Giovedì 13 Dicembre 2018 | 19:29

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Dal libro possibile alle piazze impossibili

Una tassa di cinque euro è odiosa e fuoriluogo. Immaginiamo una famiglia di quattro persone: è sostenibile una tassa per la passeggiata nei vicoli davanti all’incanto delle luminarie natalizie?

libro possibile

Certo che questi di Polignano sono proprio all’avanguardia! Sono stati tra i primi, quindici anni fa, a capire che valorizzare il proprio patrimonio urbanistico, storico e naturalistico ha un ritorno in termini turistici e dunque economici, oltre che di immagine. Sono stati tra i primi a investire sulla bellezza dei luoghi e poi sulla cultura, dando spazio ad iniziative molteplici - tutte in piazza, tutte gratuite - organizzate intorno ai libri e alla musica. La memoria di Domenico Modugno è stata capitalizzata nella maniera più fruttuosa e una manifestazione originale e coinvolgente come il festival «Il libro possibile» è stata in qualche modo sostenuta, tanto da essere scimmiottata un po’ dappertutto se non proprio copiata come format.

Negli anni le iniziative si sono poi moltiplicate e consolidate; il centro storico è stato ripulito e ristrutturato fino a essere ormai completamente al servizio del turismo, tra locali e localini di artigianato e ristorazione e strutture ricettive fino addirittura alle sei stelle. Si è invocato il turismo, si è incentivato il turismo, si è investito sul turismo, e adesso che il turismo a Polignano è esploso ed è anche destagionalizzato, proprio adesso si scopre che sì, va bene, ma è troppo. Ora - dicono - il turismo va governato: il flusso di turisti così com’è ora è ingestibile e disturba; il sovraffollamento dei vicoli del centro storico - così dicono - genera insicurezza e dunque bisogna intervenire.

Sono incontentabili questi di Polignano. Hanno faticosamente costruito una propria immagine turistica a livello internazionale, insidiando e subclassando la tradizione per esempio di Alberobello ma, ora che hanno raggiunto il loro obiettivo, hanno deciso che l’attrattività è esagerata, spropositata. Per insindacabili motivi di sicurezza e per gestire l’eccesso di afflusso - così dicono - installano i tornelli agli accessi del centro storico.
I tornelli? Sì, purtroppo: i tornelli, come a Venezia. Ma, diversamente da Venezia, a Polignano non si tratta di semplici contapersone, in maniera da regolamentare i flussi e gli ingressi: si tratta di nuove esattorie comunali, nuovi caselli come quelli autostradali. Chi vuole entrare, deve pagare: il Comune ha fissato la tariffa individuale di cinque euro (cinque, avete capito bene) per godere del panorama a strapiombo sul mare dalle terrazze del centro storico. La tessera prepagata di cinque euro garantisce però uno sconto nei locali pubblici disseminati nei vicoli, ma va acquistata anche se si è più semplicemente ospiti di amici residenti in quel perimetro urbano.

Sono proprio all’avanguardia, questi di Polignano! Sono i primi in Italia a imporre un pedaggio sulla bellezza dei luoghi e non sui servizi, come se avessero tassato il profumo del mare o i colori del tramonto. Hanno colto però l’occasione delle festività natalizie per avviare questa sorta di respingimento alle frontiere. Certi del turismo destagionalizzato e orgogliosi delle proprie bellezze, a Polignano hanno installato gli addobbi natalizi lungo i vicoli e le insenature: dunque un servizio, che è uno spettacolo e come tale va pagato.
A Polignano non hanno messo nel conto l’effetto boomerang di una soluzione siffatta. Anzi. Sono certi che l’esperimento natalizio funzionerà e hanno perciò anticipato che poi i tornelli - ormai acquistati e installati - saranno riattivati durante la stagione estiva.

A Polignano però non hanno considerato che non detengono più l’esclusiva della bellezza. Tutta l’area metropolitana di Bari ha ormai emulato il modello e si è saputa attrezzare di conseguenza. Rimanendo nella stessa zona di Polignano, non si può far finta di non riconoscere i traguardi raggiunti, in termini di recupero urbanistico, da Monopoli o Conversano o Castellana Grotte e poi via via fino a Locorotondo o Alberobello. Così come nella zona nord di Bari hanno fatto Giovinazzo o Molfetta e Bisceglie, per restare sul mare, o Ruvo nell’interno.
Polignano non ha più l’esclusiva della bellezza e fa male a sacrificarla sull’altare del turismo di massa. Il fenomeno turistico non è più circoscritto a un piccolo borgo marino, ma è regionale e riguarda tutta la Puglia. Questa scelta campanilistica è perciò ingiustificata e avrebbe richiesto una ponderazione in sede metropolitana per evitare una guerra tra poli turistici della stessa area. Ma la politica, purtroppo, arriva sempre in ritardo: giunge per riparare, più che per orientare.

Una tassa di cinque euro è odiosa e fuoriluogo. Immaginiamo una famiglia di quattro persone: è sostenibile una tassa per la passeggiata nei vicoli davanti all’incanto delle luminarie natalizie? Questa «zona blu» per il panorama non è neppure a tempo, garantisce lo sconto sui gelati e sui panini nei locali del centro storico ma, se rabbonisce i commercianti, indispone i turisti.
Ipotizzare l’accesso a pagamento nel borgo antico anche nei mesi estivi significa, per esempio, aver già condannato il festival del “libro possibile” a diventare di fatto impossibile, perché quattro delle cinque piazze in cui si svolge la manifestazione sono all’interno del borgo storico. Sarebbe una ulteriore tassa, persino sulla cultura. Sarebbe un suicidio per Polignano, perché il successo e il gradimento si raggiungono con difficoltà, ma si perdono con estrema facilità.

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