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Azioni legali come quella di «giudizio universale» porranno sicuramente l’attenzione verso le macro questioni ambientali

Ambiente in Costituzione: primo via libera al Senato, ma c'è chi è pro e chi è contro

Sabato 5 giugno 2021 162 adulti, 17 minori e 24 associazioni hanno deciso di intraprendere un’azione legale mai intentata prima in Italia. Simbolicamente denominata «giudizio universale», oggetto del contenzioso, sarà l’inadempienza climatica italiana, ovvero l’insufficiente impegno nella promozione di adeguate politiche di riduzione delle emissioni clima-alteranti, cui consegue la violazione di numerosi diritti fondamentali riconosciuti dallo stesso Stato italiano.

Con perfetto tempismo il Senato della Repubblica, qualche giorno fa, ha approvato in prima deliberazione (tra i vari disegni di riforma proposti) la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione per introdurvi un’esplicita tutela dell’ambiente, della salute, degli animali nonché della biodiversità e degli ecosistemi in favore delle future generazioni.
Tali modifiche sarebbero necessarie poiché la nostra carta costituzionale non contiene un riferimento espresso alla nozione di «ambiente», con la sola eccezione di quanto previsto a norma dell’art. 117, comma 2, lett. s), che lo ricomprende nel novero delle materie di competenza esclusiva statale.
Pertanto, parrebbe che il Senato abbia favorito una riforma epocale verso una nozione di ambiente come valore costituzionale autonomo e non antropocentrico, avvicinando finalmente l’Italia alle soluzioni prospettate sia in ambito europeo che internazionale. Difatti, la Costituzione belga contiene un espresso riferimento all’ambiente (art. 23), la Costituzione francese, già dal 2005, contiene una Carta dell’ambiente, la Charte de l’environnement. In Grecia, l’articolo 24 sancisce che la protezione dell’ambiente naturale e culturale costituisca obbligo per lo Stato ed ancora nella Costituzione olandese le pubbliche autorità devono rispettare l’ambiente (art. 21).
Negli anni, il tema in questione ha assunto sempre più importanza, tanto da essere stato valorizzato anche in Germania, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Lituania e Lettonia.
La proposta di riforma in esame si pone, quindi, coerentemente in linea con gli altri paesi, con il diritto internazionale dei diritti umani, nonché con gli studi scientifici in tema di cambiamento climatico nell’ambito della elaborazione da parte delle Nazioni unite dei Sustainable development goals (Sdgs).
Tra questi, il Goal n. 13, Climate action, in accordo con gli Accordi di Parigi dell’aprile del 2018, il quale richiede l’adozione di policies capaci di contrastare l’aumento della temperatura globale sopra i 2 gradi centigradi.
Il Goal n. 14, Life below water, per la preservazione delle acque e dell’ecosistema marino per lo sviluppo sostenibile, con il contenimento dell’inquinamento delle acque, del deterioramento delle coste nonché dell’acidificazione degli oceani. Il Goal n. 15, Life on land, per contrastare i processi di deforestazione, attraverso azioni mirate alla protezione delle foreste che costituiscono il 37% della superficie terrestre.
Dunque, parrebbe che l’Italia abbia finalmente manifestato una volontà strutturale e sistematica, ovvero quella di rimuovere la tutela ambientale dai confini dell’art. 32 Cost. e di porla al centro dei nostri interessi, dimostrando di seguire le evoluzioni internazionali ed anche quelle giurisprudenziali interne. Infatti, a prescindere dalla modifica costituzionale, la giurisprudenza aveva già interpretato e favorito una consolidata tutela all’ambiente quale «valore costituzionalmente protetto» integrante una sorta di «materia trasversale» (cfr Corte cost. sent. n. 210 del 2016), confermando di saper e poter indirizzare il nostro legislatore strategicamente verso le evoluzioni del diritto in linea con i cambiamenti sociali e il progresso scientifico.
Pur confidando nella buona riuscita della proposta di modifica, e di come potrebbe rappresentare una svolta nozionistica a livello costituzionale, alla politica rimarrà comunque affidato il potere decisionale e le relative responsabilità per una opportuna tutela ambientale. La sfida sarà quella di indirizzare l’imprenditoria non solo verso il rispetto dell’ambiente e della salute – principi che già dovrebbero abbracciare il nostro modo di pensare – ma verso una forma di economia innovativa e rivoluzionaria, ad incominciare dal settore energetico.
Azioni legali come quella di «giudizio universale» porranno sicuramente l’attenzione verso le macro questioni ambientali, seppur in ambito giudiziario, e potranno spingere i nostri governi a intraprendere azioni ambientali più concrete, ma per le micro – ovvero quelle del quotidiano e del singolo – la modifica degli art. 9 e 41 della Costituzione ha certamente acceso la riflessione sul nostro senso del dovere e senso di agire nel pieno rispetto ambientale, in favore delle future generazioni.
Interrogativi questi ultimi, che se risolti correttamente, basterebbero autonomamente ad avviare un’inaspettata rivoluzione ambientale.

*Lettera al direttore

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