Martedì 26 Marzo 2019 | 03:11

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Pizzerie piene e mezzogiorno vuoto

di Lino Patruno
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Che l’Italia sia più ricca di quanto dicano le cifre, è vero. Basta andare in giro, specie di questi tempi di crisi. E questa estate, poi. Inevitabile che a luglio ci fossero ampi buchi. E un agosto senza il  tutto esaurito di altri anni. Non sarebbero bastate le magie di Harry Potter a farci colare di grasso. E lasciamo stare i cinque stelle che sono tanto più pieni quanto più c’è crisi, visto che la crisi è il contrario di Robin Hood: toglie ai poveri per dare ai ricchi. Ma la sensazione era ovunque la stessa, solo poco meno del resto che in altri momenti. Code ai bar all’aperto, dove basta sederti e paghi cinque euro. Code alle pizzerie, dove una pizza e birra va sui quindici euro, e con la famiglia al completo. A malapena un posto in spiaggia: ma dove sta la crisi?
 La crisi c’è, e non si dice per far arrabbiare Tremonti. Anzi si teme che il peggio si vedrà ora, con i licenziati e i cassintegrati sulle gru o sui tetti, con avvisaglie di autunni caldi e di inverni freddi. Lo stesso Tremonti assicura che ci sono ammortizzatori sociali per tutti e speriamo bene. Ma resta la sorpresa per i consumi non crollati, seppur senza sbracarci perché non sappiamo cosa succede. Comunque resistenti al di là anch’essi delle cifre, perché quando si parla di cifre in Italia si dimentica spesso di essere in Italia.
 Tanto per cominciare, l’evasione fiscale. Duecento miliardi l’anno (400 mila miliardi di lire) non dichiarati e che da qualche parte devono pure andare. Ci sono quelli che vanno all’estero, e sono il grosso, fra banche compiacenti e paradisi fiscali, altrimenti va a finire che ad evadere sono i poveri cristi. Ma ci sono quelli che restano e spiegano le code ai bar e alle pizzerie, l’impressione di una vita al di sopra dei nostri mezzi. E bar e pizzerie, parliamoci chiaro (e qualche volta denunciamolo anche) che non sempre rilasciano scontrini, quindi cifre di consumi minori del vero. E denunciamo una volta per tutte quei medici che fanno pagare tanto con fattura e meno se non la chiedi, cioè evadono. E l’idraulico. E il parrucchiere, signora qui signora là e poi gli chiedi la fattura?
  C’è chi sostiene che l’evasione è figlia anche del cattivo fisco, quello che fa impazzire con leggine e circolari, quello che diventa persecutore con gli onesti e distratto con i disonesti, e in parte è vero. Comunque il Sole24Ore ha calcolato, su dati della Guardia di Finanza, che i consumi superano del 20 per cento i redditi ufficiali. Questa la media dell’economia sommersa, quella che c’è ma non si vede. Siamo più ricchi del 20 per cento. Più al Sud che al Nord. Tanto che il medesimo Tremonti ha ragione quando dice che è difficile capire la salute dell’Italia, perché c’è una parte del Paese che è sempre più in salute e una parte che lo è sempre meno. Uno squilibrio che, udite udite, fa aggiungere a Tremonti che «la questione meridionale è il nostro vero problema», roba da (nostro) colpo di sole, passando egli per il non leghista più leghista del governo.
 Non si sentiva questa musica prima che si parlasse di Partito del Sud, ma tant’è. E d’altro canto, proprio ora è bene che il Nord si riprenda per rimorchiare l’intero Paese, conviene a tutti e del Sud poi se ne riparla. Lo stesso arrendevole buonsenso che ci ha accompagnato dall’Unità d’Italia, non si disturbi il manovratore del Nord e la locomotiva tirerà tutto il resto. Così sono passati 150 anni e del Sud poi se ne riparla. Sì, ma al Sud abbiamo dato una valanga di soldi, vi lamentate pure? Tamponi di volta in volta, pezze di qua e di là, ma sempre senza disturbare il manovratore del Nord. Senza che un giorno tutti i benpensanti del Belpaese si mettessero a un tavolo e dicessero alla Nino Bixio (se era lui): qui o si fa il Sud o si muore.
 E poi, visto che ci siamo, l’occasione di questi dati è stata propizia alla consueta indignazione per questa economia sommersa del Sud, fra l’altro mezza criminale. E invece di chiedersi perché ci sia, subito il solito moralismo: non diamo più una lira al Sud, visto che fine fanno. Facendo finta di non sapere che l’economia sommersa non è una furbizia come l’evasione al Nord, ma spesso una necessità, l’unica maniera per sopravvivere. Da combattere più eliminandone le cause che sanzionandola.
 La questione meridionale è il vero problema dell’Italia nel senso che l’Italia non capisce che solo il Sud potrà farla crescere. Tanto più quanto il Sud avesse appunto condizioni che non lo costringessero a lavorare sotto traccia, altro che scarsa voglia di lavorare. Sono le condizioni che lo Stato non si è mai preoccupato di rimuovere, un territorio in cui tutto ciò che si fa costa di più e con meno efficienza. Eppure le pizzerie piene al Sud dimostrano l’occasione che l’Italia continua a perdere, se solo uscisse dal pregiudizio secondo cui col Sud l’unica cosa da fare è non sporcarsi più le mani.

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