Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:11

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Ma il ministro leghista dimentica gli altri numeri

di Gianfranco Summo
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Al Sud la vita costa quasi il 17% in meno rispetto al Nord; quindi bisogna riparametrare le buste paga e introdurre (di fatto) le gabbie salariali, con stipendi più alti per i lavoratori settentrionali. Quanto sopra è, in sintesi, la combinazione notizia+commento di uno studio reso noto ieri da Bankitalia e chiosato a caldo dal ministro leghista Roberto Calderoli che si fa per l’ennesima volta interprete del «malessere» del Nord piuttosto che dell’interesse generale del Paese. Infatti Calderoli si guarda bene dall’esprimere un parere anche sull’altro dei due studi che la medesima Bankitalia ha pubblicato qualche ora prima; studio secondo il quale l’Italia potrà crescere solo se cresce il Sud, come ha dimostrato tecnicamente anche il Centro studi Confindustria pochi giorni fa. E Bankitalia aggiunge che «a distanza di dieci anni i problemi del Mezzogiorno rimangono in buona parte irrisolti. È necessario chiedersi in che misura ciò sia il risultato di politiche pubbliche inadeguate, sia di quelle place based (ovvero specificatamente dedicate allo sviluppo del Sud) sia di quelle nazionali con effetti differenziati sul territorio».
No, a Calderoli interessa lasciare intendere che le famiglie del Nord sono penalizzate rispetto a quelle del Sud da un iniquo costo della vita.
Volendo considerarla una battuta, si può rispondere con una battuta: siamo pronti ad accogliere gli italiani settentrionali nelle città del Sud. Bari, Taranto, Palermo, Salerno, Reggio Calabria sapranno sicuramente dare un lavoro e una casa a buon mercato a chi dalla provincia di Verona, Milano, Padova, Torino non vede l’ora di cambiare finalmente stile di vita. Ma il sorriso è amaro. In realtà lo studio dei ricercatori della Banca d’Italia ha preso come parametro principale il costo della casa: a parità di condizioni, l’affitto al Sud costa di meno. Vero. Ma è anche vero che nel Meridione i servizi costano di più e sono più scadenti, a cominciare dai trasporti pubblici. Per non parlare della sanità, che troppo spesso costringe a spostarsi da Roma in su, bruciando i risparmi di una vita. Può essere vero che con uno stipendio di millecinquecento euro a Milano una famiglia non vive, ma a Bari con la stessa cifra una famiglia vive male e di solito deve mantenere anche un figlio disoccupato a carico. Figlio che, per non pesare su mamma e papà, un bel giorno decide di fare la valigia e andare a cercare lavoro a Milano, dove deve trovare un alloggio facendo lievitare i prezzi immobiliari milanesi. Ma contribuendo, contemporaneamente, a rimpinguare la ricchezza complessiva del Nord e ampliando quindi il divario all’interno del Paese.
Sicuramente queste dinamiche socio-economiche non sfuggono al ministro Calderoli, che occupando un posto di rilievo nel governo non può ignorare quanto la realtà sia più complessa di un’istantanea. Così come è facile ed anche suggestivo dire «basta soldi al Sud perché se li mangia la criminalità organizzata». Talmente suggestivo che perfino tanti meridionali sono pronti a sottoscrivere questo slogan. E, naturalmente, i meridionali che aderiscono a questo teorema sono proprio quelli onesti, indignati per gli scandali e gli scempi. E allora qual è la soluzione? Basta soldi. Ma sì. Invece di intensificare la lotta al malaffare e alla corruzione, lo Stato deve arrendersi e quindi buttare bambino e acqua sporca, penalizzare i cittadini onesti per non avere più la scocciatura di perseguire i disonesti. Magari andando a scovare i patrimoni che i mafiosi del Sud hanno investito nei salotti finanziari del Nord come tante inchieste passate e recenti hanno svelato. Le affermazioni di Calderoli portano lontano, dunque. E tornando allo studio che le ha ispirate, viene voglia di consigliargli la lettura delle classifiche sulla qualità della vita del quotidiano economico milanese «Il Sole24Ore», impietose nel relegare in fondo alle tabelle tutte le città meridionali.

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