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In tempi ormai lontani era compito della politica educare il popolo incolto. Oggi, purtroppo, è il popolo, certamente meno incolto e reso più astuto, a educare la politica

Le illusioni pericolose nel segno del «popolo»

In tempi ormai lontani era compito della politica educare il popolo incolto, e ciò avveniva anche attraverso i mass media (per esempio con la meritoria, efficace e forse proprio per questo criticata RAITV di Ettore Bernabei). Oggi, purtroppo, è il popolo, certamente meno incolto e reso più astuto, a educare la politica spesso indirizzandola verso inquietanti, utopici obiettivi.
Cambia così la funzione stessa dei mass media, con la televisione ormai completamente occupata da politici impegnati a testimoniare la loro sudditanza verso il popolo ormai diventato davvero sovrano.

Così, mentre il senso vero di democrazia va lentamente estinguendosi, noiosissimi talk show esibiscono “l’essere narcisi” dei politici, secondo la bella definizione di Pietro Sisto (La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 novembre 2018), impegnati a irretire il popolo votante con promesse sempre più esaltanti e sempre meno realizzabili. Promesse deleterie, che tendono a confermare un indiscriminato egualitarismo di sovietica memoria con l’obiettivo di cancellare il concetto di «merito», contrastando con forza l’imprenditorialità che del «merito» è interprete, rimanendo oltretutto l’unica vera fonte di creazione di nuovo benessere economico per il paese.

Situazioni, queste, che l’insegnamento della storia ben testimonia: non a caso la Fondazione Olivetti ha recentemente diffuso un prezioso volumetto che raccoglie i più significativi discorsi pronunciati nel 1961 e nel 1962, quindi poco prima di morire in un inquietante incidente aereo, da Enrico Mattei, il grande imprenditore italiano del dopoguerra, il quale contestò Il complesso di inferiorità (edizioni di Comunità 2018) degli italiani di allora con l’intento di stimolare lo spirito imprenditoriale e meritocratico: “Dovete avere fiducia in voi stessi, nelle vostre possibilità, nel vostro domani. Ma per fare questo è necessario studiare, imparare, conoscere i problemi […] problemi che molte volte restano confusi, appunto per mancanza di conoscenza.” (in ENI il 4 dicembre 1961).

Una storica lezione che viene oggi attualizzata da Roger Abravanel sul Corriere della Sera del 18 ottobre 2018: “L’Italia non ripartirà mai senza la meritocrazia”, pur considerando che purtroppo “Nel mondo occidentale è in corso un attacco senza precedenti alle élite da parte di gruppi eterogenei: politici populisti accademici che rinnegano la meritocrazia delle grandi università e, recentemente perfino il Papa”.
Fortunatamente proprio nel nostro paese vi sono ancora personaggi coraggiosi che si oppongono a queste deleterie tendenze, per esempio il rettore dell’Università Bocconi di Milano, Gianmario Verona che, in una eccellente Relazione all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2018/2019, ha sostenuto: “i motori della nuova rivoluzione industriale sono competenze e imprenditorialità […] come punto di ripartenza per il paese e l’Europa”(19 novembre 2018).

Con l’avvento dell’era digitale di Terzo Millennio è in atto la «quarta rivoluzione industriale» che ha indotto l’Europa a promuovere piani nazionali sul tema «Industria 4.0» («Smart Factory»), con l’obiettivo di adeguare lo sviluppo e l’organizzazione industriale alle innovazioni tecnologiche emergenti. Si è così aperto un importante dibattito sul futuro del lavoro che impegna i più prestigiosi protagonisti di studi del settore fra i quali Federico Butera, professore emerito di Scienze dell’Organizzazione, presidente della Fondazione IRSO interessata ai sistemi organizzativi complessi.
Butera invita a “progettare il futuro delle organizzazioni e del lavoro” attraverso investimenti atti a “gestire e generare la conoscenza”, con auspicati effetti positivi sia sulla competitività (produttività e qualità) industriale sia per “favorire una nuova cultura ed etica dell’impresa”, introducendo di conseguenza anche sostanziali modificazioni ai processi e alle organizzazioni per adeguarli alle mutate circostanze ambientali. Per questo il Presidente dell’IRSO ha di recente promosso una importante e innovativa «Community» composta da una élite di esperti che intendono “Progettare Insieme – Tecnologia, Organizzazione, Lavoro” con la finalità di “valorizzare il lavoro nella Quarta Rivoluzione Industriale” attraverso un’innovativa progettazione condivisa e partecipata anche dagli stakeholder. La «mission» della Community è quella di “narrare, incoraggiare e connettere progetti e politiche che valorizzino il lavoro di qualità […] con obiettivi economici, e sociali vasti e integrati, promuovendo progettualità diffusa”. La Community, quindi, intende spaziare in ambiti diversificati anche per operare trasposizioni analogiche delle conoscenze organizzative che acquisisce.

Secondo Butera le attività di ricerca, che oggi si sviluppano prevalentemente sulle tecnologie, vanno orientate verso nuove forme di organizzazione e nuovi modi di pensare l’esecuzione del lavoro basandola su conoscenza, tecnologie, assunzione di responsabilità dei risultati, competenze tecniche e sociali, ottimizzando il rapporto individuo-macchina con un approccio tipicamente sociotecnico. In particolare, va sviluppato lo studio di nuovi ruoli, mestieri e professioni arricchiti dalle innovazioni digitali, ispirandosi possibilmente agli artigiani rinascimentali e alle loro botteghe d’arte; e ancora: “Questo paradigma, in prospettiva, può unificare il lavoro dipendente e quello autonomo, il lavoro della conoscenza simbolica dei knowledge worker e l’«intelligenza delle mani» del lavoro artigiano, il lavoro ad alta qualificazione e il lavoro «umile». E rende plausibile la prospettiva di una «professionalizzazione di tutti»”, con la conseguente naturale eliminazione di eccessive suddivisioni nei ruoli lavorativi, in particolare fra middle e top management.

Tutto ciò indica anche, che l’Italia, sia pure tra grandi difficoltà, continua ad andare avanti. E lo fa proprio grazie alle attività, volutamente ignorate dai politici, di persone di elevate qualità intellettuali e morali che dedicano la loro esistenza alla ricerca nel campo della scienza e del lavoro nelle Università, in Fondazioni per la ricerca, in ambito imprenditoriale. Uomini e donne che cercano di riproporre almeno in parte il «miracolo» dei tempi di Enrico Mattei, oggi davvero da considerare una sorta di miracolo nuovo nonostante l’inquietante connubio fra politici interessati al potere e un popolo irretito dall’illusione di un facile e però vacuo benessere.
Un miracolo che potrebbe ancora una volta dare sostegno a un paese costretto a navigare in un mare agitato da violente burrasche in una notte buia per l’apprendimento, la conoscenza, la cultura.

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