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L'editoriale

Da Amadeus a Renzi lo spettacolo di un Paese

Operatori pugliesi con Franceschini: «Sì al rinvio senza eccezioni»

Ciò che più lascia sgomenti è come questo Paese abbia perso il senso della realtà, come sia venuto meno ogni freno all’arroganza, a quella tracotanza che gli antichi greci alla fine vedevano punita dagli dei

30 Gennaio 2021

Michele Partipilo

Oggi più che mai ci manca Ennio Flaiano. Chi altri potrebbe riuscire a descrivere la situazione italiana? C’è un Paese senza guida politica e con la prospettiva di infilarsi nella scommessa di elezioni anticipate; una pandemia che provoca cinquecento (cin-que-cen-to) morti al giorno; una situazione economica disastrosa, con un debito pubblico che fra un po’ non sarà più calcolabile e con imprese e attività commerciali che scompaiono dall’oggi al domani e di che cosa bisogna occuparsi? Di Amadeus che minaccia di lasciare la direzione del festival di Sanremo. La minaccia è terribile e sovrasta lo stessa decisione di Renzi di uscire dal governo. Ormai i bambini litigiosi avvezzi ad averla sempre vinta sono inconsapevolmente cresciuti e s’impongono al Paese.
Se non bastasse, c’è chi spalleggia Amadeus presentando la questione come uno scontro di civiltà culturali: la Cultura Alta – è stato scritto – contro la Cultura Pop. Sarà pure, ma i fatti dicono che in ballo c’è soprattutto l’affare milionario della Rai. Con il Festival di Sanremo – il cui valore musicale ovviamente non è in discussione – si coprono i palinsesti della rete per almeno due settimane, calcolando non solo lo spettacolo in sé ma anche tutte le comparsate, le trasmissioni connesse, le interviste, i documentari e il vasto campionario gorgheggiante. In più, per Rai e per i conduttori è l’apoteosi dei contratti pubblicitari.

L’anno scorso sono stati incassati 37 milioni di euro, con un 18 per cento in più rispetto ai ricavi del 2019, che si erano fermati a 31milioni e 340mila euro. Le spese, comprensive dei ricchi cachet per tutti, sono state di circa 18 milioni di euro, dunque un guadagno netto per mamma Rai di 19 milioni. Altro che Cultura Alta e Cultura Pop, è solo questione di tasca.
Né può servire sostenere che la vera ingiustizia è tenere chiusi cinema e teatri in Italia. Non ci sono fondazioni, associazioni, enti privati, chiunque insomma gestisca un cinema o un teatro che possa permettersi i costi di una eventuale riapertura rispettando tutte le misure di sicurezza, con il coprifuoco che scatta alle 22 e con l’incertezza che si chiuda da una settimana all’altra in base al cambio del colore. Non è nemmeno la bugia pietosa che ai medici è concessa, come canta Violetta nella Traviata. Il mondo dello spettacolo richiede programmazioni e investimenti a medio e lungo termine, non può vivere alla giornata. Quindi si abbia il buongusto di non prendere in giro chi è ridotto alla fame.
Del resto sono state rinviate le Olimpiadi, è stato cancellato Cannes, la Nba ha giocato in una bolla senza pubblico, e noi qui stiamo a preoccuparci di Amadeus che minaccia di andarsene perché non c’è nessuno che l’applaude? Se ne è andato Renzi (pure lui senza applausi) ce ne faremo una ragione anche per il bravo presentatore.


Ciò che più lascia sgomenti è come questo Paese abbia perso il senso della realtà, come sia venuto meno ogni freno all’arroganza, a quella tracotanza che gli antichi greci alla fine vedevano punita dagli dei. Oggi che abbiamo smarrito il senso di Dio, le punizioni ce le infliggiamo da soli (vedi le sfide estreme online) ignorando qualsiasi limite, a cominciare da quello del buonsenso. E così, in un momento in cui il Paese dovrebbe chiudersi come un riccio per proteggersi e proteggere al meglio i suoi figli più fragili, ci troviamo invece su una «nave sanza nocchiere in gran tempesta». E che tempesta.
Ieri sera Mattarella ha affidato un mandato esplorativo al presidente della Camera, affinché verifichi se c’è una possibilità di uscire dalla crisi. Gli esiti sono quanto mai incerti. Non potrebbe essere diversamente, visti da un lato gli interessi d’ogni genere che si nascondono dietro l’attività politica e dall’altro la pochezza, non solo morale, di tanti sedicenti protagonisti. La corsa ai cambi di casacca, con record già registrati nel Guinness dei primati, è il termometro di quanto il bene comune sia l’obiettivo perseguito.


Ci preoccupiamo, e giustamente, di come la scuola a distanza stia danneggiando la crescita culturale e umana dei nostri figli. L’incidenza degli effetti da isolamento digitale, con risultati purtroppo anche tragici, è ogni giorno più evidente. Gli psicologi raccontano di una generazione devastata dalla solitudine. D’accordo, ma ci preoccupiamo anche di quanto i comportamenti di noi adulti danneggino la salute morale dei nostri ragazzi? Che modelli offriamo loro? Renzi? Amadeus? Vitali? Allora, scusate, meglio gli influencer della Rete, che almeno giocano a carte scoperte, che dichiarano in partenza di diffondere per soldi prodotti e comportamenti. È vero che a Natale Fedez è andato in giro con la Lamborghini a consegnare 5.000 euro a cinque persone per le vie di Milano, però l’ha fatto. In Italia sta passando invece il comandamento che se proprio non riesco a fare una cosa nel mio interesse, allora nessuno deve poterla fare.
Sono tempi bui perché abbiamo la notte dentro. La pandemia ha provocato l’esantema di un’infezione che il Paese si porta dietro da decenni, che è malattia politica, culturale e soprattutto morale. Ecco perché oggi, senza alcun rispetto per quei 90mila italiani che ci hanno lasciati, siamo qui a occuparci di Amadeus e Renzi. Forse neppure Flaiano stavolta ce l’avrebbe fatta.

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