Martedì 26 Marzo 2019 | 11:43

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Partito del Sud ammuina e sospetti

di Lino Patruno
di Lino Patruno 

A furia di parlarne, vai a vedere che il Partito del Sud è già fatto. E con una velocità tutt’altro che da Sud. C’è la campagna pubblicitaria, il sito in internet, addirittura un giornale, «NewSud» (perché un nome foresto?). Alla testa il sottosegretario Micciché, luogotenenti la ministra Prestigiacomo, l’ex ministro Martino e Marcello Dell’Utri, fra i «padri» di Forza Italia. Ha fatto a Sorrento il primo semicongresso. Ed ha anche i primi sondaggi: tra il 18 e il 20 per cento di fiducia nel Mezzogiorno, picco del 31 in Sicilia. A Sorrento c’era la Poli Bortone, titolare dell’altra sigla «Io Sud», che non si sa ancora come si atteggerà. Non c’era il presidente siciliano Lombardo, che lavora a un altro partito ancora, coinvolgendo governatori di centrosinistra come Loiero (Calabria) e Bassolino (Campania). Il quale Bassolino ha costituito a sua volta un partito che si chiama «Sudd». 
    G rasso che cola per un Sud fino a poco fa scomparso dalla circolazione. Ora con tanta abbondanza da far temere che finisca alla meridionale, tutti contro tutti.
Tanto per cominciare: partito, lega di movimenti o gruppo di pressione? Se fosse un partito non dovrebbe andare né a destra né a sinistra ma cercare di divenire tanto forte da poter dire: senza di noi non si fa un governo in Italia. Se fosse una lega di movimenti, dovrebbe buttarci dentro di tutto senza preclusioni di colore politico. Se fosse un gruppo di pressione, dovrebbe cedere all’asta i suoi voti: li diamo a chi si occupa del Mezzogiorno. Visto che Micciché e la Prestigiacomo stanno addirittura nell’attuale governo, mettiamola così: o Berlusconi la smette di fare l’amore con la Lega Nord, o ci saranno problemi. Fino a sospettare che al presidente del Consiglio non dispiacerebbe, visto che la Lega (col fidato ministro Tremonti) non lascia fiato neanche a lui.
    Per questo c’è chi teme che sia tutta una ammuina per tener buoni i meridionali. Il gattopardismo di cambiare qualcosa per lasciare tutto come prima. La stampa paraleghista parla di estorsione, sganciare i soldi o andare tutti a casa. I soliti trucidi antimeridionali, anche se è vero che l’odore dei soldi aleggia su tutto: doveva essere toccata la sacralità del finanziamento per risvegliare la dignità del Sud, non avevano fatto caso al cartello «chi tocca i fondi muore». I fondi sono quelli Fas per le aree svantaggiate, dirottati in buona parte al Nord anche perché, è l’accusa, il Sud non li avrebbe utilizzati. E poi c’è il federalismo che minaccia di lasciare il Sud in mutande. Fondi spesso spesi tanto male da chiedersi se non siano il problema più che la soluzione del problema. E tuttavia non è che si può stare sempre a bacchettare il Sud, e vedere che lo sport più praticato dalla Lega è cercare di papparsi quei soldi come un Sud qualsiasi. Spesa pubblica
non solo vizio meridionale.
    E poi, parliamoci chiaro, mille volte si è detto che la debolezza del Sud è l’incapacità di mettersi insieme. E mille volte si è detto ai politici del Sud: fate una santa alleanza e fatevi sentire. Ora che di riffa o di raffa si fa, non possiamo tutti spaccare il capello, riempirla più di sospetti che di attenzione. Vediamo come va. Anche se va di traverso quell’oc - chiolino complice della Lega Nord sempre pronta a dividere l’Italia in due: si facciano la Lega Sud e ciascuno per la sua strada.
    Il Partito del Sud sarà uno sbaglio, ma tutt’attorno per il Sud non si vedono altre formule magiche. Dice Veneziani: meglio la partita del Sud che il Partito del Sud. Ma è anche vero che a qualcuno il partito è venuto in testa perché non c’è più partita da tempo. Come è vero che sarebbe stato preferibile che il Sud si fosse mosso con la sua gente, la sua società civile, la sua buonavita organizzata invece che con i suoi leader, e per giunta i soliti: fino a far insinuare che sia tutto un loro tentativo di riciclaggio. Intanto il centrosinistra, sempre un po’ in affanno, cerca a sua volta per il Sud le nuove alleanze sperimentate in Puglia alle elezioni amministrative. E infine ci si attende sempre che il Paese rinsavisca capendo di non avere crescita senza Sud e decidendosi a una politica nazionale che ne spinga lo sviluppo e spazzi la protesta.
    Nel frattempo i giovani meridionali continuano ad andarsene. Né in buona parte piangono da emigranti: vanno perché così è e basta. Certo che potrebbero restare, ma nel mondo col trolley alla mano il loro trolley ha un destino incamerato e non ci si può stare troppo a pensare. E del resto sono laureati, la frustrazione per un domani non all’alte zza è molto più bruciante. Loro sanno poco di questione meridionale anche perché nessuno gliel’ha mai spiegata, tantomeno all’università. E poi, la vita corre, mica possono fare come i loro padri e nonni che continuano ad aspettare che un giorno il Sud si riscatti e intanto l’ora si fa tarda, sempre più tarda e il Sud sempre più vuoto. 

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