Domenica 24 Marzo 2019 | 06:23

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Il «Leone del deserto» e il debito dell’Italia

di Vito Antonio Leuzzi
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Non rappresenta una novità ed assume una scelta di forte carattere simbolico l’esplicito richiamo del leader libico Gheddafi - nella sua prima visita ufficiale in Italia - ad Omar al Mukhtar, l’eroe della resistenza anti-italiana in Libia negli anni Trenta (ieri ne ha esibito la fotografia sulla divisa). Mukhtar, che aveva trascorso gran parte della sua vita ad insegnare Corano in una moschea, tenne testa ad un apparato repressivo dell’esercito italiano costituito da oltre ventimila uomini. Il generale Graziani, suo acerrimo nemico, riuscì a catturarlo e a metterlo in catene, così come appare nelle foto d’epoca e nel film Il Leone del deserto, dove a interpretare Mukhtar era Anthony Quinn. Lo storico del colonialismo italiano in Africa, Angelo Del Boca così ha ricostruito la figura dell’eroe libico: «Non è soltanto uno splendido esempio di fede religiosa, di vita semplice ed integerrima, ma anche il costruttore di quella perfetta organizzazione politico-militare che gli italiani riusciranno a frantumare soltanto alla fine di un decennio di lotte e utilizzando mezzi assolutamente straordinari. Le conseguenze della repressione fascista contro i resistenti libici, infatti, fu spaventosa. Tra il 1930 e gli inizi del 1932 diverse decine di migliaia di libici furono deportati in tredici campi di concentramento, nel sud Bengasino e nella Sirtica, regioni tra le più inospitali di quell’area. Molti di questi reclusi non torneranno più alle loro case, decimati dalle malattie e da condizioni di vita spaventose». Gheddafi in quarant’anni di regime “repubblicano” nel Paese africano (nel settembre del 1969 dette avvio ad una rivoluzione che spazzò la monarchia) non ha mai smesso di denunciare le conseguenze del colonialismo italiano. Nel 1970 furono cacciati dalla Libia gli ultimi ventimila italiani ed i loro beni furono incamerati. Tuttavia questa scelta fu considerata un parziale risarcimento del colonialismo italiano, perché i danni di guerra subiti, prima con l’impresa militare voluta da Giolitti nel 1911 e, soprattutto, con Mussolini sino al 1943, erano di gran lunga più consistenti. Gheddafi ritenne assolutamente insufficiente l’accordo stipulato tra Roma e Tripoli nel 1956, che garantiva il versamento alla Libia di circa cinque miliardi di lire dell’epoca, quale contributo alla ricostruzione economica del Paese africano. In quella intesa si specificava che tale somma era versata «quale contributo alla ricostruzione economica della Libia». Si tentava così, con «un artificio», di compensare gli errori e le responsabilità dell’Italia fascista. Periodicamente negli anni Settanta ed Ottanta il leader libico rinnovò le sue richieste corredandole con una documentazione sui crimini commessi dagli italiani nel corso delle imprese coloniali. Tra i misfatti commessi dall’Italia, si annovera anche la deportazione nelle Tremiti, tra il 1911 e il 1912, dei ribelli libici e di una parte consistente della classe dirigente. Le isole pugliesi furono tra i peggiori campi di concentramento nell’intera storia italiana del ‘900. Tracce di un cimitero libico sono ancora visibili sull’isola di San Nicola. Questa vicenda permise a Gheddafi di avanzare addirittura delle «pretese» sulle isole del Gargano. Nonostante queste periodiche denunce e scontri diplomatici le relazioni commerciali con l’Italia non furono mai interrotte. Il giro d’affari tra l’Italia e la Libia è stato sempre molto intenso (petrolio in cambio di tecnologie militari). Gli affari hanno avuto sempre la meglio sulle tensioni internazionali della fine degli anni Ottanta, in particolare, dopo il bombardamento aereo americano su Tripoli dell’aprile del 1986. Gheddafi oggi, in una realtà internazionale profondamente mutata e caratterizzata da un clima di distensione, con il richiamo alla figura Omar al Mukhtar, al quale sono dedicate vie, piazze, monumenti ed un mausoleo a Bengasi, vuole evitare l’oblio sul passato coloniale e ricordare il debito morale dell’Italia nei confronti del popolo libico. Non bisogna tuttavia dimenticare i problemi di democratizzazione interna alla Libia, fra cui la questione dei diritti umani, che stanno suscitando proteste anche in occasione di questa visita di Gheddafi a Roma.

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