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Scelte commerciali o disorganizzazione? Se dietro non ci fossero americani e, soprattutto, tedeschi, tra Pfizer e BioNTech, verrebbe da pensare più a quest’ultimo elemento. Ma il sospetto - naturalmente smentito dalla multinazionale - è che il colossale affare mondiale del vaccino Covid, sia entrato in una sorta di «mercato delle vacche»: la precedenza a chi paga subito e di più.

Di certo una campagna vaccinale, quella italiana, iniziata sotto i migliori e forse imprevedibili auspici, rischia ora una pericolosa battuta d’arresto a causa del rallentamento delle consegne delle dosi, che sta di fatto avendo ripercussioni serie sulla fase 2, quella dei richiami, e allo stesso tempo rallenta, o blocca, anche la somministrazione della prima dose.

Ci sono due date cerchiate in rosso sulla road map della campagna vaccinale italiana contro il Covid. Lunedì 25 gennaio, quando dovrebbero tornare regolari le consegne di Pfizer-BioNTech. E venerdì 29, quando l’Agenzia europea del farmaco deciderà sul via libera all’antidoto di AstraZeneca: ha costi di sviluppo inferiori e non richiede temperature eccessivamente basse per conservazione e trasporto, ma sono state condotte poche sperimentazioni sugli anziani, quindi il timore è che possa essere autorizzato solo per la popolazione under 55.

Di fatto tutta la «filiera» nel frattempo è costretta a rallentare. «Le scelte commerciali di un’azienda – ha ripetuto il ministro Speranza agli interlocutori di Bruxelles – non possono in nessuna maniera cambiare un contratto già firmato. E bloccare una campagna vaccinale». Ovviamente dipende da come - e non lo sappiamo - si è tutelato, se si è tutelato, il governo italiano, tra comparsate tivù e selfie di gruppo. Viene in mente - divaghiamo - il no al Mes, vedi mai, tra le altre controindicazioni avanzate da economisti improvvisati, che poi ci tocchi investire nella sanità, dunque anche in organizzazione della vaccinazione di massa.

Tant’è. In Puglia sono state vaccinate circa 60mila persone, utilizzando il 76,8% del farmaco a disposizione attualmente, ma adesso si deve rallentare la somministrazione perché è tra le regioni italiane più penalizzate dai tagli. Ieri sono arrivate 18.720 dosi anziché 30.420 come previsto, una riduzione del 38,4%. Per garantire i richiami già cominciati, per prudenza sarà quindi necessario rallentare con le nuove vaccinazioni della fase 1, in attesa di capire quali saranno i tempi certi delle prossime consegne e in quali quantità. Va meglio alla Basilicata dove non ci sono stati tagli. Ma è una magra consolazione. Perché il prezzo che tutto il Paese rischia di pagare, con l’epidemia che miete ancora centinaia di vittime, è di passare dalle stelle degli annunci alle stalle della pratica, con la vaccinazione di massa, di per sé mal sopportata, che può evolvere rapidamente in gran pasticcio.

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