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Cari giovani, caricatevi quest'Italia sulle spalle

« Sono stati giorni di passione anche nella vita civile. A cominciare dal rogo che ha semidistrutto Notre-Dame, l’antica cattedrale di Parigi»

Cari giovani, caricatevi quest'Italia sulle spalle

Stasera con la solenne Veglia pasquale la Settimana Santa toccherà il suo apice. Sono stati giorni di passione anche nella vita civile. A cominciare dal rogo che ha semidistrutto Notre-Dame, l’antica cattedrale di Parigi, per la verità nota ai più non per la storia religiosa e artistica, ma per via del cinema e dei musical. Forse anche per questo la colletta per risistemarla, partita con le ceneri del tetto ancora fumanti, ha raggiunto cifre entusiasmanti. «Sarà ricostruita», è stato l’annuncio a caldo dato dal presidente francese. Addirittura «in cinque anni», azzarda pensando alle Olimpiadi del 2024. Scettici architetti e ingegneri: serviranno almeno quindici-venti anni.

Nel frattempo è già partita la disputa che segue ogni distruzione e anticipa ogni ricostruzione: come rifarla? Identica e con gli stessi materiali? Identica ma con materiali diversi? Lasciarla com’è a testimonianza del suo tempo, come è stato fatto in Germania per tanti monumenti bombardati? Sono interrogativi che appassioneranno i francesi – e non solo – per i prossimi anni.
Anche l’Italia ha vissuto la sua settimana di passione. Nessuna sciagura, per fortuna, ma c’è lo stesso una vasta opera di ricostruzione da compiere. E non si tratta solo di riaprire i famosi «cantieri» delle opere pubbliche, di cui pure c’è bisogno. Da noi c’è da ricostruire un tessuto sociale che ormai appare logoro e sfilacciato in più punti, con un tira e molla della politica che non fa che indebolire ancor più fibre già lise.


A quasi un mese dalle elezioni europee, importanti di per sé ma anche perché sarà l’ennesima conta tra i partiti, la questione morale è tornata in campo, più aggressiva dell’Ajax. Veramente non era mai scomparsa, è solo che i magistrati di tanto in tanto ce la riportano alla mente. In Umbria, una delle ultime regioni governate dal Pd, la presidente è stata costretta a dimettersi dopo un’inchiesta sulla corruzione che la vede indagata e che ha svelato concorsi e appalti truccati. L’ombra del malaffare sfiora anche il sottosegretario leghista ai Lavori pubblici Armando Siri, fedelissimo del lìder maximo Salvini, e Di Maio chiede che si faccia da parte. Matteo lo difende a spada tratta, il ministro Toninelli gli revoca tutte le deleghe. Lo scontro fra i due azionisti del governo sembra giunto davvero ai titoli di coda, anche perché i leghisti – per uscire dall’angolo – si scatenano contro la sindaca di Roma che avrebbe voluto dei bilanci «accomodati» dal presidente (dimissionato) dell’Azienda dei rifiuti. Tutti scagliano pietre, soprattutto se hanno peccati, alla faccia del monito evangelico.


La questione immorale distrae da un altro problema che rischia di trascinare in secca il Paese: i conti pubblici. Il ministro delle Finanze, Giovanni Tria, smette i panni del cireneo silenzioso, e comincia a sfilare i grani di un rosario che nessuno vorrebbe recitare: o si trovano 23 miliardi o a gennaio aumenterà l’Iva. Altro che flat tax e balzelli da abbassare. Apriti cielo. Salvini e Di Maio all’unisono si scagliano contro il povero ministro, quasi che la colpa fosse sua e non la loro che fanno i padroni del governo. Per entrambi non ci sono vie di mezzo: «Finché ci siamo noi le tasse non aumentano». Dopodiché qualcuno dovrà pur spiegare come fare, al di là delle rituali bufale della caccia agli evasori e della vendita del patrimonio pubblico.


Sconcerta che un Paese dalle grandissime capacità come il nostro debba mostrarsi al mondo con un’immagine così avvilente. Siamo bravi e capaci in ogni campo del sapere, della ricerca, delle costruzioni, delle innovazioni. Il gruppo che a Torino ha ricostruito la Cappella del Guarini (quella dov’è custodita la Sindone) ora darà lezioni a chi dovrà restaurare Notre-Dame, eppure non riusciamo a sciogliere nodi e ricostruire modi del nostro stare insieme. La malacura del bene pubblico porta sfiducia e scontento, due ottimi ingredienti per distruggere un Paese e con esso la sua gente e il suo patrimonio materiale e spirituale. C’è una rivoluzione silenziosa da fare, una croce che i giovani devono caricarsi sulle spalle, perché gli adulti hanno già mostrato d’essere incapaci. Si parla tanto di Greta Thunberg, anche al di là dei suoi meriti, però ha lanciato un messaggio che merita d’essere ascoltato: solo i giovani possono cambiare le cose. Comincino, si diano da fare, tornino a sognare e a riprendersi il futuro. O questa settimana di passione non finirà più.

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