Domenica 16 Giugno 2019 | 08:38

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Le vaccinazioni rappresentano la vera storia di successo della sanità pubblica e del primato della scienza dell’Occidente. Anche nelle regioni del Mezzogiorno, grazie a una virtuosa convergenza tra presidii della medicina territoriale

Lorenzin: vaccini gratis  e più assistenza sanitaria

Le vaccinazioni rappresentano la vera storia di successo della sanità pubblica e del primato della scienza dell’Occidente. Anche nelle regioni del Mezzogiorno, grazie a una virtuosa convergenza tra presidii della medicina territoriale, maestri della sanità ospedaliera e un legislatore umanizzato dalle sofferenze delle classi sociali meno protette, la sanità pubblica ha potuto contare sull’azione omogenea di operatori, amministratori e ceto politico. Il successo dei vaccini a livello nazionale e mondiale, tra gli Anni settanta e ottanta del secolo scorso, ha potuto fare affidamento su leader della sanità pubblica riconosciuti sia per moralità personale sia per trasparenza. L’adesione crescente alle campagne per la copertura vaccinale era sintomo di una fiducia pressoché totale.

La storia del vaiolo e anche del morbillo e del contrasto sanitario a tappeto fino alla loro eradicazione ha rappresentato l’affermazione di elitès scientifiche e amministrative dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), ma soprattutto dei sistemi territoriali. Sono stati i vaccini a far crescere in maniera progressiva l’aspettativa di vita anche delle persone a basso reddito. L’Oms calcola che decine di milioni di persone sono state salvate ogni anno dalle epidemie anche nei Paesi poveri. Ma questo risultato non è per sempre. Abbassando la guardia, si può ritornare al passato anche nei Paesi sviluppati. Per questo il focolaio di Bari è un serio campanello d’allarme per un sistema territoriale dal passato glorioso.

I vaccini per legge Non è sufficiente una legge per cambiare la realtà. L’obbligo delle vaccinazioni stabilito dalla legge Lorenzin del 2017 fissa obiettivi e target per garantire la copertura vaccinale all’intera comunità, compresi gli immunodepressi (i soggetti più deboli) e i bambini non in età per la vaccinazione. Sono previste anche multe e condizioni severe di accesso ai servizi scolastici proprio per indurre le famiglie riluttanti a una disciplina sociale. Indicazioni perentorie anche per gli operatori sanitari, a volte disattenti e anzi superficiali di fronte alla necessità di dare l’esempio nel vaccinarsi. Le furiose polemiche tra i “no vax” e figure scientifiche di rilievo come lo scienziato Roberto Burioni del San Raffaele di Milano fanno da contorno alla discussione pubblica.

Le due grandi conquiste degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale sono la prevenzione e tutela della salute e il diritto all’istruzione. Diritti che sono considerati universali e valori inalienabili dell’individuo. Salute e istruzione sono gli autentici misuratori di un sano progresso umano ed economico e la condizione stessa di uno sviluppo virtuoso dell’economia della conoscenza. Chi non raggiunge standard alti nelle due aree di attività è destinato a restare indietro in tutte le graduatorie.
L’Italia oscilla tra il trentesimo e il trentacinquesimo posto nella diffusione della cultura scientifica. Le regioni del Mezzogiorno, inclusa la nostra Puglia, sono tra le ultime regioni europee, addirittura dopo Paesi con reddito inferiore, nell’istruzione scientifica e nelle competenze logiche. Scienza e competenze logiche sono le basi per una attività cognitiva disciplinata nell’affrontare argomenti complessi come le vaccinazioni oppure la cura corretta di malattie importanti. La fuga di molti nel «fai da te», il ricorso ai sospetti continui nei confronti di chi per meriti rappresenta la scienza e l’uso spregiudicato delle tesi del complotto da parte della case farmaceutiche con inevitabili comparaggi rappresentano le regressioni logiche inevitabili di un’ignoranza culturale diffusa e a volte rivendicata.

Per affrontare questo tema non è sufficiente la pianificazione degli interventi basata sull’evidenza. Anzi il ricorso ai dati, alle classifiche e agli standard diventano ulteriori argomenti per diffondere incredulità e sospetti pesanti e minacciosi. E non è sufficiente una gestione efficiente dell’organizzazione sanitaria. Molte persone sono convinte che i vaccini provocano l’autismo e che non è vero quello che affermano gli esperti e le banche dati. Il flusso continuo dei sospetti finisce con l’alimentare il circolo micidiale tra gruppi sociali indisponibili alla fiducia nella scienza e nella medicina e pezzi del ceto politico di basso livello culturale che dissemina di dubbi anche scelte semplici e di per sé inoppugnabili.

Il «sistema» necessario Questa grave situazione richiede che tutti gli attori del sistema si muovano nella stessa direzione. E soprattutto che i professionisti coinvolti nel processo decisionale che interessa i cittadini abbiano capacità professionali riconosciute, continua disponibilità all’ascolto e il dono prezioso dell’empatia. Molti medici purtroppo hanno perduto entusiasmo e si sono rifugiati in un ruolo difensivo.

L’avanzare della burocrazia in nome della competenza tecnica («solo io so come stanno le cose») è purtroppo il brutto segnale di una perdita di ruolo e di prestigio sociale. Ma ci sono anche molti medici e operatori sanitari dotati di alta professionalità e ricchi di entusiasmo emotivo pronti a rinnovare dall’interno la qualità del dialogo con il cittadino e del significato e del valore umano della cura. Entusiasti e demotivati sono tutti indispensabili nel ricreare il senso comunitario e relazionale della terapia. È questo il nucleo fondante di una nuova stagione della sanità pubblica.

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