Giovedì 21 Marzo 2019 | 02:09

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Il Cavaliere alla conquista del vero Special One

di Giuseppe De Tomaso
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Che Silvio Berlusconi sia un Grande Comunicatore, che sia stato il primo ad applicare alla politica italiana le regole del marketing televisivo, lo sanno anche i neonati. L’ultima conferma è arrivata dall’Abruzzo, dove il presidente del Consiglio è riuscito a rovesciare i pronostici della vigilia, che preannunciavano una sorta di strategia dell’indifferenza o del boicottaggio da parte dei colleghi del G8 nei suoi confronti. La tedesca Angela Merkel ha smentito quanti davano per scontato un suo plateale forfait all’Aquila, in segno di dissenso contro il curriculum di playboy vantato dal Cavaliere, ulteriormente arricchito dalle ultime puntate del sexy-gossip. L’inglese Gordon Brown ha elogiato il premier italiano, ignorando i veleni che i giornali londinesi da tempo riversano sul Cavaliere. Il francese Nicolas Sarkozy si è consolato con lo charme della sua irresistibile Carlà, evitando così di pungere il suo ex datore di lavoro italiano. Insomma. Se persino alcuni quotidiani da sempre antiberlusconiani hanno riconosciuto che l’Italia ha fatto la sua figura davanti ai potenti del pianeta, vuol dire che Berlusconi può tirare un sospiro di sollievo, dal momento che il G8, a detta di alcuni uccelli del cattivo augurio, avrebbe dovuto sancire l’atto di sfiducia dei Grandi verso il primo governante del Belpaese.
Inutile ricordare che orecchie e occhi erano tutti rivolti verso Obama. Se il presidente Usa avesse pronunciato solo una mezza parola di distacco verso il primo ministro italiano, non ci sarebbe stata storia.
Il G8 aquilano sarebbe passato agli annali come un flop epico, paragonabile, quasi, alla disfatta di Caporetto, durante la Prima guerra mondiale, o alla sconfitta patita nel 1966 in Inghilterra dalla nostra nazionale di calcio ad opera della Corea. Invece, le parole di apprezzamento rivoltegli da Obama, hanno giovato a Berlusconi più di cento feste senza i registratori di qualche signorina disinvolta in agguato.
Da perfetto conoscitore dei dogmi comunicativi, Berlusconi deve aver compreso sùbito che era inutile mettersi a gareggiare con Obama per il ruolo di primattore del G8. Primo, perché l’America è l’America. Anche lo starnuto di un sottosegretario Usa fa più rumore dell’urlo di un ministro europeo. Secondo, perché Obama è Obama, una sorta di John Kennedy (1917-1963) nero: come dire il massimo per la civiltà del comunicare. Bello e aitante, potente e videoseducente, in più espressione di quella fascia etnico-sociale che solo pochi lustri addietro era il volto più disperato della miseria umana: l’inquilino della Casa Bianca non teme rivali sul palcoscenico del telepotere. Neppure un Sarkozy con Carla Bruni incessantemente al fianco potrebbe rubargli la scena davanti alle sterminate platee del piccolo schermo. Neppure un Berlusconi con le meraviglie delle sue dimore da favola.
Almeno sul piano mediatico, è cominciata l’era di Obama. Vedremo nei prossimi anni se all’appeal di Barack corrisponderanno i successi delle sue iniziative. Vedremo. Ma nessuno può dissentire sul fatto che oggi il presidente americano se, sul piano politico ha rovesciato l’unilateralismo di George W. Bush (l’America decide per tutti), sul piano dell’immagine, invece, rappresenta l’unico punto di riferimento in circolazione, un unilateralismo estetico, prima che politico, che è riuscito, pare, addirittura a riaccreditare e sdoganare la canottiera, indumento finora considerato più impresentabile di una giacca senza bottoni, e più imbarazzante di una stretta di mano sudaticcia, specie dopo la sfortunata ostentazione curata da Bettino Craxi (1934-2000) al congresso socialista di Bari (1991), e da Umberto Bossi tra i giardini dei villoni smeraldini di Berlusconi nell’estate 1994.
A Obama è permesso di tutto, anche la canottiera. Il che la dice lunga sul clima favorevole che, a dispetto della recessione provocata dai mutui Usa, circonda l’America 2009; e sul plebiscito quasi unanime che sembra accompagnare il suo fresco condottiero. Non c’è nulla da fare: è Obama lo Special One di questi tempi. Altro che Josè Mourinho. Il Cavaliere ha afferrato a volo il segnale e si è adeguato. Corteggerà, lusingherà Obama e la sua famiglia come non aveva fatto neanche con gli amicissimi Bush e Putin. Del resto, come dargli torto? Mezza parola di plauso da parte di Barack può neutralizzare più dieci edizioni del Times, posseduto dal suo nemico concorrente Rupert Murdoch. Eppoi. Obama trionferebbe anche in Italia alle elezioni. Una ragione in più, per Silvio, per farselo amico-amico. Quanto ai programmi economici del G8, come non essere d’accordo su tutto e per tutto con l’America? E’ la politica estera dello Stivale da più di 60 anni. Vladimir Putin non gradirà. Non importa. Obama stregherà anche lui.
detomaso@gazzettamezzogiorno.it

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