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Alleanze il telefono di Casini non ha pace

di Giuseppe De Tomaso
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Da qualche giorno Pierferdinando Casini è più corteggiato della Brigitte Bardot che furoreggiava in Costa Azzurra. Lo corteggia il Cavaliere che, attraverso i suoi luogotenenti, tra cui Raffaele Fitto, sta inviando più di un segnale di apertura in direzione dell’Udc. Lo corteggia il Pd, i cui massimi dirigenti vorrebbero allargare a livello nazionale l’alleanza uscita vincente dagli spareggi elettorali al Comune di Bari e alla Provincia di Brindisi. Lo corteggia, adesso, Nichi Vendola, che vuole anticipare nella Regione Puglia la «strategia dell’attenzione» avviata verso Casini dai maggiorenti del Pd. Insomma, tutti vogliono Pierferdy.
Fosse ancora in auge il sistema multipolare, Casini avrebbe fatto bingo. Quel sistema eccitava ed esaltava i partiti di centro in grado di rivolgersi a più interlocutori. Ma da quando le regole elettorali, sia pure differenti per ogni livello istituzionale, hanno favorito la logica bipolare, la strategia dei due forni, brevettata e consacrata da Giulio Andreotti, non è più sostenibile. O si va con il centrodestra, o con il centrosinistra, oppure si va da soli.
Nelle ultime consultazioni Casini non si è accasato con nessuno, perlomeno al primo turno delle amministrative. Nei ballottaggi ha scelto ora il Pdl ora il Pd. Ma la politica dell’autonomia assoluta e delle decisioni caso per caso non può durare in eterno, a meno che non rispunti un modello elettorale multipolare. In breve. Non sarà semplice per Casini evitare di schierarsi o di qua o di là alle prossime regionali, per il semplice motivo che le votazioni regionali non sono come il resto delle amministrative: hanno una valenza pari, o quasi, alle elezioni politiche per Camera e Senato. Il che richiede una preventiva dichiarazione d’alleanza. Né è ipotizzabile una soluzione a scacchiera: in una casella insieme con Berlusconi, in un’altra insieme con Franceschini o Bersani. Certo, resta sempre in piedi la terza opzione, quella del viaggiare da soli. Ma la linea dell’indipendenza a oltranza è più faticosa di una salita alpina sotto il solleone. Non può durare all’infinito.
Berlusconi non lo ammette apertamente, ma non vede l’ora di prendersi un gelato con Casini. Primo, perché l’Udc è decisiva in parecchie realtà. Secondo, perché è essenziale nell’azione di contenimento della Lega. Terzo, perché in Europa il Pdl e l’Udc convivono sotto il medesimo tetto del Ppe.
Ma anche il Pd, in particolare il gruppo dirigente vicino a D’Alema, morde il freno per allearsi con Casini. Tanto che non è un mistero l’offerta della candidatura alla presidenza del Consiglio, rivolta al leader dell’Udc, qualora quest’ultimo accettasse di convolare a nozze con il Pd in un’operazione di centro-sinistra-centro. Dopo l’autocombustione dell’Unione prodiana, che andava dalla cattolica moderata Paola Binetti al comunista rivoluzionario Ramon Mantovani, il Pd non può restare con le mani in mano: l’estrema sinistra è fuori dal Parlamento, l’Italia dei Valori è troppo giustizialista, non rimane che l’Udc nella ragnatela delle alleanze.
Di qui i ripetuti occhiolini a scena aperta al partito di Casini. Nel Sud, il pressing del Pd verso l’Udc è ancora più arrembante perché può utilizzare un collante irresistibile: il meridionalismo antileghista, il rivendicazionismo contro lo strapotere del Nord. Ma il meridionalismo anti-bossiano non è una ricetta usa-e-getta: va riempito di contenuti e proposte, la qual cosa non è proprio una formalità, come l’apertura di un ombrello.
E arriviamo alla Regione Puglia. Nichi Vendola, che ha masticato politica sin da quando portava i pantaloni corti, ha approfittato della crisi strisciante che stava logorando la sua squadra, per bruciare tutti nella riapertura del dialogo verso l’Udc. Se la mossa si rivelerà calcolata o azzardata, saranno gli sviluppi dei prossimi giorni a stabilirlo. Sta di fatto che finora l’Udc poneva come condizione di un rapporto con il centrosinistra la retrocessione della sinistra radicale, che ha proprio in Vendola uno tra i simboli più riconosciuti. E finora, l’Udc non ha cambiato musica.
Inutile dire che il capitolo Udc s’inserisce nel più vasto volume chiamato voto regionale. L’Udc può diventare l’ago della bilancia, non solo in Puglia. Berlusconi e Fitto lo sanno e stanno agendo di conseguenza. Vendola vuole guidare lui in Puglia la linea dell’apertura ai centristi, essenziale per catturare i voti di Casini qualora l’Udc dovesse allearsi con il Pd nel 2010. Ma anche Michele Emiliano, segretario pugliese del Pd, vuole dare la sua impronta, non foss’altro perché il recente battesimo dell’asse Pd-Udc è stato celebrato a Bari. E poi c’è la questione della candidatura alla presidenza regionale, che i capi del Pd non ritengono ancora risolta.
Insomma. Il telefono di Casini non ha pace. Il capo dell’Udc per ora prende tempo. Ma la cartina di tornasole della linea udiccina sarà la Puglia. Da come verrà risolta la crisi alla Regione si comprenderanno anche i futuri scenari della politica nazionale.

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