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L’intelligenza era ed è femmina (ma ancòra non è premiata)

Ben vengano i doodle di Google a richiamarci alla memoria le prime donne laureate italiane.

L’intelligenza era ed è femmina (ma ancòra non è premiata)

Elena Lucrezia Cornaro e Laura Bassi. Due donne d’altri tempi. Forse due perfette sconosciute ai più. Eppure entrambe sono motivo di vanto per il nostro Paese che, è risaputo, vanta un popolo di santi, poeti, navigatori e…donne laureate. Ancora una volta è stato un doodle di Google, il motore di ricerca più usato al mondo, a ricordarcelo (se qualcuno l’ha dimenticato) o a svelarcelo (se qualcuno lo ignora): la Cornaro, veneziana d’origine, è stata la prima donna laureata del mondo mentre la bolognese Bassi (a lei in particolare è dedicato lo «scarabocchio» di Google), udite udite, è stata la prima donna ad ottenere un dottorato in scienze.

E se proprio volessimo scialare, ricordiamo pure che la terza «dottoressa» è sempre una italiana, Cristina Roccati di Rovigo laureatasi in filosofia e fisica sempre all’Università di Bologna nel 1751. E la quarta? Ma sì, visto che ci siamo ricordiamola: è italiana pure lei, Maria Pellegrina Amoretti, laureata a Pavia in Giurisprudenza nel 1777.
Chapeau, insomma, a queste glorie nazionali che meriterebbero sicuramente di essere ricordate (e non solo con un doodle) insieme ad Artemisia Gentileschi, Maria Montessori, Rita levi Montalcini, Grazia Deledda e Nilde Iotti, Anna Magnani e Alda Merini… Giusto per fare qualche nome di alcune rappresentanti del gentil e intelligente sesso.

Donne che, a dirla tutta, specie negli ultimi anni, a livello di quoziente d’intelligenza hanno superato di gran lunga gli uomini. Alcune ricerche infatti, attestano che il «sesso forte» si è dimostrato «debole» rispetto al «gentil sesso», almeno per quanto riguarda l’intelligenza. Due, secondo gli esperti, sarebbero le ipotesi alla base di questo balzo in avanti dell’intelligenza femminile: una prima teoria prevede che l’esigenza di adattarsi continuamente ai doppi impegni della vita lavorativa e della vita familiare abbia fatto loro sviluppare un maggior livello di intelligenza; una seconda è che le donne sono sempre state più intelligenti dei signori maschi ma solo in questo ultimo secolo hanno avuto la possibilità di dimostrarlo.
Ma, nonostante abbiano sviluppato capacità «multitasking» che consentono loro di pensare e fare più cose contemporaneamente, nonostante siano preparate e con le idee chiare, nonostante, come storia docet, registrano risultati più brillanti lungo il percorso formativo e in quasi tutti gli indirizzi di studio rispetto agli uomini, le donne italiane continuano di fatto ad essere penalizzate sul mercato del lavoro.

Secondo l'ultimo report Istat sui livelli di istruzione l'Italia conta un numero maggiore di donne laureate (22,4%) rispetto agli uomini (16,8%). Un dato che spicca anche in ambito Ue: insieme alla Spagna, infatti, nel nostro Belpaese il livello di istruzione femminile è sensibilmente maggiore rispetto a quello maschile. Ma, dicevamo, nonostante questo «primato», il tasso di occupazione femminile è ancora molto basso rispetto ai colleghi laureati uomini. I dati segnano infatti il 56,1% contro al 76,8% degli uomini. Un divario che risulta molto marcato rispetto alla media europea, ma che si riduce all'aumentare del livello di istruzione: una differenza del 31,7% tra donne e uomini con titolo secondario, del 20,2% tra i diplomati e dell'8,2% tra i laureati.

«Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia…». Sarà! Il Sommo Poeta divinizzava la sua Beatrice («par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare») ma sta di fatto che la disuguaglianza di genere continua a galoppare in Italia. Nel mese di dicembre 2020 sempre l'Istituto nazionale di statistica ha certificato una flessione complessiva dei posti di lavoro dello 0,4% rispetto al mese di novembre, che significa: 101 mila occupati in meno, ma il 98% dei posti di lavoro persi era di donne, 99mila unità.
Aggiungiamoci anche che le donne italiane entrano più tardi nel mondo del lavoro rispetto agli uomini e, a parità di posizione, guadagnano meno degli uomini. Senza contare che dopo l’arrivo di un figlio capita spesso che lascino il lavoro o rientrino con un contratto part-time.

In Italia sono ormai argomenti triti e ritriti. Se ne parla, straparla, riparla in tutte le salse e in tutti salotti, eppure non si agisce. Nulla cambia. E allora ben vengano i doodle di Google a richiamarci alla memoria le prime donne laureate italiane. A ricordarci, se ma ce ne dovessimo dimenticare, che le donne, con i loro sorrisi e i loro occhi pieni di emozione e intelligenza, sanno essere figlie, mogli, madri, amiche e professioniste. Le donne sanno essere.

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