Lunedì 21 Settembre 2020 | 06:07

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Ma è l’ora di fermare tutti i giri di valzer

La piattaforma di discussione tra le parti e il Governo, rivelata ieri dalla Gazzetta e dal Sole 24 Ore, dimostra in maniera eloquente che le parti sono pronte a tutto, anche a dirsi addio, con tanto di timing

Conte: «Mittal chiede 5000 esuberi, inaccettabile». Governo disponibile a discutere immunità

Il terzo e ultimo rinvio concesso dal giudice Claudio Marangoni nel procedimento cautelare avviato dai commissari dell'Ilva nei confronti di ArcelorMittal ha modalità piuttosto singolari, giacché concesso sulla base di semplici dichiarazioni verbali e non sulla scorta di una pre-intesa scritta come avvenne il 20 dicembre scorso, ma d'altronde ci sta se chi si rivolge alla magistratura, pigia a giorni alterni il pedale dell'acceleratore e quello del freno a seconda degli input provenienti dalla politica piuttosto che dalle norme di legge. Praticamente un atto di fede quello andato in scena ieri al tribunale di Milano pur se proprio le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Ami Lucia Morselli - <garantisco sino al 6 marzo, data della prossima udienza, la regolarità produttiva> - dimostrano che la partita è ancora in corso e che di impegni duraturi non c'è alcuna traccia. Ma il tempo degli ondeggiamenti si sta per esaurire e malgrado l'azione dei pompieri entrati in azione ieri mattina, la piattaforma di discussione tra le parti e il Governo, rivelata ieri dalla Gazzetta e dal Sole 24 Ore, dimostra in maniera eloquente che le parti sono pronte a tutto, anche a dirsi addio, con tanto di timing (novembre 2020) e relativo riscatto stimato (500 milioni di euro) per l'eventuale divorzio.

Il futuro dell'ex Ilva di Taranto, d'altronde, non merita ulteriori perdite (o prese) di tempo ma soluzioni stabili e anche forti ove necessario. La più grande acciaieria d'Europa potrà continuare ad avere un senso industriale se i conti saranno messi in ordine, se i prodotti troveranno tutti gli acquirenti necessari in un mercato connotato dalla sovracapacità, se si abbandonerà gradualmente e inesorabilmente il carbone, se chi vi lavora e chi ci abita attorno sarà munito delle necessarie garanzie in ordine alla tollerabilità dell'impatto sanitario e ambientale. Una serie di condizioni che vanno rispettate, pena non solo il mancato rispetto di uno dei fattori che vanno inevitabilmente messi tutti a sistema per dare sostanza alla nuova Ilva ma anche la spendibilità in tutte le sedi del progetto.

Inutile proseguire coi giri di valzer: il dilungarsi della trattativa sui destini del siderurgico sta portando il Governo Conte a rinviare il varo del Cantiere Taranto, delle misure pensate per offrire ai tarantini altre opportunità di sviluppo economico e occupazionale e nuove possibilità formative per i giovani. Il timore del premier è che quelle misure, elaborate dal sottosegretario tarantino Mario Turco con il concorso degli enti locali e dei vari ministeri, pur pensate per essere aggiuntive rispetto ai posti di lavoro garantiti dall'acciaieria (8200 occupati diretti solo in riva allo Jonio) possano invece tornare utili per fronteggiare eventuali esuberi. Ma forse è arrivato il momento di tirare una linea e provare ad emancipare Taranto da una vertenza che, proprio come la fabbrica, non solo è più grande di lei, coinvolgendo perfino le borse di mezzo mondo, ma che rischia di soffocarla proprio quando si apprestava ad andare oltre, a girare pagina. Anzi, libro.

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