Venerdì 14 Dicembre 2018 | 22:10

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Immunizzarsi dalle bugie

In Italia, dove le colpe sono sempre degli altri, di chi stava prima e, nel caso, di chi verrà dopo (dopo di me il diluvio), le fake news non solo abbondano, ma vincono se affidate a quella catena di montaggio senza sosta e senza senso che trionfa sul web

fake news

È il non senso delle fake news. Anzi la discussione artificiale che se ne sviluppa. A volte fanno sorridere, tra scie chimiche, microchiop segretamente sistemati nei meandri cerebrali dei nascituri, Pil che schizza spinto dal freon dei climatizzatori anti afa. Altre volte decisamente no, come nel caso delle ragioni che spingono i No Vax a giocarsi la salute dei propri figli.

In Italia, dove le colpe sono sempre degli altri, di chi stava prima e, nel caso, di chi verrà dopo (dopo di me il diluvio), le fake news non solo abbondano, ma vincono se affidate a quella catena di montaggio senza sosta e senza senso che trionfa sul web. Se poi i creduloni sono pure elettori, il passo dalla fantasia-fantascienza alle «politiche attive» è breve e assai conveniente per chi di voti ci vive.

In materia di vaccini e vaccinazioni è toccato ancora una volta all’Europa mettersi in cattedra, vestirsi di un’autorità al momento inedita, e mettere una nota sul registro dello studente italico.
Un commissario alla Salute dal nome impronunciabile, tal Vytenis Andriukaitis, a chi gli chiedeva posizione del governo italiano sui vaccini, ha risposte senza mandarle a dire: «È una discussione artificiale quella tra obbligo vaccinale e vaccinazioni volontarie, ovvero l’obbligo flessibile ipotizzato dai gialloverdi. Si può usare una combinazione tra le due cose, non sono in contraddizione ma complementari perché la questione principale è la copertura». Per questo «spetta agli immunologi, ai medici e agli scienziati, non ai politici decidere quale metodo sia il migliore».
Insomma in altre parole, abbiamo fatto l’ennesima brutta figura indossando ancora una volta i panni del figlio debosciato che gioca e poi combina anche casini.

Perché nello stesso giorno, per esempio, è arrivato il rapporto Ocse-Ue che racconta un paese, l’Italia in cui complessivamente la copertura vaccinale segue un grafico schizoide e paranoico, calando dal 91% del 2010 all’85% del 2016, ma guadagnando nel 2017 di nuovo 7 punti, attestandosi al 92%. Tutto bene? Macché. Il rapporto infatti sottolinea che tra maggio 2017 e maggio 2018 in Europa si sono registrati oltre 13mila casi di morbillo, di cui la maggioranza (4.032) in Italia, Grecia (staccata però a quota 2.752), Francia (2.436) e Romania (2.127). Si tratta soprattutto di persone non immunizzate: bimbi troppo piccoli per il vaccino o adulti che non si sono vaccinati. Insomma lo stesso schema, unito a un po’ di confusione nelle diagnosi, che nei giorni scorsi ha fatto scattare l’allarme epidemia all’ospedale pediatrico di Bari, «Giovanni XXIII».
Tradotto è un ossimoro: c’è maggiore consapevolezza, ma allo stesso tempo i risultati concreti sono contrari. Sarà anche per la confusione che ancora regna sovrana? Prima ci fu la stretta voluta dal ministro Lorenzin e sottoscritta dalla scienza ufficiale. Una stretta pur sempre all’italiana, con le immancabili proroghe. Poi le maglie larghe del contratto di governo che vedeva e vede 5Stelle e leghisti divisi anche all’interno dei rispettivi partiti. Cosa sia obbligatorio in materia di vaccini insomma e soprattutto in che tempi resta un mistero.

«Siamo pronti ad aiutare l’Italia a raggiungere un livello elevato di copertura vaccinale», ha detto Andriukaitis, «è questo il segnale» che va dato «ai genitori italiani, alla società italiana, al parlamento italiano, per raggiungere l'obiettivo comune di un’Europa libera da morbillo entro il 2020 come stabilito dall’Oms». Il commissario dal nome impronunciabile evidentemente sottovaluta la nostra arroganza, quella notoriamente che si accompagna all’incapacità-ignoranza.
Meglio credere alla fake news e avanzare in «disordine sparso». Del resto nei mesi scorsi ha compiuto 20 anni la più celebre delle bugie sulla salute, quando Lancet pubblicò uno studio inglese che indicava un possibile legame tra il vaccino trivalente morbillo, parotite e rosolia e l'autismo. Un’inchiesta smascherò l’autore che fu radiato dall’ordine dei Medici e accusato di disonestà, comportamento non etico, frode scientifica e abusi sui bambini. Nonostante gli anni la «regina delle bufale» è dura a morire. Probabilmente aveva ragione Abramo Lincoln quando disse - e che nessuno osi smentire - che «il problema con le citazioni su Internet è che è difficile verificarne l’autenticità».

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