Martedì 26 Marzo 2019 | 23:08

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Partito del Sud. Basta la parola

di Lino Patruno
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Almeno col Partito del Sud si riparla di Sud. Quell’affare indigesto che i meridionali non osavano più neanche nominare. E il cui solo accenno faceva venire l’allergia ai settentrionali. Ora però il Sud sembra voler fare davvero. E tutti a dire la propria, per la verità prima ancora che lo stesso Partito del Sud capisca da sé cosa vuole essere.
 Il più esplicito, come al solito, il senatore Gasparri (PdL): è una discarica per personaggi di serie B falliti e per megalomani e mancati ministri. Immediata la replica del presidente della Calabria, Loiero (Pd), consapevole che ce l’avesse con lui: Gasparri è fatto così, non ha una corrispondenza naturale fra pensiero e linguaggio. Un po’ meno rusticani gli altri commenti. Il sottosegretario Miccichè: lo vuole la gente del Sud, e quando un popolo si muove nessuno può fermarlo. Risposta di Sergio D’Antoni, responsabile Mezzogiorno del Pd: se Miccichè critica seriamente l’impostazione nazionale anti-Sud, compia atti conseguenti, altrimenti risparmi chiacchiere e segua il governo leghista cui appartiene. Il segretario del Pri, Francesco Nucara (eletto nel PdL): se il governo mantenesse le promesse della campagna elettorale, il Partito del Sud non nascerebbe. 
Il presidente della Camera, Fini: non serve un Partito del Sud, serve un partito nazionale che faccia sul serio gli interessi del Sud. Il segretario dell’Udc, Cesa: spezzettare l’Italia in tante parti e ridurre tutto a ras locali, significa la morte della politica come progetto unitario per il bene del Paese. Pino Sgobio, responsabile Mezzogiorno dei Comunisti italiani: chi pensa a una Lega Sud in antitesi alla Lega Nord fa il gioco di Bossi e di chi punta a dividere l’Italia, indebolendo ancora di più il Meridione. Fabrizio Cicchitto: il problema è quello di una incisiva politica per il Mezzogiorno, non di un Partito del Sud.
 Epperò nessuno penserebbe a un Partito del Sud se il Sud si sentisse nelle grazie del governo. A cominciare da quel presidente della Regione Sicilia, Lombardo, già alleato del centrodestra, che ne è il portabandiera e ne vede fermento ovunque. Ma che capisce bene come l’eventuale partito non debba stare né a destra né a sinistra, altrimenti è fallito. In contradditorio col Pd, che pensa a un’alleanza per il Sud, che già l’ha sperimentata a Bari (Comune) e Brindisi (Provincia) con una cordata da Vendola all’Udc, che ha tentato di bissarla in Puglia e che si attrezza per ripeterla alle prossime regionali. Compreso quell’«Io Sud» della senatrice Poli Bortone, che è l’altra avanguardia sudista e non crede più ai partiti nazionali capaci di catturare consenso sul territorio (come dimostrano le brucianti astensioni). Meglio un cosiddetto «azionariato popolare», movimenti né di destra né di sinistra, obiettivo finale una confederazione di Leghe del Sud, una forza imponente che, dice, faccia massa critica. Tant’è che, capìta l’antifona, anche il presidente campano Bassolino lavora a un suo nuovo partito, quasi che non ce ne fossero, il «Sudd» con una «d» in più (Sinistra unita democratica e dei diritti). L’europarlamentare PdL Tatarella lancia la fondazione «Polo Sud». E ovunque pullulano sudismi, a cominciare dai nostalgici dei Borbone e dai separatisti che vorrebbero impiccare Garibaldi.
  Ciò che non si capisce ancora è quale sia la passione divorante, il rintocco di campana che potrà riscaldare i cuori alla gente del Sud. Dato che i soldi più o meno sottratti al Sud non sembrano un motivo sufficiente per un elettorato che alle politiche ha votato proprio chi li ha dirottati in parte al Nord. Elettorato o stupido, o indifferente, o meno allarmato di chi lo vuole difendere. O semplicemente opportunista, andare con chi può vincere, insomma il solito trasformismo meridionale. Se quindi non funziona il sia pur non ingiustificato lamento del Sud trattato da sporco e nero; se non funziona l’attesa di un risarcimento sulla storia e sulle ingiustizie; se non funziona la reazione a un Nord prepotente e colonizzatore; se non funziona la ribellione alle dimenticanze dei partiti nazionali; se tutto questo non funziona, qualcosa deve funzionare perché il Partito del Sud sia il botto che si aspetta la Poli Bortone. Non bastando un generico meridionalismo e l’insofferenza per la politica. E ricordando che la già mitica Lega Nord è nata dalla gente non dai suoi leader, è nata dal basso non dall’alto, sia pure come difesa gretta ma vincente del proprio benessere.
 Ma il Partito del Sud è agli inizi e bisogna avere pazienza. Comunque si tenga pronto. E intanto, udite udite, il giornale della Confindustria, non proprio dal cuore sudista, afferma che il Sud farà grande il Nord attraverso i giovani studenti meridionali che arricchiscono le università settentrionali. Non è che il Partito del Sud comincia a far paura lassù più che a convincere quaggiù?

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