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Basta col Nord: al Sud i centri per i robot ed energia verde

La Basilicata ha tutto il diritto di diventare la sede del Centro nazionale di alta tecnologia per l’ambiente e l’energia. Un Centro per la sperimentazione e gli studi sull’energia verde, in linea con quanto voluto dall’Europa

L'ingordigia del Nord: loro più autonomi. E i servizi al Sud?

Basta col Nord asso pigliatutto. Non c’è sede di istituzione, centro di ricerca, organizzazione italiana o europea per la quale una volta tanto si pensi al Sud. Le solite due Italie in cui tutto è scontato per una e tutto è escluso per l’altra. Vedi l’Istituto italiano di tecnologia, dove? A Genova. Vedi lo Human Technopole, dove? A Milano. Ma ora altri appetiti sono in vista. E altre pretese come se fosse naturale e automatico che un terzo del Paese e un terzo della popolazione non ne debbano essere coinvolti. Ma comunque contribuire con le loro tasse ad assegnare tutto agli altri nella trappola del Paese di serie A e di serie B. Ora per esempio la Basilicata.

La Basilicata ha tutto il diritto di diventare la sede del Centro nazionale di alta tecnologia per l’ambiente e l’energia. Un Centro per la sperimentazione e gli studi sull’energia verde, in linea con quanto voluto dall’Europa. E in linea con una delle finalità principali del Recovery Fund. Lo ha chiesto la Regione. Quella più di tutte interessata essendo il più vasto giacimento di petrolio in Italia con i guasti ambientali annessi. E nella quale operano le principali aziende del settore, dall’Eni alla Total alla Shell.

Compresa quella Stellantis (ex Fiat-Fca) impegnata sulla nuova frontiera dell’auto elettrica. A due passi dalla Puglia primo produttore nazionale di energia eolica e non solo. E in un Sud che Bruxelles vede come un unico grande hub europeo energetico che si saldi con quello dell’Africa del Nord. Dai giacimenti di idrocarburi ai nuovi giacimenti del sole e del vento. Il Mediterraneo dello sviluppo futuro.

Ma non solo la Basilicata. Deve andare alla Calabria l’Istituto italiano per l’intelligenza artificiale del quale già si sentiva sicura Torino. Sicura come diritto acquisito di Italia superiore. L’università della Calabria è fra le cento migliori europee. Ad Arcavacata-Cosenza vanno a scuola di robot da tutto il mondo. A scuola dell’Intelligenza artificiale «deduttiva» che fa «ragionare» una macchina. I corsi tenuti dal professor Nicola Leone, cervello di ritorno, sono seguiti da studenti di ogni parte del pianeta per un numero chiuso di cinquanta. Anche da giovani di quella californiana Silicon Valley dove si inventa il mondo di domani. Gli studi del professor Leone sono fra l’altro utilizzati dagli americani per pianificare le manovre di ritorno a terra delle navette spaziali. E dal Cern per elaborare i dati dell’acceleratore di particelle nucleari.

Torino era già pronta a mille posti di lavoro. Come risarcimento rispetto a un altro affare privato nordico, la candidatura della solita Milano a sede del Tribunale europeo dei brevetti (bilancio annuale 80 milioni). Questo a me e questo a te. Milano anch’essa da compensare per un’altra mancata sede alla quale era stata come sempre candidata, quella dell’Ema. E cioè quell’Agenzia europea del farmaco che è stata in prima linea nell’autorizzare i vaccini contro il Covid (e andata ad Amsterdam). In un Paese in cui la spesa pubblica per la ricerca è di 100 euro per abitante al Sud rispetto a una media nazionale di 147. Come dire puntare sempre sui più forti invece di colmare l’ingiustizia verso i più deboli.

Ma con lo stesso abuso avallato dai governi l’Istituto italiano di tecnologia era andato a Genova. Benché fosse diretto da quel professor Cingolani (ora ministro) con studi liceali a Bari e docenza a Lecce. Perché Genova? Perché in Alta Italia. Così come l’Authority europea per l’alimentazione era andata a Parma (in pieno scandalo Parmalat). Anzi quando si parlò di istituire a Foggia la sede italiana, si rinunciò alla sede italiana. E poi l’Expo a Milano, finita in profondo rosso. E dove il torneo fra i dieci migliori tennisti del mondo? Torino. E dove in Italia l’Eurocanzone l’anno prossimo dopo la vittoria dei Maneskin quest’anno? Non certo Napoli.

Ma nulla come il citato Human Technopole, ricerca medica e biotecnologica. Una fondazione privata cui nel 2015 il governo regala 150 milioni pubblici all’anno per dieci anni. Millecinquecento milioni di soldi di tutti, meridionali compresi come sempre, dati a privati. Senza un bando, senza una selezione, senza un confronto con altre candidature, senza una giustificazione. Se non quella di arricchire sempre più chi già più ha. Come quando si è detto che i lombardi «meritano» di essere vaccinati per primi. Che governi c’erano all’epoca? Non ha importanza: c’era il Pun, Partito unico del Nord.

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