Martedì 19 Marzo 2019 | 15:38

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Fosforo bianco e mare pugliese

di Giorgio Nebbia
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Che cosa ci fa il fosforo bianco nel mare pugliese ? È finito lì, 65 anni fa, dentro i rottami di bombe incendiarie della seconda guerra mondiale e che sono state gettate nel mare quando non servivano più. Le bombe incendiarie al fosforo sfruttavano una delle proprietà del fosforo bianco che, in presenza dell’ossigeno dell’aria, si accende raggiungendo altissime temperature, bruciando qualsiasi materiale combustibile, legno, mobili, carta, e provocando incendi che si propagano rapidamente. Il fosforo bianco, bruciando, si trasforma in anidride fosforica che a sua volta, in presenza di acqua, per esempio umidità atmosferica, forma una «nebbia» di acido fosforico. Il primo uso militare del fosforo è stato infatti quello di agente fumogeno per nascondere i movimenti delle truppe, e di testata dei proiettili traccianti, il cui cammino poteva essere seguito per riconoscere se avevano colpito il bersaglio.
 le bombe incendiarieLe bombe incendiarie al fosforo sono state usate nella seconda guerra mondiale dai tedeschi nei bombardamenti di Londra, dagli Alleati nei bombardamenti di Amburgo e Dresda. L’indignazione per i devastanti incendi spinse le Nazioni Unite a proporre dei divieti per le armi incendiarie e chimiche; nel 1980 fu firmata a Ginevra la convenzione sul divieto e sulla limitazione dell’uso di alcune armi convenzionali; il III Protocollo vieta l’uso delle armi incendiarie, come le bombe al fosforo e al napalm, ma soltanto se impiegate contro la popolazione civile o su truppe che si trovano vicino a zone occupate dai civili. Dopo lunghi rinvii gli Stati Uniti hanno firmato il III Protocollo all’inizio del 2009. D’altra parte purtroppo le armi incendiarie non sono comprese fra quelle indicate dalla convenzione di Parigi del 1993 sul divieto di sviluppo, produzione e uso di armi chimiche.
 Tutto questo è il lato oscuro del fosforo, un elemento peraltro fondamentale per la vita e che si presenta in natura sotto forma di moltissimi sali e composti. I sali del fosforo sono presenti in molti minerali e nel mondo vegetale e animale. Le nostre stesse ossa sono costituite da fosfati di calcio: ogni persona contiene nelle ossa e nei denti, circa un chilo di fosforo sotto forma di fosfato di calcio; il fosforo è presente nella maggior parte delle molecole che trasportano ossigeno e idrogeno nelle cellule vegetali e animali. I sali contenenti fosforo sono indispensabili per la crescita dei vegetali e, se non sono presenti spontaneamente nel terreno, devono essere aggiunti sotto forma di concimi.
 Il ciclo del fosforo è uno dei più importanti dell’ecologia. Grandi quantità di fosforo esistono in natura sotto forma dei minerali fosforite e apatite, costituiti da fosfato tricalcico il quale è insolubile in acqua e quindi non può essere utilizzato dai vegetali. I vegetali infatti assorbono il fosforo necessario per la loro vita soltanto se è presente in forma solubile nell’acqua nelle soluzioni circolanti nel terreno. Il grande chimico tedesco Justus von Liebig (1803-1873) suggerì di trasformare i fosfati minerali in fosfati solubili per trattamento con acido solforico. Questa scoperta ha provocato una crescente richiesta da una parte di acido solforico e dall’altra di minerali fosfatici.
fabbriche concimi a barletta e brindisi  Oggi (2008) nel mondo si estraggono circa 170 milioni di tonnellate all’anno di minerali fosfatici, in Cina, seguita da Stati Uniti, Marocco e Sahara occidentale, Russia e altri Paesi. Per ottenere fosforo e fosfati commerciali si possono seguire due strade. La prima è il trattamento dei minerali con acido solforico, col che si ottengono dei fosfati di calcio solubili in acqua: è il processo che è stato usato per decenni nelle fabbriche pugliesi di concimi a Barletta e Brindisi. Come sottoprodotti si formano grandi quantità di solfato di calcio, il «fosfogesso», un rifiuto ingombrante, di difficile smaltimento, inquinante e, in alcuni casi, contenente piccole quantità di elementi radioattivi. Dai minerali fosfatici è anche possibile ottenere acido fosforico che trova impieghi industriali, per la produzione di altri concimi fosfatici, soprattutto fosfati di ammonio, e poi di medicinali, prodotti cosmetici, ingredienti per detersivi, additivi alimentari, pesticidi.e in altre applicazioni.
 L’altro processo di estrazione del fosforo dai minerali consiste nel trattamento dei minerali fosfatici con calcare e sabbia ad alta temperatura: si forma un vapore di fosforo elementare che viene fatto condensare sotto forma di fosforo bianco, chiamato anche fosforo «giallo», quello di cui si parlava all’inizio.
 La prima utilizzazione industriale del fosforo elementare è stata per la produzione dei fiammiferi; fino ai primi del Novecento era utilizzato il fosforo bianco che è anche molto tossico e fonte di malattie. Dopo lunghe lotte fu approvata una legge che vietava l’uso del fosforo bianco e imponeva il fosforo rosso, meno tossico. Ne parla un quasi sconosciuto libro, molto bello, della prof. Nicoletta Nicolini, «Il pane attossicato. Storia dell’industria dei fiammiferi in Italia»: le operaie con le mani sporche, mangiavano pane e fosforo, e morivano avvelenate. A parte le applicazioni militari, il fosforo bianco è la materia prima per la produzione di acido fosforico, lo stesso che si ottiene per trattamento dei minerali con acido solforico.
 Il fosforo che ingeriamo con gli alimenti finisce negli escrementi e poi nelle fogne e nei depuratori e poi nei fiumi e nel mare dove diventa abbondante alimento di alghe che si moltiplicano in maniera rapidissima. Le alghe vanno poi in putrefazione e appestano aria e spiagge, con danno al turismo e alla pesca. Ne sappiamo qualcosa anche noi in Puglia..

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