Sabato 28 Marzo 2020 | 16:30

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La partita «Coronavirus» irrompe nel mondo dello sport. In questa rincorsa dai contorni folli che è scattata in un’Italia colta di sorpresa dall’emergenza, si ritagliano uno spazio ben definito anche il calcio e le altre discipline. Con distinzioni, quesiti, differenze. Non poteva che essere così. Tutto nasce, in fondo, dalla difficoltà di conoscere esattamente di cosa stiamo parlando.

Contro chi stiamo giocando. Va bene la prudenza, anche eccessiva a volte, perché con la salute non si scherza. Ma è altrettanto vero che lo spettacolo deve andare avanti. In un modo o nell’altro. Perché lo sport è soprattutto vita.
Mentre volley, nuoto, rugby, pallamano, motociclismo hanno già annunciato il «fermi tutti», il calcio resta in una posizione attendista come nella mgliore tradizione del pallone italico votato alle ripartenze. Domenica prossima in serie A si giocherà a porte chiuse. Una soluzione «di mezzo» perché il calendario è ingolfato e non ci sarebbero date utili per recuperare. In verità con le porte chiuse si comincerà da giovedì sera, Inter-Ludogorets di Europa League.

La classica soluzione all’italiana è forse questa volta la scelta migliore. Perché il calcio è un’industria a parte, un indotto di milioni di euro che girano e rigirano, tv che pagano per le dirette e club che si reggono grazie ai diritti televisivi. Certo, una partita senza pubblico è una mezza partita. Anche se si tratta di Juve-Inter. Ma è pure un modo per vincere la paura, per provare a esorcizzare un clima da streghe che inevitabilmente farà male a qualcuno. Il calcio deve andare avanti, anche perché l’Italia è un Paese fondato sulla libertà, sull’uguaglianza e sul pallone cvhe rotola da una parte all’altra del campo. Si decide di proteggere la salute degli italiani, che è la cosa più importante, ma allo stesso modo si evita di togliere agli stessi tifosi il divertimento per eccellenza, cioé quello di «fare il tifo».

Dopo la settimana (scorsa) da incubo vissuta dalla serie A, ecco la soluzione neutrale per gestire una situazione che rischia di diventare incontrollabile in una nazione spaccata a metà dall’emergenza sanitaria.

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