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In Cina si combatte il coronavirus con il turbo-ospedale: costruito in 10 giorni

All’inizio in realtà hanno nicchiato un po’ poi, esploso l’allarme, s’è data una lezione agli occidentali

Bari sempre più vicina al mercato della Cina con «Puglia for China»

Due giorni fa era un campaccio abbandonato, tra 8, forse quattro giorni sarà uno degli ospedali più grandi del mondo. La Cina si mobilita per fronteggiare il coronavirus, identificato nella città di Wuhan, capoluogo della provincia dello Hubei. All’inizio in realtà hanno nicchiato un po’ poi, esploso l’allarme, s’è data una lezione agli occidentali.

Quarantuno milioni di abitanti in quarantena (con divieto di viaggio imposto in 13 città), prevenzione e nuove strutture per l’assistenza. Quindi, ruspe, centinaia, e operai, migliaia, al lavoro, per realizzare in 10 giorni, forse 6 un progetto fino a poche ore fa sulla carta, che prevede mille posto letto, di più - per rendere le proporzioni - del policlinico di Bari. I media cinesi affermano che tutto è stato modellato su un ospedale di Pechino costruito in 7 giorni per gestire l'emergenza SARS nel 2003. I lavori dovrebbero essere ultimati già entro il 3 febbraio. Ma esiste anche la possibilità che la settimana prossima, possano arrivare le prime ispezioni ad una struttura creata dal nulla in tempi inumani.

Tempi miracolosi soprattutto se osservati dagli occhi di un italiano. Se poi l’italiano vive al Sud, mettiamo in Puglia, siamo alla fantascienza. A chi per anni ha fatto il cronista viene subito alla mente la sceneggiata dell’ospedale dell’Alta Murgia «Perinei», tra Altamura e Gravina, progettato nel 1990 per essere un polo sanitario d'eccellenza. Il taglio del nastro c’è stato, ma nel 2014, e solo di recente l’apertura di alcuni servizi e reparti ne hanno dato dignità sanitaria.

Trent’anni fa, mentre nessun immaginava che da qualche parte del mondo esistesse Wuhan, in Puglia si decretava che sarebbe nato il «Perinei». Affinché quel parto avvenisse c’era però da attendere un po’ e metter mano a quella pazienza di cui sono ottimamente forniti i meridionali, mentre 110 milioni di euro bruciano spesi in modo perfettamente bipartisan da giunte di centrodestra e centrosinistra in un groviglio di problemi burocratici e politici. Da sottolineare i posti letto: 300. Curioso ed eloquente, nel corso di due decenni, lo stop per le condotte dell’acquedotto da rifare, 150 giorni per attendere la prima variante, altri tre mesi per attendere la variante che non arriva e quando finalmente c’è, ci si riferma per sette mesi per la perizia di assestamento; altri quattro mesi per il maltempo e poi una pausa per richiedere i danni causati dal maltempo che si sono tradotti in un risarcimento alla ditta costato 140 mila euro dopo un accordo bonario. Alla fine quando la struttura sanitaria nasce, è già vecchia. E meno male che non c’era il coronavirus.

Fallimenti delle ditte, ritardi, perizie di variante, cambi in corsa chiesti dalla direzione generale di turno, difficoltà a rendere disponibili le aree soggette agli interventi perché comporterebbe l’impossibilità di erogare servizi, stop and go per arrivare - quando è necessario - alla compatibilità con le previsioni dei Piani di riordino. Così si costruiscono gli ospedali in Italia, nel Sud in particolare. Con il grande incubo in agguato: quello della giustizia, amministrativa (il ricorso al Tar è la regola) e penale (un’inchiesta-sequestro). Il risultato non cambia, si ferma tutto, spesso per sempre. Tanti spaccati degni di un romanzo ad architettura kafkiana.

Per adattare il rudere dell’ex Cotugno, a Bari, in Irccs Oncologico, sono occorsi 11 anni. Una sceneggiata che si è arricchita di aneddoti, non si sa se sempre veri, come i rubinetti a manopola e le porte a vento nelle sale operatorie che hanno costretto, a lavori terminati, a smontare tutto e ricominciare da capo. E lo stesso incubo temporale lo si sta vivendo a Lecce per il nuovo Fazzi, mentre al momento prosegue (ma siamo a poco più della posa della prima pietra) la realizzazione dell’ospedale del Sud Est Barese, tra Monopoli e Fasano. In tutto questo minestrone di ricorsi, controricorsi, lentezze, misteri ci sono poi i tanti cantieri in atto per ammodernare ospedali già esistenti, policlinico di Bari compreso. Grandi rebus con l’«imprevedibile» sempre dietro l’angolo. Ecco lo stupore del cittadino del Sud Italia (anche al Nord le cose non vanno poi sempre meglio) di fronte ai cittadini di Whuam. Qualcuno cerca di farsi coraggio: se vuoi vivere in dittatura vai in Cina, avrai un ospedale nuovo in 6/10 giorni ma non sarai libero; se vuoi la democrazia e la libertà resta in Italia. Una terza scelta, magari?

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