Lunedì 10 Dicembre 2018 | 00:25

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«Zero al Sud», l'incredibile risultato del federalismo

Lo Stato ha allora deciso di truccare i conti. Di rifarsi le regole in modo da attribuire al Sud meno diritti e meno soldi. Anzi,

«Zero al Sud», l'incredibile risultato del federalismo

Meridionale, ascolta. Se i tuoi malati hanno meno cure. Se i tuoi bambini hanno meno asili nido. Se i tuoi ragazzi hanno meno mense scolastiche. Se i tuoi universitari hanno meno borse di studio. Se i tuoi disabili hanno meno assistenza. Se hai meno servizi sociali. Se da te circolano meno autobus. Se hai meno treni. Se hai meno aerei. Se le tue strade hanno più buche. Se paghi più tasse locali. Meridionale, ascolta: ti diranno che avviene (come avviene) <perché sei del Sud>. Aggiungeranno che è logico che sia così. Per l’incapacità delle tue classi dirigenti. Per la corruzione. Per la criminalità organizzata. Una narrazione che ti fa sentire colpevole della tua condizione. E dunque meritevole di subirla.
Insomma, basta stare a Bari, a Napoli, a Cosenza perché avere meno diritti sia una logica conseguenza del proprio essere.

Anzi, non solo meno diritti. Zero diritti. Appunto <Zero al Sud>, titolo che più esplicito non si può di un libro (Rubbettino editore) di Marco Esposito, responsabile economia del quotidiano <Il Mattino>. E titolo che potrebbe far pensare al solito piagnone meridionale se non ci soccorresse il sottotitolo: <La storia incredibile (e vera) dell’attuazione perversa del federalismo fiscale>.
Diciamo la verità: questo federalismo fiscale ce lo eravamo un po’ dimenticato. Sì, fatta qualcosa, ma poi lasciato a metà. E invece, mentre ci cullavamo in questa certezza, zitto zitto il federalismo è andato avanti. Ci era stato presentato come la soluzione di tutti i mali, ci avrebbe guarito anche dal raffreddore. E soprattutto avrebbe rilanciato il Sud. Il fatto è che per quindici decenni si è discusso di Questione meridionale, senza soluzione. La svolta invece c’è stata proprio col federalismo. Una svolta al contrario rispetto alle aspettative. Come Esposito ci dimostra non con la propaganda, ma con la brutalità dei numeri.


È avvenuto questo (confermato anche del prefatore Gianfranco Viesti). Lo Stato ha misurato, Comune per Comune, i fabbisogni per garantire a ciascuno servizi allo stesso livello, secondo ciò che dice anche la Costituzione. E secondo logica, se nascere a Milano non deve essere diverso dal nascere a Potenza. Bisognava attribuire a ciascun Comune le risorse necessarie per coprire il fabbisogno. Ma l’eguaglianza ha un costo miliardario. Ed è stata tanto più molesta quando si è scoperto che per il Sud erano necessarie risorse maggiori rispetto al Nord date le differenze di servizi a suo danno.
Erano differenze che si voleva attribuire ai soliti sprechi del Sud. Allo spendono male ecc. ecc. E invece lo stesso Stato si accorge ciò che avrebbe dovuto sapere in un Paese in cui non vigesse l’ipocrita <dalli al Sud>. Si accorge che le due Italie non erano una invenzione dei meridionali meno rassegnati. Si accorge che le differenze dipendono dalla continua minore spesa pubblica al Sud. Non quindi dal cattivo uso da parte del Sud. Cosa fare, di fronte a un Nord leghista che accusa invece il Sud di prendersi i suoi soldi?


Lo Stato ha allora deciso di truccare i conti. Di rifarsi le regole in modo da attribuire al Sud meno diritti e meno soldi. Anzi, <Zero al Sud>. Stabilendo che non ci fosse alcun fabbisogno dove, per esempio, c’è meno illuminazione nelle strade. Anzi in alcuni casi adottando il criterio della <spesa storica>, non quello della necessità. Se tanto hai sempre avuto, tanto continuiamo a darti anche se non è sufficiente a farti avere un servizio pari a quello del resto del Paese. In fondo, Sud sei. Con la stessa disinvoltura, lo Stato medesimo ha dimenticato la condizione prima del federalismo: se ciascuno si deve governare da sé, serve partire tutti allo stesso livello. Con una perequazione iniziale dove questo stesso livello non c’è.
Quando ancora questa perequazione la stai aspettando, e mentre continui a non avere asili nido, e borse di studio ecc. ecc. all’altezza di quelli della serie A, ecco il colpo di scena finale. Che rivela quanto il federalismo fosse non solo una cattiva intenzione, ma un delitto premeditato da rendere perfetto. Mentre tu attendi da anni un federalismo finalmente paritario, ecco irrompere quello <differenziato> preteso dal Veneto. Non servizi e risorse uguali per tutti, ma maggiori servizi dove sono più ricchi. E dove, come si è detto, già ne hanno di più. A danno degli altri, Sud in testa. Tanto per smascherarsi in un’Italia che non è mai stata una.


La novità nel crudo libro di Esposito è che la sua verifica dei conti (appunto perversi da magliari) non ha mai ricevuto smentita. Anzi il governo (il precedente e l’attuale) gli dà ragione ammettendo la sperequazione ai danni del Sud. Ammissione, non riparazione. Nel frattempo tu Sud continui a vivere peggio perché così ti spetta. Continui a vedere i tuoi figli partire. Noi continuiamo a fare trucchetti contro di te, e tu a incolpartene. Zero sei, e zero rimarrai.

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