Mercoledì 15 Luglio 2020 | 11:32

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L'opinione

L'altra Italia, quella più bella che non ha bisogno di odiare

«C’è poi un’altra Italia con altri italiani. Sono quelli che all’odio non ci pensano proprio, anche perché non hanno il tempo per farlo»

L'altra Italia, quella più bella che non ha bisogno di odiare

La fortuna dell’Italia è che ci sono almeno due Italia. Una che appare, chiassosa, becera, odiatrice e volgare, che scarica sempre sugli altri ogni responsabilità. Purtroppo è quella che fa notizia, perché è entrata nei meccanismi della comunicazione e si è impossessata di molti suoi strumenti. È l’Italia che sfrutta nel modo più bieco i moderni mezzi informatici, vomitando insulti attraverso i social, divertendosi a diffondere le foto osé di amici e amiche, bullizzando quelli che sembrano più deboli.
È l’Italia che non ha il coraggio di dire un sì unanime a una legge contro il razzismo che non dovrebbe neppure esistere, perché discriminare una persona per genere, colore della pelle o stato sociale è semplicemente una manifesta espressione di stupidità.

È l’Italia che in politica continuamente ammicca a un passato che non può tornare, che usa un linguaggio violento che stimola comportamenti violenti propagandando la logica della forza come strumento per creare consenso. È un’Italia che non si rassegna alla sconfitta inflittale dalla Storia.

C’è poi un’altra Italia con altri italiani. Sono quelli che all’odio non ci pensano proprio, anche perché non hanno il tempo per farlo. Devono lavorare, educare i figli, accudire i genitori, fare i salti mortali per pagare le bollette e mettere insieme il pranzo con la cena. Sono quelli che Internet lo utilizzano per lavorare e per comunicare con i ragazzi costretti a emigrare o con i padri e le madri obbligati a cercare un’occupazione lontano da casa, perché nella loro terra crescono solo le chiacchiere e il malaffare. È un’Italia silenziosa e, forse, questo è il suo limite perché in tanti fanno finta di non vederla, di non accorgersi che esiste e che alla fine è lo scheletro che regge un Paese dal corpo sempre più flaccido.
È un’Italia ostinata e contraria, che per cambiare il mondo crede nei piccoli gesti e non nelle rivoluzioni. È un’Italia dal cuore grande e non solo quando si tratta di andare a soccorrere i terremotati, di andare a spalare il fango dalle case allagate, di portare un brodo caldo ai disperati della notte.

L’altro giorno ero sul bus che da Torino porta in aeroporto. È salita una ragazza, occhiali, viso semplice, abbigliamento modesto. Ha provato a pagare il biglietto con la carta di credito, ma per due volte è stata rifiutata la transazione. È diventata rossa rossa e gli occhi le si sono fatti lucidi. L’autista ha capito e le ha detto di sedersi e che durante la corsa avrebbe riprovato con la carta. Lei ha cominciato a rovistare nelle tasche e in un consunto portafogli, ma non ha trovato un centesimo. Non ne aveva. Il bus ha proseguito la corsa e altri passeggeri hanno pagato regolarmente il biglietto con il Pos. Dunque funzionava. La ragazza, una dei tanti studenti costretti a trasferirsi a Torino, ha scambiato qualche parola con la vicina di posto. Dopo alcuni minuti questa passeggera ha porto 10 euro all’autista e ha detto: «Alla prossima scendo, pago io adesso il biglietto della signorina». L’autista è rimasto interdetto, ha allungato la mano per prendere la banconota ma poi l’ha ritratta. «No, non si preoccupi, adesso che arriviamo in aeroporto, segnalo che il Pos con alcune carte non va».

Una piccola lezione dell’Italia nascosta, quella generosa, che va avanti con buon senso e non con i cavilli della furbizia, quella che si prende le sue responsabilità. L’unica colpa è di andare sempre meno alle urne per cercare di far sentire la sua voce. È un’Italia rassegnata? No, è ostinata ad andare avanti per la sua strada. In silenzio e con onestà. È un’Italia che ha speranza perché la pratica, che magari non va in piazza ai cortei di Greta, ma che capisce le sofferenze di Madre Terra e senza fanfare né megafoni prova a cambiare abitudini. È l’Italia che va ancora nelle librerie e nelle biblioteche perché crede nel valore delle parole e del loro significato.
È dalla parte di questa Italia che bisogna avere il coraggio di stare.

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