Venerdì 14 Dicembre 2018 | 06:47

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Giochi del Mediterraneo del 2025

Un segnale d’attenzione a una città sfiduciata

Sarebbe prematuro sostenere che dalla candidatura di Taranto ad ospitare i Giochi del Mediterraneo del 2025, parte la riconversione della città, ma è comunque un primo passo

Giochi del Mediterraneo 2015Comune di Taranto si candida

Panem et circenses? Confidiamo che la candidatura della città di Taranto a ospitare i Giochi del Mediterraneo del 2025 sfugga agli ambiti di applicazione della locuzione latina usata nell'antica Roma per sintetizzare le aspirazioni della plebe, o, ai nostri giorni, per delineare strategie politiche demagogiche, volte a soddisfare i bisogni di pancia dei cittadini, obliterando tutto il resto.

Toni trionfalistici utilizzati ieri dal ministro per il Sud Barbara Lezzi, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport Giancarlo Giorgetti e poi a seguire, in un crescendo rossiniano, da parte del sindaco Melucci e del governatore Emiliano, dei parlamentari e dei consiglieri regionali a 5 Stelle, fino addirittura agli esponenti della Lega.

Toni che fanno comprendere che il problema esiste, è grande e richiede, oltre a risorse importanti, anche la ricucitura della fiducia tra istituzioni e tarantini dopo le tante, troppe, promesse non mantenute, i rilanci costantemente rinviati, la disoccupazione sempre più galoppante.

Nei prossimi giorni, salvo improvvisi cambi d'agenda, sarà a Taranto il vicepremier Matteo Salvini per un vertice in prefettura sulla legalità, specie riguardo ai lavori per 2 miliardi di euro che saranno svolti nell'acciaieria per la sua messa a norma e che faranno della città dei due mari la più importante stazione appaltante d'Italia, con tutto quello che ne consegue in termini di appetiti da parte della criminalità organizzata. Che venga Salvini a Taranto e non Di Maio, come invece annunciato dai parlamentari 5 Stelle per cercare di placare il coro di proteste levatosi nella base grillina dopo l'accordo del 6 settembre e la constatazione che la promessa chiusura delle fonti inquinanti era stata rinviata ad altra data (per usare un eufemismo), dimostra in maniera plastica che c'è un difetto di comunicazione (altro eufemismo) tra chi ha preso il 47 per cento dei voti il 4 marzo scorso e chi quei voti li ha dati.

È prematuro, oltre che sicuramente fuorviante, sostenere che dalla candidatura di Taranto ad ospitare i Giochi del Mediterraneo del 2025, parte la riconversione di Taranto, perché si tratta solo di una candidatura, che dovrà naturalmente scontrarsi con le altre, perché il 2025 non è propriamente domani, perché, senza nulla togliere alla manifestazione, non si tratta di un evento in grado di cambiare le magnifiche e progressive sorti di una comunità; nel 1997 fu ospitata da Bari che trasse indubbi benefici dal punto di vista dell'immagine, del turismo per quei giorni e anche e soprattutto per l'impiantistica sportiva lasciata in dote alla città. Certo, al contrario, la candidatura costituisce, se così è davvero, un primo passo per considerare Taranto non solo e non soltanto capitale dell'acciaio ma anche capitale della Magna Grecia, quale è stata, luogo in grado di attirare il turismo culturale per la ricchezza del suo museo nazionale, città meritevole di vedere la sua «isola» nuovamente fiorire di attività ricettive, commerciali e culturali. Se la designazione per ospitare i Giochi del Mediterraneo sarà parte di un sistema-Taranto, o di quella legge Taranto che il vicepremier Di Maio annunciò a margine dell'accordo sull'Ilva, salvo poi farla sparire dalla sua agenda pubblica, allora sì che quello di ieri, quel vertice a Palazzo Chigi con esponenti del Governo, della Regione e del Comune, non propriamente allineati politicamente, può costituire il cambio di passo su Taranto che Taranto e i tarantini aspettano da tempo. Né pane, né circensi: ma fatti e progetti concreti.

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