Martedì 19 Marzo 2019 | 15:39

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A Villanova colpiscine uno per educarne cento

di Vittorio Bruno Stamerra
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Oronzo (non è il suo vero nome) è nato e vive da sempre a Villanova, una piccola località costiera in territorio di Ostuni. Una volta faceva il pescatore e poi, nell’epoca d’oro del contrabbando di sigarette, è stato anche abile scafista. Con il passare degli anni, gli acciacchi dell’età, le mogli che borbottano sempre, il “mestiere” che diventa giorno dopo giorno sempre più rischioso, costringono Oronzo a cercare altre strade per sbarcare il lunario. E poi ci sono una sfilza di contravvenzioni che lo Stato vorrebbe fossero onorate, tant’è che Oronzo ogni tanto si attribuisce parte del merito di “avere portato l’Italia in Europa” perchè il suo debito con il Fisco è stato regolarmente registrato nel bilancio dello Stato nella voce “crediti”. Lui è nullatenente e non pagherà mai un tubo, ma nel frattempo porta l’orgoglio di avere contribuito all’Italia dell’Euro.
Per fortuna il porticciolo di Villanova appartiene ad Ostuni, patria dell’eccellenza del turismo pugliese, e si trova a non più di un paio di chilometri da Rosa Marina, Monticelli, Pilone, Diana Marina, Camerini località dove insieme a migliaia di residenze estive si è sviluppata anche una discreta pratica della nautica da diporto. Non a caso in quel fazzoletto di mare che è il porticciolo di Villanova si trovano tante e tali concessioni che forse non ci sono neanche nel porto di Genova! Invidie e liti a parte.
Per Oronzo quindi, una ventina di anni fa, diventa concreta la possibilità di cambiare mestiere. E lui ne approfitta. Niente più nottate in mare a inventarsi le più spericolate piroette, a velocità mozzafiato, per seminare i finanzieri dei “drago”, oppure a trovarsi alibi per tutte le volte che doveva giustificare le proprie assenze. Con il turismo, la nautica da diporto, per due mesi all’anno si lavora a tempo pieno, per gli altri dieci mesi ci si organizza con i normali servizi di custodia e manutenzione alle barche. Intendiamoci, non stiamo parlando di yacht di lusso, di barche milionarie come quelle che si vedono in Costa Smeralda, ma di semplici gommoni, di piccole imbarcazioni di 4-5 metri, quelle tipiche dei pescatori dilettanti che a migliaia affollano i mari pugliesi. Per carità, presi singolarmente costoro non rappresentano niente di più di un normale amante del mare, messi tutti insieme invece diventano una fetta non indifferente dell’economia che l’andare per mare, anche ai soli fini del diporto, sviluppa. Giusto e doveroso, quindi, da parte dello Stato fare in modo che tutto avvenga alla luce del sole e nel pieno rispetto delle leggi.
Accade così che una domenica mattina di qualche settimana fa, l’alba dei residenti e dei villeggianti di Villanova (che per i suoi trascorsi contrabbandieri ha pure parecchia dimestichezza con i “baschi verdi”) viene movimentata da decine di finanzieri con i fuoristrada, e dal volo radente e persistente di un grosso elicottero, che bloccano tutta la parte a nord del porticciolo identificando e contravvenzionando i proprietari dei gommoni e delle imbarcazioni all’ancora in quello specchio di mare, il più tranquillo, e dove le grosse barche, per i bassissimi fondali, non possono stare. L’operazione si conclude qualche giorno dopo con tanto di provvedimento di sequestro di tutta un’area a terra occupata dai carrelli (ventitrè) delle barche ancorate in mare, di una vecchia e malandata gru, del barchino che Oronzo utilizzava per fare da navetta tra i gommoni all’àncora e la terra ferma per riportare a riva i proprietari. Conclusione naturale: contravvenzioni, sequestri e denunce penali. Soprattutto per Oronzo accusato di avere messo in piedi una vera e propria attività illegale.
La legge è legge e va rispettata. Anche dopo che per anni si è fatto finta di non vedere o di non sapere. Ma la vicenda, proprio per come è stata enfatizzata sui giornali locali come se si fosse trattato di chissà quale grande operazione, merita invece maliziose riflessioni. In primo luogo va detto che stiamo parlando certamente di attività illegale, ma di importo assolutamente irrisorio rispetto all’ampiezza dei mezzi messi in campo per accertarla e reprimerla. Si trattava in fin dei conti di non più di una trentina di barchette e gommoni che, tra “guardinia” e servizio di navetta, non potevano sviluppare mance (si può parlare di fatturato?) superiori ai 10-12 mila euro complessivi all’anno. Uno spreco di risorse inspiegabile con i tempi che corrono. Come non collegare allora questa storia con quello che in questo periodo si legge su tutti i giornali a proposito degli accertamenti decisi del Fisco sulla contestata eredità dell’avvocato Agnelli, o sulla guerra finale all’evasione fiscale dichiarata dal ministro Tremonti, quello che ricordavamo come l‘inventore della “finanza creativa” o dei condoni di massa? Vuoi vedere che il mondo è così cambiato che Tremonti ha assunto Visco?
No, più semplicemente, è la solita politica degli annunci. Lo Stato applica lo stesso lugubre, grazie a dio fallimentare, principio delle Brigate Rosse: colpirne uno per educarne cento. Si mandano decine di finanzieri ed elicotteri a mettere fine all’attività dell’ex contrabbandiere di Villanova, che “fattura” qualche migliaio di euro l’anno certi che tale dispiegamento di forze convinca il cittadino a non violare la legge. Metodo esemplare. Non a caso in una zona - tanto per fare qualche esempio - dove le ricevute fiscali sono un’invenzione di quello “scassaballe” di Visco, e trovare un contratto scritto delle locazioni, di lusso e no, di seconde case, Rosa Marina compresa, è come trovare un tartufo bianco sotto le rocce di Patù.

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