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A Berlino ci sarà pure un giudice per i vaccini

Il mulino-vaccinazioni sta lì, conteso. E, allora ascoltiamoli i cittadini «mugnai» ingannati e vilipesi

Quando c'è la salute, c'è Michele Mirabella

Ogni sabato devo scrivere per la Gazzetta e mi riduco sempre all’ultimo momento. Così diceva mia madre per redarguirmi dei compiti per la scuola che non mi decidevo a iniziare. La scusa era che non capivo la traccia del tema o il problema di matematica. Preferivo attardarmi nella perlustrazione del libro di storia che, per me, era come la lettura di un romanzo. Ma la luce del pomeriggio si affievoliva nella sera invernale e io prendevo un bel respiro e aggredivo i compiti. Così succede con il mio articolo. Anche oggi. Cominciamo col tema.

«Ci sarà pure un giudice a Berlino» auspicava, speranzoso, il mugnaio prussiano, stanco di subire le angherie dei potentati locali e fiducioso nella imparziale bilancia della giustizia sovrana del Sovrano. Si era nel 1700 e troneggiavano i despoti illuminati.
Ripresa perfino da Brecht e conosciutissima in Germania, è la storia del mugnaio Arnold di Sans-Souci e della sua lotta per ottenere giustizia contro i soprusi di un nobile, ed è qui che troviamo la frase «ci sarà pure un giudice a Berlino». La vicenda è il resoconto di un caso successo durante il regno di Federico II. Il mulino dove lavorava Arnold era di proprietà del Conte di Schietta ed era stato affittato alla sua famiglia da generazioni. Un giorno il Barone Von Gersdorf volle costruirsi una peschiera e deviò gran parte dell’acqua che alimentava il mulino.

Il mugnaio non riuscì più a macinare il grano e a pagare l’affitto per il mulino. Disperato, si rivolse ai giudici. Ma essi erano stati corrotti e diedero sempre ragione al barone. Arnold decise di rivolgersi al giudice supremo, il sovrano Federico il Grande, andando fino a Berlino. Esaminando il caso, il re diede ragione al mugnaio e incarcerò i giudici corrotti.
Erano i tempi in cui molti ricordavano un drammaturgo più laureato del povero mugnaio prussiano che aveva profeticamente intitolato una commedia «Il miglior giudice è il re». Sulle scene dei teatri, oltre che nelle pagine della letteratura e, soprattutto, nelle vie pulviscolari della vita quotidiana, si affermava la convinzione che il monarca s’identificava con lo Stato, quindi, poteva accogliere, se era saggio e giusto, le suppliche dei sudditi nella bonomia della sua generosità dispotica. Un ossimoro, questo, che tentava di alzare l'ultimo baluardo dell'aristocrazia al fumigare delle Bastiglie che trasformeranno i sudditi in citoyens. In «cittadini», come ricameranno sulle bandiere barricadiere, di lì a poco, le donne dei borghesi rivoluzionari di tutta Italia e di tutta Europa. E anche le mogli dei mugnai che non dovranno più aspettare un gesto del re per ottenere giustizia dal giudice che stava solo a Berlino. Finalmente.
In tutte le Berlino del mondo occidentale, di quella Europa percorsa dai fantaccini di Napoleone con lo zaino appesantito di munizioni, ma alleggerito dagli ideali giacobini, la Giustizia maiuscola si emanciperà dal trono e, soprattutto, dal soglio per diventare un potere dello Stato moderno e delle Democrazie. Il mugnaio non aveva letto Montesquieu, né le opere dell’amico del re di Prussia, Voltaire che con Federico II allestì una interessante e interessata amicizia, ma sentiva che doveva pur esserci un Giudice a Berlino, intendendo «Berlino» come Civitas hominum.

E, oggi, anche l’Europa ha bisogno non di un principe, ma di qualche principio politico rintracciabile nel palinsesto istitutivo della Comunità europea da cui possano discendere limpidamente scelte e decisioni giuste e rispettose della storia comune. Questo ha capito il Presidente del Consiglio Draghi imponendo in chiave rigorosa di diritto, la decisione di impedire un’ennesima spedizione di vaccini fabbricati in Italia e, forse, inizialmente agli Italiani destinati, nella lontana Australia. I precedenti raggiri ai danni dell’Europa e dell’Italia non sono stati ancora chiariti.
I cittadini italiani riflettono come il mugnaio prussiano e al loro Capo del Governo cominciano a ribadire fiducia e pensieri augurali. Intanto, stanno dicendo che hanno bisogno della comunità nazionale, hanno bisogno degli altri cittadini della loro Patria Europa e vogliono che la Giustizia si affermi dove c'è più bisogno di lei. E ci stanno dicendo che Bruxelles, la nostra Berlino dell'Europa del terzo millennio, a volte, è troppo lontana. Ebbene, sì, anche nella modernità dello sviluppo, nella sveltezza delle comunicazioni contemporanee, la «Berlino» che decide e che ospita giudici intemerati ed efficienti, rischia di essere troppo lontana, distratta. Addirittura, assente.

Il mulino-vaccinazioni sta lì, conteso. E, allora ascoltiamoli i cittadini «mugnai» ingannati e vilipesi: si ponga rimedio alla carenza grave dell’attività irrinunciabile delle vaccinazioni in questa tremenda emergenza in cui muoiono anche i mulini.
Che cosa succede? L’aneddotica si avvilisce nell’elenco di sciatterie e dell’inefficienze miste a una sconfortante disorganizzazione che deviano l’acqua dal mulino Italia-Puglia. Si presti ascolto ai Pugliesi che stanno reclamando giustizia e aiuto dai governi locali e centrali. E lo stanno facendo nel modo più accorato: reclamando presenza ed efficienza. E umanità!
Sono certo che il generale Figliuolo ascolterà la loro voce. Finalmente, perché la Puglia di onorati retaggi e i suoi cittadini ci stanno dando un esempio: per una volta non sentiamo reclamare assistenza e sussistenza, prebende e accomodamenti amicali, ma efficienza dello Stato e delle amministrazioni locali, di quel potere che è decisivo per il corretto funzionamento delle Democrazie che preferiscono che gli imperatori si dedichino a suonar il flauto con gli amici. E i militari servano, ancora una volta, la Patria anche salvaguardando la salute dei cittadini e il palazzo di Giustizia che, un tempo si chiamava Palazzo della Ragione.
Non dobbiamo dimenticarlo. In Puglia in molti, certo, hanno letto e studiato Montesquieu, ma anche i «mugnai» che ne fossero a digiuno, compiano il proprio dovere: non con suppliche al despota, ma con civili resoconti, appelli, dibattiti. E con articoli sui giornali.
Qui finisce il tema. Quanto al problema, ho finito lo spazio. Ci sarà, pure, un giudice!

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