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Senza treni per isolare e disunire il Mezzogiorno

Così il Sud resta isolato dal Centro Nord e isolato al suo interno. Spezzettiamoli così non diventeranno mai una forza. E lo ammette anche questo governo, altrimenti il Piano per il Recovery non avrebbe dato al Sud il 53,2 per cento dei fondi per la mobilità

Ripresa in Italia? Ma il Sud è escluso

Allora aveva ragione il Sud, ma l’hanno ignorato per vent’anni. Lo sviluppo al Sud ha un nome: treno. Un treno che non si chiami desiderio, essendo proprio quello che finora non hanno dato. E meno lo davano, più aumentava il divario col resto d’Italia. Tanti governi ne sono stati responsabili almeno da quel 2001 in cui si è per la prima volta parlato di “perequazione infrastrutturale”. Mai fatta, ovviamente. Così il Sud resta isolato dal Centro Nord e isolato al suo interno. Spezzettiamoli così non diventeranno mai una forza. E lo ammette anche questo governo, altrimenti il Piano per il Recovery non avrebbe dato al Sud il 53,2 per cento dei fondi per la mobilità. Più del 40 per cento del resto. Ma sono 14,53 miliardi, con i quali al massimo si fa un’alta velocità falsa.
E’ incredibile come per tanto tempo sia passato ai danni del Sud un argomento surreale: siccome al Sud non ci sono i passeggeri, non mettiamo i treni. Ma se non ci sono i treni, non ci sono i passeggeri. Treno che è un servizio pubblico essenziale, non varie ed eventuali. Non è che non costruisci un ospedale perché stanno tutti bene. E comunque, cosa fai in alternativa per far sviluppare un territorio? Neanche i Lep, Livelli essenziali di prestazione, ignorati dal 2009 quando una legge li ha previsti. E senza i quali i Sud continua ad avere servizi tutti al di sotto del minimo previsto dalla Costituzione.

Con la spesa “storica” si continua a spendere di più per chi li ha sempre avuti, cioè il Centro Nord. Come si è continuato con l’alta velocità ferroviaria, per l’88,6 per cento sempre al Centro Nord e per l’11,4 al Sud fino a Salerno. Il Frecciarossa non si è neanche fermato a Eboli.

 Il Piano di ripresa e resilienza include fra le opere da finanziare anche quella linea ferroviaria diretta fra Bari e Napoli già in costruzione e già finanziata. Include la Salerno-Reggio Calabria contro la quale già al Nord si alzano voci per dire che servirà solo a qualcuno che ha fretta. Ma c’è un buco che è una voragine sulla linea adriatica. Dove l’alta velocità va col freno a mano fino a Bologna, dove comincia l’Italia privilegiata e l’alta velocità toglie il freno. Mentre ci sarebbero soluzioni per velocizzarla sia pure senza l’illusione dei 300 all’ora. E per far risparmiare tempo a chi va verso Milano anche provenendo da Lecce. Ne parlerà oggi alla ministra Carfagna una rappresentanza della Fondazione “L’Isola che non c’è”, che attorno a questa battaglia ha riunito centinaia di personalità della società civile. E battaglia avviata negli ultimi anni proprio dalla “Gazzetta”.
Il fatto è che l’alta velocità non è un vezzo, appunto, per chi ha fretta. Lo ha spiegato una pagina pubblicata giorni fa anche da questo giornale. Col professor Cascetta dell’università Federico II di Napoli che da tempo lo dimostra. Dove c’è, negli ultimi dieci anni il reddito dei territori serviti è aumentato del 10 per cento in più rispetto a quelli che non ce l’hanno. Quindi non solo desiderio, ma sviluppo. Che oggi consiste anche nella possibilità si spostare velocemente persone, merci, idee. Il contrario di quanto si può fare al Sud. Al quale per spostare le idee serve il treno telematico, quella banda ultrarapida per la quale il Piano ha riservato al Sud solo il 36,1 per cento dei fondi. Altro ritardo subìto come si è ben accorto in questo ultimo anno chi ha dovuto seguire la scuola da casa. E al Sud sempre svantaggiato rispetto ad altri.

Ma ripetuta come un mantra è la frase: il Sud non è capace di spendere. Eccola lì spiegata la più vecchia, più vasta e più popolata area a sviluppo ritardato d’Europa. Capacità di spesa che, come per i fondi europei, dipende da tanti limiti di un sistema, a cominciare dalla asfissiante burocrazia. Che non per niente l’Europa e Draghi hanno messo nel mirino come la prima riforma da fare. Del resto le colpe dei Comuni del Sud non devono essere colpe dei Comuni se con l’assunzione di 2800 tecnici si vorrà riparare a una lunga stagione di tagli. Ciò che gli ha ha tolto ogni possibilità di fare. E ora di elaborare i progetti che in gran parte spetteranno a loro.
La ministra Carfagna afferma che col Pnrr sarà destinata al Sud una spesa senza eguali neanche con la Cassa per il Mezzogiorno. La differenza è che allora l’Italia era convinta che il Sud fosse un affare per tutti. Tanto che, anche grazie al Sud, l’Italia ebbe il boom economico. Poi l’Italia se ne è dimenticata non crescendo più. Si vedrà quanto a sufficienza se ne sono ricordati ora.

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