guadalupa e Delaware, della Wasp e dell’ormai nota Mary Celeste, ritrovata priva di equipaggio e senza alcun segno che ne spiegasse la scomparsa. Esattamente come nell’ultimo caso.
Il «Triangolo delle Bermuda» ha rappresentato un grande investimento promozionale per lo scrittore Charles Berlitz, che ha finito per divenirne lo storiografo ufficiale. A lui si deve un primo elenco approssimativo di 143 fra velivoli e natanti svaniti in quelle acque. Ma anche alcune ipotesi decisamente sensazionali sulle cause del fenomeno. La prima è che c’entrino gli UFO: qualcuno ricorderà che all’inizio di Incontri ravvicinati del terzo tipo la squadriglia di Fort Lauderdale riappariva intatta nel deserto del Messico. La seconda è che si tratti di forze sconosciute derivanti da apparecchiature ancora in funzione della favolosa civiltà di Atlantide. La terza ipotesi merita un approfondimento.
Nel «Triangolo delle Bermuda» potrebbero tutt’ora risentirsi gli effetti del segretissimo (e mai confermato) «Esperimento Filadelfia», condotto nell’ultima guerra dalla Marina americana per rendere invisibili le navi al nemico. Esso sarebbe consistito in un potentissimo campo magnetico in grado di provocare sconvolgimenti come il passaggio simultaneo da un luogo all’altro e l’autocombustione di cose e persone. La dislocazione incontrollata del campo lungo le coste atlantiche si sarebbe spostata fino a una zona marina già piena di fenomeni climatici estremi.
Quel bisogno di ignoto accentuatosi nell’epoca dell’alta tecnologia, non vuole risposte, bensì altre domande che alimentino l’aspettativa.
L’inesplicabile trionfa nell’era di Internet e dell’informazione globale. E la stessa superficie del pianeta, ormai devastato dall’inquinamento e dal turismo di massa, diviene nuovamente oggetto di quella famosa massima, «hic sunt dracones», che i cartografi dell’antichità riservavano ai luoghi inesplorati.

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