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Fari accesi sul tacco: dalla Puglia dipende tutto

Eccoci, ormai, al momento della verità, quello delle urne dopo la più pazza campagna elettorale di sempre

Seggi elettorali a Bari, mancano i presidenti

Che strana questa campagna elettorale che oggi si conclude, in Puglia e in altre sei regioni, in vista delle aperture delle urne di sabato e domenica. Strana per le modalità di svolgimento (piazze sì, ma con distanziamento; abbracci sì, ma con il gomito), strana per la commistione tra l’emergenza pandemica che ha ripreso a salire anche in Puglia – costringendo tutti a guardare impauriti verso un possibile ritorno al lock down – e lo sguardo al futuro migliore, decantato da chi si candida alla guida della Regione.

Strana perché non sono volate uova contro le chiusure degli ospedali, nessuno si è incatenato sotto il “Palazzo”, le “Sardine” hanno dovuto abbandonare le grandi adunate di piazza e il presidente uscente della Regione, detto “vasa vasa”, ha dovuto rinunciare, in qualche caso, ai consueti saluti per strada e indossare una vistosa mascherina. Ma, a dirla tutto, strane e imprevedibili saranno anche le soluzioni da trovare per chiunque vincerà la gara – a quanto dicono i sondaggi, sarà all’ultimo voto – e si siederà sulla poltrona del Presidente.

Problemi - La Puglia, infatti, non si era fatta mancare nulla prima di essere investita, insieme al resto del mondo, dagli effetti disastrosi (soprattutto sul piano economico) del coronavirus. Anche perché non si è mai capito bene fino in fondo quali fossero i termini delle questioni. Come dimenticare la vicenda Ilva, mai giunta a una soluzione definitiva neanche quando è stato chiuso un accordo tra Governo e Arcelor Mittal per l’ingresso del colosso nello stabilimento più grande d’Europa, quello di Taranto? Come dimenticare che il governo centrale si era fatto sostanzialmente propomotore di un’altra cordata, formata tra gli altri da big del calibro di Leonardo Del Vecchio, e all’ultimo minuto lasciata perdere per strada?

Dai litigi tra Regione e Governo (ovvero Emiliano e Renzi) ai pasticci sui tempi del piano ambientale, fino all’altalena su livelli di produzione e posti di lavoro. Cosa avrà la meglio: la spinta alla decarbonizzazione dell’Ilva, fortemente perseguita da Emiliano, e ora sottoscritta ufficialmente dal ministro dell’economia Roberto Gualtieri, ma realizzabile nel lungo tempo e con una radicale riforma industriale, o l’apertura del centrodestra ad ogni iniziativa di sviluppo dell’acciaio, semmai utilizzando ingenti risorse Ue per la tutela della salute?

E ancora, come dimenticare l’incubo Xylella? Centinaia di ulivi eradicati perché ormai distrutti dalla batteriosi e un braccio di ferro infinito tra scienziati (mai giunti ad una soluzione definitiva, se non quella della riconversione con impianti resistenti alla “sputacchina”), zone cuscinetto, liti con le Sovrintendenze sulla tutela del paesaggio e fondi statali in aiuto a olivicoltori e vivaisti arrivati col contagocce. Tutto andato in scena ben prima che una pandemia diversa attaccasse anche l’uomo, con nodi rimasti irrisolti (dal punto di vista economico, normativo e soprattutto sociale) ancora tutti da sciogliere, soprattutto nel devastato Salento. Anche nel caso Xylella, balletto di competenze, con interventi fuoricampo che hanno trasformato la questione in una sorta di diatriba ideologica sull’ambiente e sul paesaggio.

Che dire poi, sempre in tema agricoltura, del Piano di sviluppo rurale, croce e delizia dell’intero sistema dei campi? Qui mentre il candidato del centrodestra, Fitto, spinge sul tasto del “tutto andato in rovina”, il candidato del centrosinistra (Emiliano) prova a sedare gli animi (inviperiti) degli agricoltori rassicurando sui rimedi (parziali) trovati al pasticcio sui bandi per i fondi Ue e sui ricorsi che li hanno bloccati.

Quindi – in attesa di misurare il vero peso degli effetti del lock down su tutti i comparti economici e i redditi dei pugliesi - la madre di tutte le battaglie per ogni Regione, la sanità. Assediata dai conti in deficit, dalla mobilità passiva (i viaggi della speranza fuori regione) e da un modello vecchio e inefficace (l’ospedaletto sotto casa), non ha nemmeno fatto in tempo a risollevare la testa dalla cura lacrime e sangue del piano di rientro e riordino dei governi Fitto, Vendola e Emiliano, che si è ritrovata alle prese con un’emergenza impensabile, la pandemia da Covid-19. E dunque con un ripensamento totale dei suoi servizi (più rianimazioni, meno punti di primo soccorso) col quale, dritta o storta, dovrà fare i conti chiunque vinca la sfida delle urne. Che sia la ricetta Lopalco a prevalere (è lui il futuro assessore indicato da Emiliano, dopo aver tenuto per sé la delega per un quinquennio) o che sia quella Fitto (un piano con le Facoltà di Medicina pugliesi), sarà ancora una volta la sanità il vero banco di prova a partire dal 21 settembre.

La posta in gioco - Eccoci, dunque, al momento della verità, quello delle urne. I sondaggi, si diceva, danno un testa a testa con il “terzo incomodo” (i Cinque Stelle) che in Puglia, sorretto anche dalla chiamata alle armi per il referendum, promette di difendersi bene. Dietro gli slogan (che pure non sono mancati) e dietro le mascherine diventate obbligatorie, una certezza: chiunque vinca dovrà affrontare 5 anni particolarmente difficili.
Ma il test pugliese non si esaurisce qui. La Puglia lunedì sera sarà la regione più «attenzionata» da parte del mondo politico italiano: è la terra del presidente del Consiglio, è la terra in cui i tre partner di governo si presentano divisi, ciascuno con un proprio candidato, è la terra i cui più aspri sono stati i contrasti tra i partner della coalizione nazionale. Dalla Puglia dipende tutto.

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