Martedì 26 Marzo 2019 | 00:47

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Meno fisco soluzione comune per Nord e Sud

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Le gabbie salariali? C’è un solo sistema per aumentare i soldi in busta paga: ridurre la pressione fiscale su lavoratori e imprese. Tutto il resto sa di accordi a tavolino, di ardite pretese illuministiche volte a conoscere la realtà in tutti i suoi pertugi, di tentazioni dirigistiche per prenotare più soldi da spendere. Ovvio. Ridurre le tasse su aziende e lavoratori è di per sé una misura nordista, perché nell’Alta Italia si concentra l’80% delle imprese private. Ma la riduzione della pressione fiscale può aiutare anche o soprattutto la Bassa Italia. Primo, perché nel Mezzogiorno risiede quello che Karl Marx (1818-1883) avrebbe definito l’esercito di riserva della manodopera nazionale, esercito occulto che riesce a sopravvivere soltanto grazie al lavoro nero. Secondo, perché la potatura fiscale potrebbe indurre gli investitori internazionali a scoprire il Sud per trasformarlo, ad esempio, nel paradiso di grandi marche, nella sublimazione del made in Italy e nella valorizzazione di perle turistiche e gastronomiche uniche al mondo. Terzo, perché se ai tagli fiscali si aggiungeranno sconti automatici, non discrezionali, a vantaggio di imprenditori e contribuenti, anche la questione immorale, cioè il fenomeno corruzione, risulterà meno grave e diffusa di come si presenta adesso. Insomma, un fisco più moderato è l’unica politica nazionale che potrebbe mettere d’accordo Nord e Sud. Ne guadagnerebbero l’economia e la moralità collettiva.
Ma il fisco non è sinonimo esclusivo di economia. Il fisco è la quintessenza della democrazia, sia perché le prime democrazie sono sorte sull’onda delle ribellioni contro la tirannia dello Stato impositore, sia perché le politiche di bilancio decise dai governi e dalle assemblee degli eletti si fondano sulla distribuzione del gettito tributario. Il fisco, inoltre, è strettamente legato al concetto di libertà. Un eccessivo carico di tasse può limitare lo spazio di libertà dei cittadini. Esempio: se l’aliquota Irpef dovesse salire di qualche punto, un capofamiglia potrebbe rimangiarsi la promessa fatta a moglie e figli di una gita a Parigi o a New York. Una rinuncia che mortificherebbe la libertà sua e dei suoi congiunti.
Per non parlare delle imprese. Troppe tasse scoraggiano gli investimenti. Certo, il sistema fiscale italiano è più complicato di una foresta, perché anziché fondarsi su aliquote ragionevoli, si basa su aliquote alte, che però consentono mille sotterfugi e scappatoie pur di aiutare chi (i furbetti della razza predona) sa districarsi nella giungla normativa. Da un lato si sbraita contro l’elusione e l’erosione fiscale, dall’altro si creano le condizioni perché anche l’aliquota più proibitiva venga aggirata e beffata con l’abilità di un prestigiatore professionista.
Comunque. Solo agendo sulla leva fiscale e comprimendo la spesa pubblica (tagliando a più non posso prebende, consigli di amministrazioni, mini-enti, comunità varie) si possono liberare risorse per produttori e consumatori. Al Nord e al Sud. Tutte le altre manovre somigliano a palliativi, a proclami per assicurarsi un titolo sui giornali.
Per fortuna, da qualche settimana è in crescita il numero di coloro che indicano nella moderazione fiscale lo strumento più serio per affrontare il dislivello Nord-Sud. Le stesse aperture dei sindacati sulla contrattazione decentrata (franchigie fiscali sui contratti integrativi aziendali) vanno in questa direzione. Ieri anche Pierluigi Bersani ha sollecitato riduzioni di tasse, oltre che una no tax area per i nuovi investimenti nel Mezzogiorno. Nel centrodestra sale la pressione, anche se Maurizio Sacconi frena, su Giulio Tremonti (alle prese col super-debito) per indurre il ministro a riprendere il discorso sulla dieta impositiva, mentre Pierferdinando Casini (Udc) insiste sugli sgravi fiscali per le famiglie.
Dopo aver raggiunto un livello di tassazione tra i più alti in Europa, non ci sono altri mezzi, al di là del fisco, per cercare di dare più soldi a cittadini e imprese. Certo. La diminuzione delle tasse non è tutto, né può supplire all’atavico deficit di infrastrutture, soprattutto nel Mezzogiorno. Ma è già qualcosa. Succisa virescit , cresce solo ciò che viene potato continuamente, insegnavano i benedettini. Una lezione valida soprattutto per chi governa e per chi ha la responsabilità della politica fiscale.

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