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In preghiera per la buona Tv

di Oscar Iarussi
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Voi lo sapevate? Noi no, lo confessiamo, o almeno l’avevamo dimenticato. Pensavamo che la protettrice della televisione italiana fosse la beata lei Supersimo della Ventura, o, caso mai, l’«incoronata» Belen Rodriguez. Invece è Santa Chiara da Assisi, là dove nacque nel 1194 e morì l’11 agosto 1253, operando in sodalizio con san Francesco patrono d’Italia. Sul versante profano, una tragica conferma: la Tv e il nostro Paese rischiano di essere inseparabili.
Chiara è la fondatrice delle monache Clarisse e oggi, 11 agosto, settecentocinquanta suore dell’ordine pregheranno per lei (fonte della notizia: Ansa, 10 agosto 2009, ore 11.03). Le clarisse - anime elette - grazie alla clausura si sono affrancate per sempre dalla televisione. Tuttavia non ignorano quanto di brutto e ignobile sia in auge sui piccoli schermi, che di celeste ormai presto non avranno più neppure le antenne, destinati come sono - e siamo - al «terrestre», al «digitale», ai due o tre decoder in ogni casa. Senza che la sbobba di boiate quotidiane accenni a migliorare, anzi. E intanto, fateci caso, è peggiorata pure la ricezione del segnale.
Perciò, più che una preghiera collettiva, l’odierna vorrebbe assumere il carattere di un’«autentica supplica», affinché «registi, attori, produttori e quanti lavorano nel settore» siano resi «più consapevoli del ruolo educativo che ricoprono». Così sostiene il presidente del «Club Santa Chiara», Marco Palmisano, il quale nella vita - riporta il sito web del club - fa il dirigente Mediaset e quindi di Tv s’intende, eccome, tanto da cogliere l’occasione per annunciare prossime produzioni televisive dedicate ai santi (è stata avvisata la «Lux Vide» del benemerito Ettore Bernabei?) e «programmi di Paolo Brosio e Ambra Orfei». Amen.
Il tutto (si fa per dire) avviene mentre il presidente del Consiglio torna a esprimersi sul servizio pubblico radiotelevisivo. Ha detto ieri Silvio Berlusconi al Gr1 Rai: «Non esiste da nessuna parte un servizio pubblico che critica il governo essendo pagato dai cittadini e anche il Pd dovrebbe apprezzare un’azienda che non attacca né il governo né l’opposizione». Berlusconi ha aggiunto, citando senza citarlo uno storico motto della britannica Bbc, che la Rai dovrebbe «prima di tutto informare, formare e come terzo obiettivo divertire».
Parole sante. Infatti i telespettatori del Tg1, per esempio, hanno seguito minuto per minuto le vicende di Patrizia D’Addario, la prostituta che ha reso celebre Bari nel globo terracqueo per aver dichiarato di essere stata ospite nottetempo del presidente Berlusconi. Ma le hanno seguite sulla carta stampata, che ne ha profittato per credersi ancora in vita in virtù dei relativi incrementi di vendite. Perché - certo volendo evitare eccessi di volgarità - il telegiornale del primo canale è apparso abbastanza avaro di notizie in merito alla questione D’Addario.
Quanto alla «formazione», il meglio della italica Tv - metti, gli educational di Minoli - li becchi alle otto del mattino, orario notoriamente comodissimo per chicchessia o alle due di notte, risvegliandoti sul divano dall’incubo che Bruno Vespa sia svanito per sempre dal Lebenswelt, il «mondo vissuto» caro alla fenomenologia del filosofo Edmund Husserl («Caz, senza Porta a porta che cosa farò la sera?»). E sul «divertimento» promosso dal servizio pubblico, e ben inteso anche dalle reti Mediaset, beh, tutti gli indici di ascolto alternativi all’Auditel sono concordi nel ritenerlo altissimo: il «Dormitel», il «Ronfitel» e il romano «Madaverodicitel».
Né la situazione è più rosea sul web. È fresca la notizia - vedi a pagina 20 di questo giornale - che in Internet stia spopolando un sito «didattico» per le adolescenti. Il tema? Come diventare veline perfette, con tanto di istigazione a diete dimagranti e a interventi di chirurgia estetica! Sono le stesse ragazzine, le nostre figlie, svezzate dai canali disneyani non più a tifare per Topolino o Minnie piuttosto che per Pietro Gambadilegno, bensì a emulare seducenti maliziose fanciulle americane con problemi amorosi ante litteram.
Insomma, che le clarisse preghino pure, magari invocando - ed evocando - un obiettivo più ambizioso: la contemplazione e la visione di Chiara, e, con queste, la perduta sacertà delle cose reali, fagocitate e vomitate dalla Tv dei Piccoli fratelli o delle Isole degli ignoti. Sacertà vuol dire anche «consacrarsi alla vendetta divina»: che vi folgori tutti, se non ci restituite gli alberi in fiore, la meraviglia per la luna, i bambini alle prese con le lucertole, il sesso vedo-non-vedo sotto la gonna di Laura Antonelli, il rigore sconfitto di Moro e Berlinguer.
Restituiamoci un po’ di mondo. Da qualche parte, fuori e oltre la Tv, sarà pur sopravvissuto per grazia ricevuta.

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