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Xylella, la filiera degli errori

Mentre a Roma si discute, la xylella continua ad uccidere gli ulivi

xylella

Un albero di ulivo abbattuto a causa della xylella fastidiosa

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, è la famosa locuzione latina di Tito Livio riferita a Cartagine che tradotta significa Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata. Verso la xylella, un Tito Livio contemporaneo probabilmente scriverebbe Dum Romae consulitur, xylella olivas interfecit, ovvero Mentre a Roma si discute, la xylella continua ad uccidere gli olivi. Infatti, se da un lato la politica continua a discutere, vi sono manifestazioni, cortei e quant’altro, la xylella avanza lasciando alle spalle tantissimi alberi di olivo morti! Sì, alberi morti, uccisi da un nemico implacabile e silenzioso, che si avvale di un alleato che si nasconde inizialmente dentro una tuta mimetica “sputacchiosa”. Tutto ciò, nonostante che per la “guerra” alla xylella si è agito affidandosi al generale Silletti, in un certo senso come fece il Senatus Romanus quando, resosi conto che per avere sprecato troppo tempo in consultazioni continue e senza prendere una decisione, era stata persa la città di Sagunto, arrivò ad accettare Carthago delenda est, Cartagine deve essere distrutta, suggerito da Catone il Censore, affidandone il compito al generale Scipione detto l’Africano.

Racconto Tito Livio racconta che prima della decisione della delega a Scipione “tutti gli sguardi si rivolsero verso di lui (Scipione), la moltitudine con grida di simpatia e favore gli augurò senza indugio un comando felice e fortunato. Quando poi si iniziò a votare, tutti fino all'ultimo, deliberarono che il comando fosse dato a Scipione”. Ma per il generale Silletti non è stato così, anzi gli sono state messe tante pietre d’inciampo! Gli scienziati, poi, non sono stati e tuttora non sono creduti dai “negazionisti”, increduli sull’esistenza del batterio! Anche associazioni varie e singoli cittadini hanno “avvantaggiato” il nemico xylella; per alcuni la colpa era del glifosato (glyphosate) o dovuta all’olivicoltura intensiva! Degli olivicoltori sono ricorsi al TAR per evitare lo sradicamento delle piante infette.

Ma anche “mezzi e tattiche” suggerite al generale non si sono rivelate il massimo di quello che si poteva escogitare. Basti pensare al primo Piano Silletti in cui tra le “buone pratiche agricole” non era contemperato l’utilizzo degli insetticidi per eliminare il più possibile la sputacchina. Pure le risorse economiche messe a disposizione non erano adeguate, come i collaboratori troppo pochi. E quando dopo quasi cinque anni il Ministero ha deciso nel secondo Piano Silletti di obbligare l’esecuzione di due trattamenti insetticidi nella zona “cuscinetto”, pena una sanzione, di contro alcuni sindaci avevano deliberato multe per i “poveri” olivicoltori che avessero ubbidito all’ordine del ministro! In ogni modo, messo a riposo il generale Silletti, considerato che il batterio avanza a circa quaranta chilometri l’anno, è estremamente necessario rivedere ogni aspetto della “guerra”. Una soluzione potrebbe essere il ricorso ad un’istituzione di grande rilievo come l'Accademia dei Georgofili di Firenze, una cui sezione, presieduta dal prof. Vittorio Marzi, è ospitata a Bari presso Villa Larocca, struttura dell’Università di Bari. In concreto, al Presidente dell’Accademia potrebbe essere affidato il compito di fungere da “generale” per formare una squadra di scienziati (il prof. Giovanni Martelli è membro emerito di tale Accademia) e ricercatori ben articolata, con i compiti di “ripensare” un piano più efficace per fronteggiare l'epidemia e di programmare delle ricerche con un obiettivo che deve essere “ambizioso”, cioè mirare a risolvere il problema “definitamente”, progettando soluzioni che utilizzano anche l’ingegneria genetica, per costituire una varietà di olivo “resistente” e non solo “tollerante”. Il costo economico, senz’altro importante, deve essere, come promesso, sostenuto dalla UE che pare abbia recepito come il batterio non è un pericolo “soltanto pugliese”! Ad oggi, le aree infette ci sono anche in Corsica, alle Baleari ed in Portogallo. Da non tralasciare che spandendosi sempre più a nord, il pericolo potrebbe allargarsi ai ciliegi ed ai mandorli, ambedue suscettibili a questo tipo di xylella! Se la promessa di finanziare adeguatamente la “guerra” alla xylella sarà mantenuta, avverrà in un certo senso ciò che fecero gli antichi Romani: le cronache del tempo hanno riportato che “tanto grande era l'allarme, che il Senato decise di mettere in campo ben otto legioni, invece delle solite due, su cui poté fare affidamento Scipione l’Africano.

Nel frattempo, alcune misure fitosanitarie potrebbero essere “ripensate”. La lotta agli insetti vettori dovrebbe essere attuata in modo “indiscriminato”, e pertanto non solo negli oliveti, ma in tutte le coltivazioni vicine! Ancora, anche nella zona indenne, per qualche decina di chilometri dovrebbero essere rese “obbligatorie”, invece che solo “raccomandabili”, le regole già valide per la zona cuscinetto, e cioè le lavorazioni superficiali del terreno per eliminare le malerbe nel periodo marzo-aprile, le due applicazioni di insetticidi contro gli adulti del vettore e le eliminazioni dei polloni. Poi andrebbero “corrette” quelle disposizioni che sembrano essere “assurde” per la zona “cuscinetto”! Infatti, per Palagiano, Castellana Grotte e Noci gli obblighi sono estesi sull’intero territorio comunale, ad esclusione di alcune aree identificate con un numero di foglio catastale: forse la xylella legge le carte topografiche!

Infine, è fondamentale non ripetere gli errori! Cicerone nelle Filippiche affermò Cuiusvis hominis est errare: nullius nisi insipientis, in errore perseverare, "è cosa comune l'errare: è solo dell'ignorante perseverare nell'errore".
Natura unanaGli errori: come anche per i peccati, nessun uomo può dirsi indenne. In proposito, vi sono diversi aforismi, nell’ambito dei quali ce ne sono alcuni molto famosi e ricorrenti. Errare humanum est è il più famoso, una locuzione latina attribuita a Seneca prima e con la frase analoga errasse humanum est", a San Girolamo. Ma in fatto di xylella errare humanum est, perseverare autem diabolicum, che tradotta letteralmente significa "commettere errori è umano, ma perseverare (nell'errore) è diabolico". Con questa frase, partendo dall’ammissione che che l'errare è parte della natura umana, si vuole cercare di sfumare una colpa, un errore, purché sporadico e non ripetuto. Il significato è chiaro: Questo, però, non può essere inteso come attenuante di responsabilità per una reiterazione dello sbaglio, quanto piuttosto un mezzo per imparare dall'esperienza. Sostanzialmente, si rifà (anche se non in modo letterale) a un'espressione di sant'Agostino, anche se esistono diversi antecedenti in latino precristiano.
Errare humanum est è un proverbio valido per tantissime situazioni come questa che non è apparso il massimo possibile, ne ben coordinato da uno stratega smart, come si dice al giorno d’oggi, con il compito di coordinare e quindi “progettare”
ed “utopicamente” (perché no?) addirittura di arrestarne l’avanzata.

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