Venerdì 19 Aprile 2019 | 12:26

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Inchiesta/terremoto che ha scosso Michele Emiliano è senza dubbio una imprevista turbolenza per un territorio che si avvia verso la cruciale tornata delle amministrative

michele emiliano

Una «scossa» per la Puglia da raccontare ritrovando subito l’indispensabile equilibrio. Si deve all’ex premier Massimo D’Alema l’introduzione nel lessico politico del sostantivo che richiama i movimenti tellurici per definire le inchieste giudiziarie che interessano la politica, di solito a ridosso di un turno elettorale. Rientra in questa casistica l’inchiesta barese che riguarda il governatore Michele Emiliano - personaggio politico il cui cursus honorum si intreccia quasi carnalmente con la toga di magistrato antimafia -, il suo capo di gabinetto Claudio Stefanazzi e tre imprenditori: Giacomo Pietro Paolo Mescia, Vito Ladisa e Pietro Dotti. Si tratta senza dubbio di una imprevista turbolenza per un territorio che si avvia verso la cruciale tornata delle amministrative, con le successive Regionali in calendario l’anno prossimo. Le indagini però vanno inquadrate nel proprio contesto, senza i veleni di una certa narrazione giustizialista che ha dato forma ai media dei primi anni Novanta: la misuratezza nelle cronache non può che giovare all’opinione pubblica, alla magistratura alle prese con un compito delicato e alle parti in causa, la cui presunzione di innocenza, allo stato, non è in discussione.

Le polemiche politiche, invece, sono inevitabili e quasi scontate: non sorprende il commento di Francesco Paolo Sisto di Forza Italia, improntato al garantismo (e piccato per la fuga di notizie di cui ha avuto contezza il presidente Emiliano), al pari della richiesta di chiarimenti con dimissioni avanzata dal M5S e della solidarietà dai parlamentari Pd e dai consiglieri del centrosinistra pugliese.

I fatti sono in divenire ed è quanto mai necessario ricordare che siamo ancora nella fase delle ricostruzioni: gli inquirenti sono al lavoro (hanno chiesto una proroga per le indagini), ma le ipotesi di reato formulate dal procuratore Lino Giorgio Bruno sono note. Emiliano è accusato di abuso d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità (entrambi i fatti risalenti al 2018) e concorso in reati tributari per l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Il governatore ha offerto massima collaborazione ai finanzieri e ai magistrati per spazzare via ogni ombra, accendendo i riflettori sulla fuga di notizia che lo avrebbe riguardato, con indiscrezioni che coinvolgerebbero un giornalista (per il quale l’Ordine professionale ha chiesto lumi alla magistratura al fine di avviare un procedimento disciplinare nell’eventualità che lo stesso cronista abbia rivelato al governatore dettagli sull'indagine in corso prima ancora che la Finanza si recasse alla Regione).
Sullo sfondo resta il nodo del finanziamento della politica al tempo degli «anticasta»: prima o poi il parlamento dovrà fare i conti con la necessità di adottare procedure chiare, semplici e lineari per conferire risorse alla politica. E per non rendere i partiti e i politici «prigionieri» dei contributi interessati del mondo imprenditoriale, bisognerebbe anche valutare se il ritorno ad un finanziamento pubblico - trasparente e con verifiche delle spese stringenti - non sia il male minore rispetto a all’attuale status quo. Che rende sempre più debole e meno credibile la politica.

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